Tra i cultori della diversificazione e amanti del lazy investing, il portafoglio Golden Butterlfy viene spesso celebrato come la risposta definitiva al problema dell’asset allocation: ottime performance e una robustezza invidiabile.
Come spesso accade con le strategie “perfette”, tra teoria e realtà si apre una distanza emotiva che può trasformare la razionalità in dubbio e impazienza.
Perché se è vero che il Golden Butterfly è solido nel lungo periodo, è altrettanto vero che può essere molto difficile da gestire nel breve, soprattutto quando il mercato mette alla prova le nostre convinzioni
In questo articolo, correndo il rischio di suscitare qualche critica, proveremo a demistificare questo lazy portfolio che, negli anni, ha unito investitori e appassionati.
Demistificare non significa criticare.
Significa piuttosto mettere alla prova i presupposti di una strategia per capire se la sua forza resiste anche fuori dai backtest.
Cercheremo quindi di analizzarlo da vicino, evidenziandone sia i punti di forza che i costi emotivi nascosti.
L’obiettivo è aiutarti a capire se sia davvero adatto alle tue esigenze e, se necessario, quali correttivi potresti adottare per renderlo più compatibile con la tua tolleranza al rischio e con il tuo vero orizzonte temporale.
Il portafoglio Golden Butterfly in breve
Abbiamo già avuto modo di parlare approfonditamente del portafoglio Golden Butterfly in un precedente articolo.
Si tratta di un’evoluzione del permanent portfolio di Harry Browne nata dall’idea di Tyler, lo pseudonimo sotto il quale opera un brillante ingegnere meccanico appassionato di finanza (per chi ancora non lo conoscesse, suggerisco di visitare il suo utilissimo e pratico sito portfolio charts).
Il portafoglio, nella sua concezione originaria, è così composto:
- 20% Obbligazioni a breve termine;
- 20% Obbligazioni a lungo termine;
- 20% Azioni statunitensi;
- 20% Small cap value statunitensi.

La genialità di questo lazy portfolio sta proprio nella sua architettura capace di cogliere il trend rialzista del mercato azionario e di sfruttare al massimo i benefici della diversificazione e del ribilanciamento.
I numero lo confermano:
ecco performance annue e ribassi massimi rispetto a un portafoglio 60/40 classico:

Nell’ultimo quarto di secolo il Golden Butterfly, con un’esposizione azionaria inferiore, è stato capace di restituire un rendimento superiore dimezzando il ribasso massimo.
Grazie anche a queste “credenziali”, negli ultimi anni il Golden Butterfly ha guadagnato un seguito quasi devoto. Merito di una costruzione elegante, di una logica di diversificazione impeccabile e, inutile negarlo, della sua performance straordinaria.
Sulla carta, un portafoglio capace di reggere in qualsiasi contesto economico.
C’è, tuttavia, un aspetto che i backtest non mostrano: la sua distanza dal consenso di mercato e le sue conseguenze psicologiche.

Uno sguardo critico al Golden Butterfly
In questo blog ripetiamo spesso che un investitore davvero consapevole dovrebbe costruire il proprio portafoglio preoccupandosi, prima di tutto, di replicare l’esposizione complessiva dei mercati.
Deviare significativamente dall’intelligenza collettiva espressa dal mercato aumenta il “rischio convinzione”:
riuscire a rimanere sicuri e coerenti con le proprie scelte nei lunghi periodi di sottoperformance può rivelarsi un’impresa molto più ardua di quanto si possa pensare.
Un buon punto di riferimento da cui partire è il cosiddetto World Portfolio, ossia la rappresentazione più fedele del mercato globale.
Secondo una recente analisi di Goldman Sachs, il portafoglio che riflette l’effettiva composizione del capitale mondiale è così composto: circa il 50% di azioni, il 37% di obbligazioni, il 6% di oro, l’1% di cripto e il resto in altri strumenti minori.
Rispetto a questa impostazione, il Golden Butterfly sembra essere un portafoglio con un’accezione marcatamente contrarian.
La sua composizione lo rende molto diverso dalla cosiddetta esposizione “di mercato”:
- La quota azionaria è composta per il 50% da investimento fattoriale (small cap value):
una scelta coerente con la logica di lungo periodo ma che si discosta nettamente dal mercato globale; - La componente difensiva è formata per oltre il 70% da asset class estremamente volatili:
il 20% di oro e il 20% di obbligazioni governative a lunga scadenza.
Se da un lato questa combinazione è il fattore che determina l’equilibrio statistico tra crescita e protezione del portafoglio, dall’altro presenta un prezzo che raramente viene considerato: quello della gestibilità emotiva.
Un portafoglio come il Golden Butterfly è progettato per resistere nel lungo periodo, ma tende a deviare sensibilmente dal comportamento “medio” dei mercati nel bene ma anche nel male.
Questo lo rende vulnerabile al rischio che definiremo più avanti come “rischio dubbio”:
la difficoltà, per un investitore anche disciplinato, di restare fedele alla propria strategia quando i risultati sembrano andare nella direzione opposta rispetto a ciò che osserva intorno a sé.
“Rischio dubbio”: la minaccia invisibile del Golden Butterfly
Il “rischio dubbio” è quella sensazione di incertezza e smarrimento che può colpire anche l’investitore più disciplinato quando una strategia robusta smette temporaneamente di funzionare come ci si aspetta.
Spesso non si considera che in condizioni di mercato relativamente “normali” il portafoglio nel suo complesso, o una sua porzione significativa, possa fare molto peggio dei portafogli più convenzionali scelti dalla maggior parte degli investitori.
Neppure un portafoglio iper collaudato come il Golden Butterfly è immune a questa dinamica.
Per capire meglio di cosa parliamo, proviamo ad analizzare due scenari storici capaci di mettere alla prova l’integrità emotiva dell’investitore. Per coerenza confronteremo il portafoglio Golden Butterfly con una vocazione più europea, con un portafoglio generico con pari esposizione azionaria composto solo da azioni e obbligazioni.
Queste sono le rispettive allocazioni:

