PORTAFOGLIO GOLDEN BUTTERFLY

Il portafoglio Golden Butterfly è una strategia di investimento che può essere annoverata tra i Lazy Portfolios.
Tra i tanti Lazy Portfolios (il famosissimo All Seasons di Ray Dalio, il portafoglio 60/40, il Permanent Porfolio, Il Portafoglio Swensen e il Pinwheel Portfolio) forse uno dei più sottovalutati è proprio il Golden Butterfly.

Infatti, a differenza di portafogli creati da ben più illustri investitori, il Golden Butterfly nasce dall’idea di Tyler un ingegnere meccanico appassionato di finanza ed ideatore del sito portfoliocharts.com contenente le analisi statistiche dei più celebri Lazy Portfolios.

Ti invito vivamente ad aspettare prima di concludere che un “semplice” ingegnere possa non essere una fonte affidabile. 
Ti assicuro che rimarrai sorpreso dalle potenzialità di rendimento e dalla stabilità offerte da questo Lazy Porfolio.
L’obiettivo del Golden Butterfly è quello di realizzare un livello di diversificazione tale da far crescere  e proteggere il proprio capitale qualunque cosa accada.

Ricordo che, come tutti i Lazy Portfolios, anche il Golden Butterfly si costruisce con fondi e/o etf che richiedono una scarsa manutenzione e che, alla fine, riescono a funzionare molto meglio di tante soluzioni avanzate proposte dall’industria finanziaria.
In questo articolo ne analizzeremo le logiche per capirne il  funzionamento e vedremo come replicarlo utilizzando correttamente fondi ed etf.

I principi alla base del Golden Butterfly

Il Golden Butterfly è essenzialmente un’evoluzione del  Permanent Portfolio di Harry Browne (composto da azioni obbligazioni ed oro).
La teoria alla base di questi due Lazy Portfolio  è quella di selezionare  gli asset che si comportano particolarmente bene nelle quattro possibili condizioni economiche. 

In altre parole:

  • Crescita economica: azioni;
  • Recessione: obbligazioni a breve termine;
  • Inflazione: oro;
  • Deflazione: obbligazioni a lungo termine

Sostanzialmente la composizione standard del portafoglio Golden Butterfly è:

GOLDEN BUTTERFLY GRAFICO TORTA

Secondo il parere dell’ideatore, il portafoglio ricorda l’immagine di una farfalla dove le due ali sono rappresentate dalla parte azionaria e obbligazionaria e l’oro costituisce, invece, la testa della farfalla (se lo dice lui…).

Nota bene: 
Il portafoglio è pensato per l’investitore statunitense. La parte obbligazionaria è costruita esclusivamente con titoli di stato a breve ed a lunga scadenza.
Mentre la parte azionaria prevede la totale esposizione al mercato statunitense considerando anche le società di piccole dimensioni (appunto “small cap”).

Golden Butterfly: i rendimenti storici

Vedendone la composizione “essenziale” è naturale pensare che sia una soluzione poco idonea al mondo moderno:  tassi di interesse ai minimi storici, mercati azionari ai massimi, consistente esposizione ad un asset instabile come l’oro…
In realtà il Golden Butterfly ha funzionato egregiamente sia quando i tassi di interesse sono saliti vertiginosamente durante gli anni 70, sia quando l’oro ha perso l’80% del suo valore negli anni 80 e 90.
Infine, anche nel periodo tra il 2000  ed il 2010 quando le azioni hanno restituito rendimenti pressoché nulli, il Golden Butterfly regalava un rendimento di circa il 6% annuo (reale ovviamente, quindi al netto dell’inflazione).

Le varie asset class non devono mai essere considerate singolarmente: ogni attività ha una sua funzione specifica. Quando l’oro è in difficoltà ci sarà un altro asset a compensarne la debolezza.
L’investitore dovrà limitarsi a ribilanciare periodicamente i vari asset “comprando basso e vendendo alto”.
Questo consentirà di realizzare rendimenti aggiuntivi in mercati volatili anche quando le singole componenti faticano a perseguire il percorso verso la crescita”
(cit.).

