GESTIONE ATTIVA O GESTIONE PASSIVA: COSA E' MEGLIO PER TE

Sono convinto che il confronto onesto tra punti di vista diversi sia uno dei modi migliori per ampliare i propri orizzonti di pensiero. Ne sono ancora più convinto per tutto quello che  riguarda il mondo degli investimenti.  Quando mi capita di rapportarmi senza pregiudizi con chi ha un’idea diversa dalla mia, raramente non esco arricchito dalla discussione.

Purtroppo accade spesso che nell’incontro tra idee diverse ci si polarizzi troppo sull’uno o sull’altro degli estremi della discussione. E’ quello che accade quando si parla di gestione attiva e di gestione passiva. Ormai il confronto è diventato un agguerrito scontro tra sostenitori dell’uno o dell’altro approccio accumunati dall’accanimento verso le proprie convinzioni.

E’ meglio scegliere la gestione attiva o quella passiva? Meglio fondi o Etf? Si può battere il mercato?

In questo post condivideremo (in modo pacato) alcune riflessioni non convenzionali  sul tema per aiutarti a capire quale sia l’approccio più adatto alle tue esigenze.

Il concetto di alpha e beta

Già in un precedente post abbiamo parlato delle differenze tra gestione attiva e gestione passiva. Qui ci limiteremo a ricordare che l’obiettivo della gestione passiva (rappresentata dagli Etf)  è quello di garantire il rendimento prodotto dal mercato.
Lo scopo della gestione attiva (perseguita dai fondi attivi) è, invece, quello di realizzare un rendimento superiore a quello restituito dal mercato.

“Alpha” e “beta” sono due concetti che vengono associati alla gestione attiva e a quella passiva.
L’alpha identifiica l’extrarendimento generato dalla gestione attiva tramite la selezione di titoli e ingressi e uscite tempestive dal mercato.
Quando si parla di beta si fa invece riferimento al semplice rendimento del mercato.
Ognuno di  noi vorrebbe, nel suo piccolo,  riuscire a creare alpha. Questo vale per chi cerca di selezionare il miglior fondo e il miglior gestore capace di battere il mercato con persistenza. Curiosamente anche chi critica la gestione passiva non è affatto immune alla tentazione di creare alpha in modo autonomo magari attraverso operazioni “tattiche” di acquisto e vendita  e con  l’inserimento degli Etf con presunta maggiore potenzialità, in funzione del contesto di mercato.

In realtà, un investitore davvero consapevole prima di tutto dovrebbe preoccuparsi di catturare il beta, il rendimento prodotto dal mercato che è già ampiamente generoso.
Tutte le volte che facciamo delle operazioni tattiche, che cerchiamo l’Etf migliore o il gestore attivo più abile rischiamo di perdere buona parte del beta, ovvero del rendimento prodotto gratuitamente dal mercato. 

In ogni caso prodigarsi per migliorare i rendimenti del portafoglio (cercando alpha) è assolutamente umano e legittimo.
Vediamo adesso se questo ambizioso obiettivo sia conciliabile con la preservazione del beta, cioè senza perdere il rendimento del mercato a causa di scelte errate.

Gestione attiva e creazione di alpha: difficile o impossibile?

Le statistiche dicono che creare alpha, battere il mercato, è molto difficile, quasi impossibile: in Europa meno del 10% dei fondi riesce a ottenere rendimenti superiori al mercato di riferimento.

SPIVA FONDI BATTUTI DAL BENCHMARK
Fonte: SPIVA

Questa grafica mostra la percentuale di fondi che ha sottoperformato il mercato di riferimento negli ultimi 10 anni (in chiaro) e quella che, invece, lo ha sovraperformato (in scuro).
Chi si oppone alla gestione attiva utilizza questi risultati come prova incontrovertibile dell’impossibilità di battere il mercato e dell’inutilità dei fondi e dei gestori. Salvo il fatto che poi, una larga parte di questi accaniti sostenitori della gestione passiva, è convinta di riuscire a creare alpha in modo autonomo riuscendo nell’impresa in cui fallisce la maggioranza dei gestori attivi.