Una fastidiosa sottoperformance
Nel periodo tra la fine del 2012 e la fine del 2014 non ci sono stati sconvolgimenti globali, crisi finanziarie, recessioni né altre sciagure significative.
In questo periodo (2 anni circa) un Golden Butterfly avrebbe sottoperformato un banalissimo portafoglio azioni/obbligazioni del 3% annuo.

Non è stato certo un dramma per un investitore disciplinato di lungo periodo.
Ma andiamo a vedere cosa è accaduto alle rispettive componenti difensive dei due portafogli:

Fonte: Lazy Portfolio Etf – dati in euro
In un contesto del genere, la domanda
“ha ancora senso tenere l’oro se continua a scendere mentre le obbligazioni salgono?”
diventa tanto naturale quanto scomoda per chi deve rimanere coerente con la propria strategia per il lungo periodo.
Quando il motore azionario non funziona
Il periodo tra il 2017 e l’inizio del 2020 (prima dello scoppio della pandemia), è stato probabilmente un po’ più turbolento ma, anche in questo caso, sui mercati non si sono abbattute apocalissi (sarebbe successo di lì a poco..).
Le performance dei due portafogli sono allineate:

Tuttavia i “motori di rendimento” (cioè la parte azionaria) dei due portafogli si sono comportati in modo molto diverso:

L’azionario globale si è comportato egregiamente ma non si può dire altrettanto delle small cap value (che, ricordo, rappresentano la metà dell’esposizione azionaria del Golden Butterfly):
8 punti percentuali annui di rendimento in meno in un triennio sono più che sufficienti a far spazientire il più paziente degli investitori.
E’ proprio in questi momenti, in cui iniziamo a cercare spiegazioni, articoli, opinioni, un qualsiasi tentativo di rassicurazione che, spesso, finisce solo per amplificare il dubbio.
Non stiamo, parlando della bontà del portafoglio che è fuori discussione.
Stiamo parlando del divario stridente tra ciò che il Golden Butterfly è sulla carta e ciò che diventa nella vita reale di un investitore.
Perché esiste una differenza abissale tra guardare un grafico storico che sale costantemente e trovarsi immersi in un triennio in cui l’oro perde il 30% mentre tutti i tuoi conoscenti festeggiano rendimenti a doppia cifra con portafogli “normali” o mentre la metà della tua quota azionaria accumula un ritardo che sembra incolmabile.
Certo, si tratta di periodi selezionati con attenzione per sostenere questa analisi. Tuttavia, nella storia dei mercati, fasi di questo tipo si presentano con una frequenza ben maggiore di quanto si tenda a credere.