Rendimenti

Questo grafico mostra l’andamento del portafoglio Golden Butterfly dal 2000 fino ad oggi:

100.000 $ dopo poco più di 20 anni sarebbero diventati 494.000 $ , pari ad un rendimento annuo semplice di circa il 18% .
Considerando (come dovrebbe esser fatto) l’interesse composto, il rendimento annuo si attesta al 7,33% circa.

Drawdown

L’aspetto interessante è che il prezzo per ottenere questo rendimento non sarebbe stato poi così caro.
In altre parole l’investitore che avesse optato per il Golden Butterfly avrebbe sofferto ben poco (o comunque molto meno di altri) durante i più celebri crolli di borsa.

Questo grafico mostra i “drawdown” cioè i ribassi massimi registrati dal portafoglio durante le fasi più critiche:

Nel 2008 quando gli indici azionari precipitavano di oltre il 50%, il Golden Butterfly perdeva solo (si fa per dire) il 15%. 
Durante il Covid-19 la perdita è stata di  appena il 7,5%.

contatta David Volpe

Golden Butterfly: l’importanza del ribilanciamento

Al contrario di quanto si pensi, investire è un’attività estremamente noiosa: per quanto la gente pensi che sia importante controllare e movimentare il portafoglio freneticamente è dimostrato che la migliore strategia è quella di comprare per mantenere ( in questo post metto a confronto la strategia Buy & Hold con quella Buy the Dip cioè comprare in occasione dei crolli di mercato e rivendere dopo che il ribasso è stato colmato).

Bisogna comunque ricordare che ogni portafoglio, per quanto ben congegnato, necessità di un’attività di manutenzione periodica.
Nulla di stravolgente, ma soltanto una normale attività di ribilanciamento.
Visto che le varie componenti del nostro portafoglio mutano nel tempo per effetto delle oscillazioni di mercato, il ribilanciamento serve per ripristinare le originarie proporzioni. Si sposta cioè denaro dalle attività in guadagno verso le attività in perdita (in questo articolo parlo del ribilanciamento di portafoglio)

Banale? Non tanto.
Questi due grafici mostrano l’andamento del Golden Butterfly con e senza ribilanciamento periodico:

Come abbiamo visto $ 100.000 in poco più di 20 anni sarebbero diventati $ 494.000.
Senza l’attività di ribilanciamento annuale il risultato finale sarebbe stato di $ 468.000. In altre parole l’attività di ribilanciamento avrebbe regalato circa 1 punto annuo di rendimento.

Il Golden Butterfly 2.0 adattato all’investitore europeo

A questo punto è necessario capire  come adattare il portafoglio Golden Butterfly all’investitore europeo.
E soprattutto come rimodularlo in un contesto profondamente cambiato rispetto al passato senza rivoluzionarne le logiche.

Abbiamo visto come il principio su cui si fonda questa soluzione è la combinazione di asset class in grado di interagire bene nelle varie fasi di mercato.
Quindi vediamo come costruire le tre parti del portafoglio: obbligazioni, azioni ed oro.

Obbligazioni

La funzione delle obbligazioni in questo Lazy Portfolio è quella di proteggere il portafoglio durante le fasi di sell off. Quindi dovranno essere escluse tutte quelle obbligazioni rischiose come high yield ed emergenti.

  • Obbligazioni breve termine:
    L’obiettivo è quello di fornire un rendimento minimo a fronte di una volatilità contenuta e, al tempo stesso, sfruttare eventuali rialzi dei tassi di interesse. Infatti, in un contesto di rialzo dei tassi, via via che giungono a scadenza, queste obbligazioni saranno reinvestite a rendimenti più elevati.
    Per questa parte utilizzeremo strumenti denominati in euro per limitare gli effetti del rischio di cambio ed evitare costi per la copertura valutaria (in questo articolo illustro come gestire il rischio di cambio);
  • Obbligazioni lungo termine:
    Per questa parte ci orienteremo principalmente su emissioni americane senza copertura dal cambio.
    Il dollaro, infatti, rappresenta una valuta rifugio che tende ad apprezzarsi durante le fasi di “sell off”.
    Inoltre, visto il basso livello dei tassi di interesse e le concrete prospettive di rialzo, ci orienteremo su strumenti a media scadenza. Questo consentirà di limitare l’impatto negativo di possibili rialzi dei tassi.
    Infine, per mitigare il problema dei bassi rendimenti, faremo ricorso anche al mercato obbligazionario cinese caratterizzato da rendimenti interessanti e da bassa correlazione con i mercati azionari (in questo articolo approfondisco la funzione delle obbligazioni cinesi).

Azioni

Il Golden Butterfly è concentrato sul mercato azionario americano.
Per quanto questo sia stato il più brillante dell’ultimo ventennio, non possiamo non considerare di perseguire una corretta diversificazione geografica.

La sensazione di vittoria dell’economia americana non proseguirà all’infinito. Nessuna squadra vince tutti i campionati anno dopo anno.

Robert J. Shiller – Euforia Irrazionale

Ricordiamo, inoltre, che gli strumenti classificati come “globali” già offrono un’esposizione diretta al mercato americano di oltre il 60%. Quindi investendo in un fondo o in un etf globale già oltre la metà del capitale è destinata al mercato americano. Per cui:

  • Azionario USA:
    Sostituiamo l’azionario USA con strumenti globali, senza trascurare il mercato azionario europeo ed i paesi emergenti;
  • Azionario small cap value:
    In maniera del tutto analoga, sostituiamo il mercato azionario statunitense con strumenti small cap e value a vocazione globale.

Oro

In questo caso useremo strumenti su oro fisico che replicano fedelmente l’andamento dell’oro.
Visto che si tratta di un asset class volatile non faremo ricorso alla copertura dal rischio di cambio per risparmiare i costi di hedging.

Un esempio reale di Golden Butterfly

Ecco quale sarà la nuova conformazione del Golden Butterfly per l’investitore europeo:

GOLDEN BUTTERLFY PORTFOLIO

Golden Butterfly: Fondi ed ETF da inserire nel portafoglio

Di seguito ti lascio un elenco che rimanda ad una selezione di strumenti specifici per investire nelle asset class indicate:

  • Obbligazioni M.T. USA:
    Sono indicati due etf specializzati in titoli di stato statunitensi con scadenza intermedia (7- 12 anni);

  • Obbligazioni Cina:
    La selezione comprende un etf ed un fondo attivo specializzati nell’obbligazionario governativo cinese;

  • Obbligazionario B.T. euro
    Sono stati individuati due etf ed un fondo attivo su obbligazioni europee di elevata qualità con scadenza  inferiore ai 5 anni;
  • Oro:
    Sono presenti due etf su oro fisico;
  • Azionario globale small cap:
    Ho individuato un etf e due fondi attivi specializzati nell’investimento in azioni di società a piccola capitalizzazione;

  • Azionario value:
    Sono presenti un  etf e due fondi attivi specializzati nell’azionario value;

  • Azionario globale:
    La selezione presenta tre etf e due fondi attivi classificati come azionari internazionali (con esposizione al mercato americano di oltre il 50%);

  • Azionario Europa:
    Sono presenti due etf e due fondi focalizzati sull’area geografica europea;

  • Azionario Emergenti:
    Sono presenti due fondi e due etf azionari dell’area emergente.
    Ricordo che la Cina rappresenta circa il 40% del mercato azionario emergente.

Conclusioni

La diversificazione non solo diminuisce le probabilità di sbagliare, ma aumenta quelle di avere ragione

Benjamin Graham

In quanto umani siamo tutti soggetti all’influenza delle nostre emozioni. E, ovviamente, il campo degli investimenti non fa eccezione tanto nelle fasi positive quanto in quelle negative.

Quando i mercati non fanno altro che salire, sembra che l’utilizzo di attività di investimento con basso rendimento atteso (tipo le obbligazioni per intendersi) non abbia nessuna utilità. 
Ogni singola asset class comprata a caso non ha nessun senso nel breve termine e, tantomeno, nel lungo.
Ma, invece, assume un valore eccezionale all’interno di un portafoglio ben diversificato e periodicamente ribilanciato.

Per chi non fosse ancora convinto dell’utilità delle singole asset class suggerisco la lettura di questo articolo (rigorosamente in inglese) redatto proprio dall’ideatore del Golden Butterfly: “Come sopravvivere e fare soldi dentro Matrix”.