Golden Butterfly: avvertenze e “personalizzazione”
Il Golden Butterfly non è un portafoglio per tutti, e non c’è nulla di male in questo.
La domanda giusta non è: “È un buon portafoglio?” (lo è), ma:
“Possiedo le caratteristiche psicologiche e operative per sostenerlo? Riesco a ignorare la sottoperformance del mio portafoglio per 3 – 5 anni? Se l’oro dovesse calare del 30% sono in grado di mantenerlo in portafoglio ribilanciandolo? Devo giustificare le mie scelte di investimento ai miei familiari?
Se anche solo a una di queste domande la risposta è no, probabilmente conviene orientarsi verso strategie più convenzionali.
Perché non basta che un portafoglio sia razionale: deve anche essere sostenibile dal punto di vista comportamentale.
In generale, i lazy portfolio rappresentano ottime linee guida (anche se concepiti sebbene per l’investitore americano) ma devono necessariamente essere adattate alla psicologia reale di chi li utilizza.
Un investitore consapevole non ignora i propri bias: li riconosce e impara a gestirli.
Andare eccessivamente controcorrente, anche se può risultare intelligente e produttivo nel lungo termine, spesso significa snaturare la nostra biologia.
Da sempre, uscire dal branco ci espone al rischio: per milioni di anni è stato così, e il cervello umano non ha dimenticato quella lezione.
Ogni volta che il nostro portafoglio si discosta troppo da ciò che vediamo intorno a noi, riemerge il rischio dubbio:
“Chi me l’ha fatto fare di non investire come Tizio, che oggi sta guadagnando molto più di me?”
Che ci piaccia o no questo ci dice il nostro DNA. Non possiamo cambiarlo più di tanto.
Il grande passo verso la consapevolezza é imparare a investire meglio per quello che siamo senza violentare la nostra natura.
Per questo motivo, anche le strategie migliori dovrebbero essere ricondotte, per quanto possibile, verso l’equilibrio del portafoglio di mercato.
Nel caso di strategie come il Golden Butterfly, questo può significare qualche piccolo aggiustamento:
- Oro: non più del 10%, come già discusso in altri articoli;
- Investimento fattoriale: non oltre il 25%, dell’esposizione azionaria complessiva, mantenendo un’adeguata quota di azioni globali;
- Obbligazioni a lungo termine: al massimo il 10%, e solo in casi particolari.
Piccole modifiche che mantengono l’essenza della strategia ma ne aumentano la gestibilità e la tenuta psicologica.