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19 Comments

  1. Semplificherei anche al fine di agevolare la revisione periodica, compreso abbattimento costi, tutta l’esposizione azionaria con un semplice etf MSCI WORLD, eviterei il rischio cambio sulla esposizione obbligazionaria ai bond USA medio/lungo termine, troppo volatile il cambio per tale asset, per sostituire questa parte di portafoglio con una analoga duration area euro, da assumere con la liquidità che viene assorbita in un PAC su bond indicizzati ad inflazione… il resto alla grande come sempre!

  2. diventano due portafogli completamente diversi, rimane uguale solo l’oro… Mi sembrano diversi anche i principi: i bond rifugio sono quelli Statunitensi, non quelli europei. Per non parlare della complicazione del ribilanciamento.

    1. Mi dispiace che il modello proposto non riscontri il suo gradimento.
      Tuttavia un buon portafoglio non deve piacere né a lei né a me 😅: deve semplicemente funzionare. L’asset allocation è stata testata per essere funzionale a ridurre il max drawdown e il time to recovery e non deve necessariamente essere gradevole 😕.
      Riguardo alla complicazione del ribilanciamento non ho mai sostenuto che investire sia semplice. Ho anche redatto una classifica sulla complessità gestionale dei vari lazy portfolio.
      Inoltre ribilanciare correttamente un portafoglio è maledettamente complesso a prescindere dagli asset che lo compongono.
      Ribilanciare significa sostanzialmente vendere asset in guadagno quando tutti intorno a noi gioiscono per le performance e comprare asset in perdita quando la gente ci darà del folle.

      Ha correttamente citato l’oro: ha idea di quanto sia stato difficile gestire questo asset in portafoglio negli ultimi 15 anni? Dal 2011 al 2017 il nostro caro “bene rifugio” ha subito un drawdown di oltre il 40%! Sette anni in perdita. Quanti investitori hanno avuto la lucidità per mantenere l’oro in portafoglio e ribilanciarlo costantemente anno dopo anno? 🙏.

      Oggi è il turno delle obbligazioni: è giunto il momento di eliminarle dal portafoglio? ridurne l’esposizione? La duration? 🤞

      1. David è un ottimo portafogli
        Peccato che per me ha troppa esposizione al dollaro e per abbassarla il ptf diventa meno efficiente 😓

  3. complimenti per l’articolo.Ti chiedo una info. Ma banalmente e semplicemente visto che considero che la semplicità porta spesso ai migliori risultati. Io ho utilizzato un etf lifestrategy 60/40 o si può anche viceversa e l’aggiunto di un 20% di oro. Ribilancio se necessario annualmente. Cosi facendo evito commissioni ecc. x ribilanciare visto che lifestrategy fa da se ed è già ben diversificato. Cero è un portafoglio ricco di etf ma forse è anche la sua forza e semplicità di gestione. Questo portafoglio coi dovuti pesi lo rende molto simile a quelli che descrivi. Inoltre dalle mie simulazioni (dal 1970 ad oggi )ha avute non eccessivi drawdowns (es. rispetto a solo sp500 o a un 50/50…) e ottimi rendimenti annui. Semplicità basse commissioni e buoni rendimenti annui con rischi limitati. Svantaggi sicuramente ne ha ma gestibili. (mancanza obblig tasso variabile, no convertibili…). Cmq dal 1970 ad oggi dove si sono passati molteplici periodi economici ha sempre retto bene sia con alta bassa inflazione sia con bassa liquidità, sia con alti e bassi tassi interesse…..grazie e ancora complimenti.

    1. Buongiorno Maurizio,
      convengo con te sul fatto che la semplificazione sia una delle migliori strategie di investimento:
      un portafoglio costruito secondo la logica del 60/40 in tutta probabilità darà nel lungo termine ottimi risultati.
      Per l’investitore “fai da te” che non vuole complicazioni in termini di ribilanciamenti e numero di strumenti in portafoglio, la base del Vanguard life strategy resta un’ottima soluzione.

      Tuttavia sono fermamente convinto dell’importanza della “comodità” del viaggio di investimento.
      Un portafoglio come quello che hai individuato (base 60/40 implementato con un 20% di oro) ha un recovery period di circa 9 anni (fonte: portfolio charts)
      Per la mia esperienza professionale è alquanto improbabile che l’investitore medio riesca a tenere fede ai suoi buoni propositi sul lungo termine dopo essere rimasto 9 anni sott’acqua.
      E, soprattutto, bisogna sempre ricordare che i backtest sono di fondamentale importanza ma i soldi veri sono un’altra cosa. Qualcuno direbbe che i backtest “rappresentano la mappa su cui ci si muove. Ma non sono il territorio”.
      Lo studio del passato non serve a prevedere il futuro ma può darci un’idea di ciò che ci potrebbe riservare. Nessuno sa se dovremo tornare ad affrontare periodi come il decennio 2000 – 2010 . Per sbagliare il meno possibile c’è soltanto una strategia: diversificare il più possibile con asset class decorrelate che consentano di ridurre drawdown e tempi di recupero.
      Mediamente nei portafogli utilizzo circa 15 strumenti.
      Concordo con te che per un privato (che non abbia tempo sufficiente da dedicare allo studio) sia un numero improponibile.

      La semplicità del LS (proposto da Vanguard o da altre società – Vaneck, Xtrackers) è un buon compromesso, che, tuttavia, implica la sopportazione di time to recovery decisamente lunghi.

      Un caro saluto.

  4. Ciao David, innanzitutto grazie per il tuo lavoro e per i dati che fornisci qui sul blog, che trovo molto interessante. Ho 36 anni e ho un po’ di soldi da parte che vorrei investire, quindi sto cercando di studiare e di pianificare, da buon ingegnere quale sono :D.

    Questo Butterfly sembrerebbe fare al caso mio: rendimenti tutto sommato nella media (o superiori) e drawdown “contenuti”, almeno rispetto agli altri portafogli “lazy”.

    I miei dubbi riguardano l’implementazione, che vorrei attuare mediante soli ETF e semplificarne la gestione, per quanto possibile. Quindi pensavo a qualcosa di questo tipo:

    10% Obbligazioni MT (USA)
    10% Obbligazioni Cina
    20% Obbligazioni BT (EUR)
    20% Oro
    20% iShares MSCI World Small Cap
    20% iShares S&P 500

    Di fatto è un mix del tuo portafoglio, con quello originale Butterfly. Ho tolto le componenti azionarie EM ed Europee. La componente Small Cap è World, mentre per la restante componente ho messo S&P 500 per via dei rendimenti storici.

    In alternativa si potrebbe sostituire S&P 500 con un ETF World, oppure semplificare ulteriormente senza distinguere la parte “Small Cap”, e lasciare 40% Azionario World. Ma non volevo snaturare la natura originaria del portafoglio Butterfly.

    Che ne pensi?
    Grazie!

    1. Ciao Giulio,
      sono contento di riuscire a essere di aiuto con gli articoli del blog.
      Se ritieni i contenuti interessanti, condividi i miei canali (c’è anche il canale youtube 🤓) tra i tuoi contatti: mi farebbe molto piacere.

      Vendendo alla domanda, la diversificazione da te proposta ha sicuramente senso.
      Lo strumento per valutare la validità di un asset allocation è il backtesting: ci racconta il passato, non prevede il futuro ma, ragionevolmente, ci dice cosa ci potremo aspettare negli anni a venire (nel bene e nel male).
      Non so se hai già a disposizione degli strumenti. In questo articolo c’è una lista di siti gratuiti di cui io stesso mi avvalgo per la costruzione dei portafogli dei miei clienti (unitamente ad altri software a pagamento). Se non li conosci ti invito ad approfondirne l’utilizzo.

      Questi i dati del portafoglio che hai proposto (analisi dal 1970 al 2021 – fonte: portfolio charts)

      – Performance peggiore annua: -15%;
      – Tempo di recupero max: 8 anni
      Rendimento di base a 10 anni: 3,6 al netto dell’inflazione (largo circa corrisponde a un 6,5 nominale annuo).

      Risultati migliorabili che, comunque, farebbero invidia anche a molti professionisti del settore.