Conclusioni
Il mondo non è guidato dall’avidità ma dall’invidia
Charlie Munger
I lazy portfolio sono ottime soluzioni “pronte all’uso”, tuttavia anche i portafogli “perfetti” diventano inevitabilmente fragili se non adattati alla psicologia dell’investitore.
Saper costruire un portafoglio significa anche sapersi mettere al riparo da sollecitazioni emotive tali da indurci a modificare la strategia scelta. Una delle emozioni più difficili da gestire è il confronto con gli altri e, quindi, con i portafogli convenzionali. Ecco perché diventa così importante preferire asset allocation coerenti con l’esposizione di mercato.
La percezione di sicurezza data dai portafogli più ricercati può facilmente trasformarsi in vulnerabilità comportamentale.
Un portafoglio imperfetto che manterrai nel lungo termine batterà sempre un portafoglio perfetto che abbandonerai al primo triennio difficile. Non è cinismo: è realismo evolutivo.
E, soprattutto, qualunque sia il portafoglio a cui hai affidato il tuo futuro verrà, prima o poi, il momento in cui dovrai fare i conti con delusioni, perdite e rimpianti: non c’è modo di evitarli.
Dovrai semplicemente imparare ad accettarli, anzi, a riconoscerli come il prezzo inevitabile di ogni strategia di lungo termine.
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Domande frequenti
Cos’è il portafoglio Golden Butterfly?
Il Golden Butterfly è un lazy portfolio ideato da Tyler fondatore del celebre sito Portfolio Charts.
È composto da cinque asset class in parti uguali (20% ciascuna): azioni USA large cap, azioni USA small cap value, obbligazioni a lungo termine, obbligazioni a breve termine e oro. L’obiettivo è combinare crescita, protezione dall’inflazione e stabilità in un’unica struttura semplice da mantenere.
Quali sono le performance storiche del Golden Butterfly?
I backtest storici mostrano un profilo molto equilibrato: rendimenti annui intorno al 7-8% reale con drawdown contenuti rispetto ad altri portafogli azionari. In particolare, il Golden Butterfly ha storicamente resistito meglio di molte strategie nelle fasi di mercato ribassista, grazie alla componente oro e obbligazionaria.
Quali sono i limiti del Golden Butterfly che i backtest non mostrano?
Il limite principale non è tecnico ma psicologico: il cosiddetto “rischio dubbio”. I backtest mostrano rendimenti stabili nel lungo periodo, ma non mostrano quanto sia difficile mantenere il portafoglio durante i periodi in cui l’oro perde il 30% o le small cap value accumulano anni di ritardo rispetto all’azionario tradizionale. È in questi momenti che la maggior parte degli investitori abbandona la strategia, vanificando i benefici del lungo periodo.
Per quanto tempo il Golden Butterfly può sottoperformare un portafoglio tradizionale?
Anche per periodi prolungati di 3-5 anni. In fasi dominate dalla tecnologia e dall’azionario USA, come il quinquennio 2017-2021, un portafoglio concentrato sull’S&P500 ha sovraperformato il Golden Butterfly di diversi punti percentuali annui. Questo divario, percepito in tempo reale, è sufficiente a mettere in crisi anche l’investitore più paziente.
Il Golden Butterfly è adatto a tutti gli investitori?
No. È adatto a chi ha già chiarito il proprio profilo di rischio, comprende il ruolo di ogni asset class e, soprattutto, è disposto ad attraversare fasi di sottoperformance prolungata senza intervenire. Chi non ha ancora costruito questa consapevolezza rischia di abbandonare la strategia nel momento peggiore, trasformando un portafoglio teoricamente solido in una fonte di perdite reali.
Come si adatta il Golden Butterfly per un investitore europeo?
La composizione originale è calibrata su asset USA. Per un investitore europeo è opportuno sostituire le esposizioni azionarie USA con equivalenti globali o europei, utilizzare obbligazioni in euro per la componente governativa e valutare il peso dell’oro in relazione al rischio cambio. La struttura di fondo rimane valida, ma la replica meccanica del modello americano introduce rischi di concentrazione geografica e valutaria non presenti nell’originale.
Quali ETF si usano per costruire il Golden Butterfly in Italia?
La struttura si può replicare con cinque ETF: un azionario globale large cap (es. MSCI World), un azionario small cap value (es. MSCI World Small Cap o factor ETF value), un obbligazionario governativo a lungo termine in euro, un obbligazionario a breve termine o monetario, e un ETC sull’oro fisico. La scelta degli strumenti specifici dipende dalla propria fiscalità e dal broker utilizzato.
Golden Butterfly o Permanent Portfolio: qual è la differenza?
Entrambi includono oro e obbligazioni come elementi difensivi, ma la struttura è diversa. Il Portafoglio Permanente di Harry Browne divide il capitale in quattro parti uguali (azioni, obbligazioni lunghe, oro, liquidità), con una quota azionaria del 25%. Il Golden Butterfly ha una componente azionaria più alta (40%), suddivisa tra large cap e small cap value, e sostituisce la liquidità con obbligazioni a breve termine. Il Golden Butterfly è storicamente più redditizio nel lungo periodo, ma meno difensivo nelle fasi di forte stress di mercato.
Leggi anche:
10 regole per costruire un portafoglio semplice e non banale