      Quello che mi sento di osservare è chi desidera un percorso di investimento gratificante e confortevole e vuole farselo da solo senza alcun aiuto… si studi cosa significa diversificare, decorrelare, ritorni alla media..
      La scelta di puntare sugli USA ha pagato negli ultimi 15 anni. Potrebbe non farlo nei prossimi 20..
      Per evitare di commettere sbagli (ad esempio area geografica di maggior concentrazione azionaria), l’unica soluzione è diversificare il più possibile.

      Un caro saluto.

  5. Ciao David, mi unisco ai complimenti degli altri lettori; già di recente ho avuto modo di leggere alcuni tuoi consigli su quesiti che ti avevo posto.
    Dopo molte letture e molti backtest, devo dire che questo portafoglio è quello che più si avvicina alle mie caratteristiche, ovvero il mio profilo, il mio orizzonte temporale.
    In parte hai già risposto ad un altro amico in merito alle obbligazioni. Ci devono essere. Punto e basta.
    é anche vero che obiettivamente non ho trovato ETF così allettanti… sembrano zavorre più che altro. Ma, lo abbiamo detto, servono 😉
    La mia domanda allora, o curiosità è questa: ha senso coprire il 40% delle obbligazioni (tra short e long) con obbligazioni pure, mirate, con prospettive di rendita migliori, invece che affidarsi ad ETF obbligazionari? Ci sono strumenti, in sostanza, decorrelati dal mondo azionario, in grado da sostituire quella tipologia di ETF?
    Grazie
    Mirko

    1. Ciao Mirko,
      La tua domanda merita un approfondimento specifico. La questione sarà oggetto di un prossimo post.

  6. Buongiorno,
    in ottica di semplificazione del portafoglio per contenere i costi di ribilanciamento, volendo inserire l’S&P 500 e tentando di abbassare anche il rischio cambio, un PTF abbastanza equilibrato potrebbe essere così implementato (ETF tutti ad accumulazione):
    – 10% S&P 500 o MSCI USA
    – 10% mercati emergenti
    – 10% small cap area euro
    – 10% MSCI area euro o MSCI Europe
    – 40% 1 ETF euro aggregate (che copre tutte le scadenze)
    – 20% Oro

    Il PTF si espone in pratica a tutte le aree geografiche senza sovrappesare troppo ciascuna asset class azionaria. Restano fuori Giappone e Australia (comunque non molto rappresentative nello stesso MSCI World eventualmente da implementare al posto dell’S&P 500).

    Ecco i numeri di questo portafoglio (periodo dal 2001 ad oggi – fonte: curvo)

    – Rendimento: circa 6,50 nominale annuo (reale circa 4%).
    – Max drawdown: -15,60%;
    – Tempo di recupero massimo: 23 mesi
    E’ solo un parere personale. Grazie.

  7. Ciao David, mi chiedevo quanto sia ancora attuale la tua proposta di portafoglio G.B. alla luce dell’attuale scenario, tassi alti con previsioni di tagli entro qualche trimestre…che mi dici?
    Grazie

    1. Ciao Massimo,
      l’approccio pigro serve proprio per investire con successo rinunciando a investire sulla base delle previsioni. Fino a un anno fa sembrava che i tassi dovessero salire all’infinito (higher for longer), oggi sembra che debbano scendere più o meno velocemente.
      Un lazy portfolio ben fatto (come il GB) era funzionale ieri e continua ad esserlo oggi. Non sarà infallibile: nel breve termine subirà l’instabilità dei mercati, ma con un orizzonte temporale adeguato, restituirà un rendimento congruo.
      Certo ci sarà un solo portafoglio ottimale che avremo voluto detenere “col sennò di poi”. Purtroppo non c’è modo di conoscere in anticipo quale sarà. Nell’incertezza l’unica scelta che abbiamo è diversificare in modo avveduto. Il GB rappresenta un’efficace strategia di diversificazione purché ci si comprendano le dinamiche sottostanti ad asset class come oro e small cap.

      https://davidvolpe.it/nuove-regole-corretto-utilizzo-oro/

      https://davidvolpe.it/diversificare-con-le-small-cap-value/

      P.S.
      Non sarei così sicuro che, a meno di “incidenti” finanziari (come una recessione, o una crisi delle banche regionali), i tassi possano scendere così tanto in tempi brevi.
      Si tratta, comunque, di una considerazione personale.

      1. Buongiorno David,

        mi unisco ai complimenti di altri utenti sul lavoro che svolgi e concordo sul fatto che l’obiettivo di un lazy portfolio debba essere proprio quello di essere “lazy” al netto dei ribilanciamenti periodici. Alla luce di ciò e tenendo conto del fatto che la versione 2.0 è stata da te pubblicata solo agli inizi del periodo di forte rialzo tassi per la lotta all’inflazione e in un periodo in cui l’esposizione a un singolo paese emergente (Cina) non ha premiato, mi chiedo se non abbia senso: 1) introdurre bond inflation-linked, magari riducendo in parte l’oro visto che l’obiettivo dovrebbe essere il medesimo (coprire da rialzo inflazione), 2) sostituire i bond Cina dedicandone una parte a LT visto che i rendimenti restano interessanti rimanendo sempre su valuta USD in quanto bene rifugio o eventualmente suddividendo la parte MT e LT tra bond governativi USA e Europa per mitigare il rischio cambio nella remota possibilità che il dollaro possa ridurre la sua funzione di bene rifugio e visto che tale esposizione è già ben presente negli azionari globali e nell’oro.

        Colgo l’occasione per chiederti cosa ne pensi dei REIT e dell’eventuale inserimento di tale componente nel portafoglio.

        Grazie

        1. Buongiorno Marco,
          ti ringrazio per i complimenti.

          Prima di rispondere una considerazione sull’esposizione geografica alla Cina: sebbene l’azionario cinese abbia decisamente deluso, l’asset class obbligazionaria è stata una tra le poche in grado di restituire rendimenti abbondantemnte positivi. Dunque i bond cinesi hanno egregiamente svolto il loro ruolo di “safe asset”.

          Per quanto riguarda i bond indicizzati all’inflazione, a mio avviso questa asset class non solo è strategica (quindi da detenere in modo stabile) ma oggi, visto i tassi reali positivi, presenta ancora maggiore attrattività. Quindi ha senso sovrappesare i bond indicizzati.
          La parziale sostituzione dell’oro con bond indicizzati mi convince un po’ meno: la funzione dell’oro è quella di diversificatore da rischi e crisi inattese. Tra questi la perdita di credibilità delle banche centrali (rischio molto improbabile ma non impossibile). In uno scenario del genere i bond indicizzati, rappresentando comunque debito, non svolgerebbero lo stesso ruolo dell’oro.

          Per quanto riguarda il bond a lungo termine, mi trovi d’accordo nell’inserimento di questa asset class alla luce del rialzo dei rendimenti. Io stesso ne faccio uso nei portafogli che gestisco.
          Evito, tuttavia, di combinare la volatilità dei bond a lungo termine con quella valutaria per cui tendo a utilizzare principalmente strumenti in euro.
          A mio avviso questa asset class andrebbe comunque interpretata come contrappeso a una esposizione azionaria che supera determinate soglie: personalmente non considero long term bond per portafoglio al di sotto del 40% di azioni.

          Per quanto riguarda infine i reit, il mio parere è che siano un valido diversificatore che può funzionare in determinati contesti di mercato (vedi dot.com 2000). Oltre a questo si aggiunge la decisa sottoperformance degli ultimi anni che, in ottica di “regressione alla media”, rende questa asset class interessante nel medio lungo periodo.
          Anche in questo caso mi sembra che non sia così utile inserire reit al di sotto del 40% di esposizione azionaria.