Buongiorno Davide,
Grazie mille per i tuoi contenuti sempre molto interessanti.
Hai colto nel segno: noi investitori di lungo periodo a volte commettiamo l’errore di concentrarci sulle performance di breve termine dei singoli asset, il che può portare a un momento di scoraggiamento e alla domanda: “Ma chi me lo ha fatto fare di investire così?”. Sono però le tue considerazioni ponderate che ci aiutano a mantenere la rotta e a ritrovare la prospettiva corretta.
Ho adottato un’asset allocation simile al Golden Butterfly, ma con un’esposizione mondiale (Globale). Se da un lato l’oro mi ha dato soddisfazioni, dall’altro la componente obbligazionaria ha sofferto molto. Nonostante sia controintuitivo e difficile, rimango disciplinato e ribilancio periodicamente, proprio perché sono un investitore di lungo termine.
Anche se il portafoglio in questione ha dimostrato di superare brillantemente periodi di recessione, forte inflazione, ecc., la mia domanda è: ha ancora senso destinare il 40% del portafoglio ai bond governativi, considerando che il debito degli stati sovrani sta esplodendo?
Lo stesso Ray Dalio, infatti, ha recentemente suggerito di diminuire il peso dei bond e di inserire asset alternativi come il Bitcoin (“hard money” in alternativa al debito).
Grazie ancora per il tuo prezioso contributo.
Ciao Francesco,
Il dubbio che sollevi è estremamente attuale oltre che legittimo.
Io credo che per rispondere dovremo prima di tutto partire dal chiederci qual è la funzione dei bond in portafoglio: proteggere da recessioni e crisi.
Alla luce della deriva dei debiti pubblici i bond hanno perso questa funzione?
Direi che è molto improbabile. Certo non è escluso che potremo assistere a una crisi del debito. Tuttavia “potrebbe” accadere tra decenni e nel frattempo le obbligazioni potrebbero tranquillamente essere tornate a esprimere il loro potenziale difensivo a fronte di nuove recessioni o crisi future.
Funzione dei bond: offrire protezione in contesti recessivi o di crisi e sfiducia nella crescita.
Improbabile ma possibile. Potrebbe accadere tra decenni (Ray Dalio ne parla dall’80).
Intanto le obbligazioni potrebbero tranquillamente aver espresso il potenziale difensivo a fronte di crisi o recessioni occorse nel frattempo.
Ray Dalio (che resta un mito della conoscenza finanziaria ed economica), pronostica crisi del debito da oltre 15 anni. Le sue ultime chiamate in tema di mercati non sono state affatto azzeccate (https://awealthofcommonsense.com/2021/03/ray-dalio-the-power-of-setting-defaults-for-optimism/).
Dal debito in eccesso se ne può uscire in tanti modi, non necessariamente con una crisi. Magari una repressine finanziaria con livelli di inflazioni sopra il target delle banche centrali per svalutare, nel tempo, il peso del debito sembra essere la soluzione che sta perseguendo l’amministrazione USA.
Poi rimane il tema della crescita: se la crescita economica dovesse accelerare per l’implementazione dell’AI, magicamente il debito potrebbe non risultare così gravoso. Bisogna stare sempre molto attenti a dipingere scenari possibili sulla base delle informazioni che abbiamo oggi perché poi le evoluzioni e le innovazioni rimescolano le carte.
Intanto, chi investe, deve trovare un modo per convivere con questi dubbi. La risposta che mi sono dato è, neanche a dirlo, diversificare: all’interno dei bond usare anche la componente indicizzata all’inflazione, usare il long term con moderazione (non ho difficoltà a dire che io lo faccio per il mio ptf e per quello dei clienti che seguo) e utilizzare strumenti che si pongono come alternativa al sistema finanziario tradizionale come le cripto valute e, in particolare, il bitcoin.
Ne ho parlato in questi articoli:
https://davidvolpe.it/bitcoin-in-portafoglio-diversificazione-intelligente-o-rischio-inutile/#Il_tema_dellaumento_del_debito
https://davidvolpe.it/i-nuovi-asset-rifugio-dopo-la-delusione-dei-bond/
Bernstein, invece, nella sua ultima versione dei 4 pilastri suggerisce di privilegiare i bond a breve termine. Risposte certe non ci sono. Chi investe con consapevolezza deve trovare un modo per riuscire a convivere con i propri dubbi.
Un caro saluto.
Grande articolo come sempre David! prendo spunto da una tua riflessione nel testo “ Obbligazioni a lungo termine: al massimo il 10%, e solo in casi particolari.”: oggi gli OAT a lunga scadenza potrebbero esserlo? Grazie
Grazie a te Luca🙏.
Personalmente interpreto i bond a lungo termine come un contrappeso ai drawdown azionari recessivi. A mio avviso è logico utilizzarli in quei portafogli maggiormente esposti all’azionario e che, quindi, dispongono di minori risorse da destinare agli asset difensivi. Dunque la duration può potenziare il ruolo difensivo della componente obbligazionaria.
Ritengo che gli ETF obbligazionari a scadenza costante siano la soluzione più efficace per lo scopo.
Detto questo è legittimo optare per singoli bond magari anche approfittando della recente debolezza. Non mi piace molto l’idea di speculare su un asset difensivo ma ciò che dici ha senso. Magari ci dedicherei soltanto una parte marginale della quota da destinare al LT.
Un saluto.
Buongiorno David, credo che questo sia un articolo di una saggezza unica, valido sia per il GB che per altri lazy portfolios che deviano in modo significativo dal portafoglio di mercato.
Opinione personale: il golden butterfly non è adatto a un investitore poco esperto, ma a uno con una certa esperienza e consapevolezza maturate sul campo, un investitore che ha già provato sulla sua pelle il duro e snervante impatto emotivo di un lungo ribasso del proprio portafoglio e un altrettanto lungo tempo di recupero (anche di un singolo asset “particolare” come l’oro) e ha maturato la consapevolezza che può reggere emotivamente la gestione del GB. Un investitore che conosce bene per propria esperienza il comportamento, nel bene e nel male, di ogni singolo asset che compone il GB.
Un saluto.
Sottoscrivo Paolo!