          Ti lascio il link ad alcuni articoli dove ho approfondito questi temi:

          https://davidvolpe.it/obbligazioni-indicizzate-inflazione-protezione/

          https://davidvolpe.it/nuove-regole-corretto-utilizzo-oro/

          https://davidvolpe.it/reit-immobiliare-finanza/

          https://davidvolpe.it/sfruttare-forza-mean-reversion/

          1. Grazie per la risposta, molto interessante. Ti pongo un’ulteriore domanda, credo di interesse comune. Ho letto molto sui lazy portfolio, sia da te che da altre fonti, ma raramente ho visto affrontare il problema del: come strutturare un lazy portfolio partendo da zero. Mi spiego meglio, un conto è partire con un 60/40 comprando le azioni nel momento del loro minimo, un conto se le si prendono all’apice di una bolla. Se è (forse) vero che nel lunghissimo periodo i rendimenti tenderanno a un valore simile, nell’arco anche di una ventina d’anni i rendimenti potrebbero essere abbastanza diversi nonostante il ribilanciamento. Che consiglio potresti dare a chi oggi vuole partire da zero? Io per esempio partirei sovrappesando di molto la parte bond a e investirei residualmente in azioni e ancora più residualmente in oro per poi progressivamente ribilanciare e raggiungere le proporzioni target.
            Grazie
            Marco

          2. Ho recentemente letto una massima illuminante sulle valutazioni dei mercati azionari e sull'”apice di una bolla”: Una bolla è un mercato rialzista in cui tu non hai una posizione. Quello del giusto timing di ingresso è il miraggio inseguito da tutti gli investitori. Potremo argomentare in modo convincente la tesi di mercati azionari ancora in salita e, in modo altrettanto convincente, l’approssimarsi di un crollo. Personalmente eviterei di fidarsi del proprio istinto pensando di sovrappesare o sottopesare l’una o l’altra porzione del portafoglio con la presunzione di aver compreso che le valutazioni sono troppo elevate per questa o quella asset class. Può andar bene l’approccio graduale ma deve riguardare l’interezza del portafoglio: ad esempio su un capitale di 100, investo 60 componendo il mio lazy nelle sue proporzioni “target” e utilizzo i 40 di liquidità per integrarlo in un orizzonte temporale prestabilito (18 – 24 mesi).
            Sono convinto che il problema delle valutazioni si risolva soltanto in due modi:

            – con la pazienza e con il giusto orizzonte temporle;
            – con la diversificazione (fattoriale, geografica e settoriale): l’azionario emergente presenta le valutazioni più convenienti degli ultimi 30 anni. Discorso analogo possiamo farlo per small cap, value, reit. Lo stesso azionario europeo presenta valutazioni ragionevoli. Il punto è che è difficile investire nelle asset class “convenienti” perché non sono “convincenti”.

            L’obiettivo di un’efficace diversificazione è proprio quello di limitare l’influenza della data di ingresso sui rendimenti finali uniformando le performance a prescindere dal periodo di investimento (cd. Start Date Sensitivity). Il presupposto fondamentale è che si disponga di un’orizzonte di investimento corretto (medio lungo termine).

            Entro l’estate tornerò in modo approfondito su questo tema che è sicuramente di interesse comune.
            Un saluto.

  8. Buongiorno David, grazie mille per il lavoro che svolgi.
    Ti chiedo se cortesemente puoi aiutarmi con un paio di precisazioni:

    1. Il Golden 2.0 che presenti che rendimenti storici avrebbe riportato? Cagr, deviazione standard, sharpe? Perdonami ma non essendo super esperto non riesco su siti come curvo ecc a calcolare i dati con piu di 3-4 anni di storicità e nell’articolo non mi pare ci siano riferimenti.

    2. Dato il numero di strumenti inseriti abbastanza importante quanto credi debba essere l’investimento minimo per poter adottare correttamente il portfolio (ribilanciamenti ecc)? 20.000/50.000/100.000? O più?

    1. Ciao Matteo,

      un portafoglio articolato su 9, 10 strumenti a mio avviso dovrebbe essere realizzato con capitali di almen0 50.000 – 75.000 euro. In alternativa si può prevedere una “razionalizzazione” degli strumenti (ad esempio unendo azionario globale e azionario emergenti con un Etf sull’indice ACWI, e ancora utilizzando uno strumento global aggregate per comporre l’esposizione obbligazionaria in valuta estera).

      Per quanto riguarda i backtest entro qualche mese pubblicherò un mio lavoro su diversi portafogli modello con backtest sugli ultimi 30 anni proponendo due modalità di realizzazione: una semplificata con un minor numero di strumenti, e una avanzata con una diversificazione più articolata.

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