Battere il mercato è oggettivamente molto difficile: sono pochissimi i gestori che riescono a farlo con persistenza nel lungo periodo. E’ normale che sia così: le probabilità di successo devono essere basse altrimenti chiunque potrebbe riuscirci e non ci sarebbero più opportunità da cogliere.
Non c’è, dunque, da stupirsi molto del fatto che la maggioranza dei gestori che cerca di battere il mercato non ci riesca.
Il punto è: Vale la pena provarci?

Personalmente non ho nulla in contrario alla gestione attiva tramite fondi o in proprio. 
Trovo però che molti investitori vedano la gestione attiva come la scorciatoia per ottenere la ricompensa del lungo periodo in poco tempo. L’ impazienza camuffata da ricerca di alpha raramente ha un lieto fine (ricorda che per raggiungere il successo negli investimenti è sempre necessario pagare un prezzo).

Tornando alla domanda centrale “vale la pena provare a creare alpha?”, sono convinto che ogni investitore dovrebbe seguire l’approccio che gli garantisce la maggior probabilità di raggiungere i suoi obiettivi. Per la maggior parte degli investitori un approccio passivo di lungo termine è quello che massimizza le possibilità di successo.
Questo non significa né che il ricorso agli Etf sia adatto a tutti, né che tutta la gestione attiva sia destinata a fallire, né che gli investitori debbano totalmente astenersi dalla ricerca di alpha. L’importante è essere consapevoli che è molto più difficile di quanto si possa pensare.
Ci sono (poche) persone particolarmente  capaci di sovraperformare le medie di mercato. Soltanto che riuscirci è molto più arduo di quanto si pensi. Almeno secondo la mia esperienza.

Cercare l’alpha senza perdere di vista il beta

Quando ho iniziato il mio percorso professionale nel mondo della finanza ero convinto non solo che battere il mercato fosse un’impresa non poi così difficile ma, soprattutto, ero certo che ci sarei riuscito.
La mia attività consisteva nel comprare e vendere singoli titoli azionari e selezionare Etf e fondi e investimenti alternativi (crowdfunding immobiliare, peer to peer lending ecc.).
Come la maggior parte degli investitori che provano a battere il mercato non ero così attento nel controllare i miei risultati, soprattutto rispetto al beta, cioè al rendimento del mercato.

Progressivamente, con gli errori e con l’esperienza che ne deriva ho cambiato approccio in favore di una filosofia passiva e pigra.
Una volta realizzato che puoi  raggiungere i tuoi obiettivi senza necessariamente dover correre il rischio supplementare che comporta il tentativo di creare alpha, perché mai dovresti  provarci?
“Ci sono rischi che non puoi permetterti di correre e ci sono rischi che non puoi permetterti di non correre” (cit.).
Tra i rischi irrinunciabili c’è quello di mercato: la ricerca del beta. Tra i rischi rinunciabili c’è il tentativo di sovraperformare il mercato: la ricerca dell’alpha.

Detto questo, cercare “rendimento aggiuntivo” fa parte della nostra natura.  “fare qualcosa di più” è una tentazione difficile da resistere. 
E’ possibile, allora, coniugare un approccio passivo con la ricerca di un extra rendimento? Si può cercare l’alpha senza rinunciare al beta? Si può fare, a patto che questo non ci faccia correre rischi inutili. Affinché questo sia possibile è necessario trovare il giusto compromesso tra la disciplina dell’approccio passivo e la dinamicità di quello attivo.

La sinergia tra asset allocation strategica e asset allocation tattica

Lo stile di investimento passivo è quello che ci dà la maggior probabilità di successo nel lungo periodo. Affinché ciò sia vero, è necessario che si realizzino due condizioni:

  1. Approccio passivo non solo nella forma ma anche nella sostanza:
    Molti investitori contestano la gestione attiva autoproclamandosi genuini passivi soltanto per il loro ricorso esclusivo agli Etf. Poi però movimentano frequentemente il portafoglio nel tentativo di cronometrare il mercato e alla ricerca del miglior trend. “Approccio passivo” significa aver individuato un portafoglio  stabile  a cui rimanere coerenti per il lungo periodo senza apportare modifiche particolari;
  2. Comprensione del funzionamento dell’economia e dei mercati:
    Perchè le azioni salgono nel lungo periodo?, Qual è la differenza tra mercati ed economia?  Quanto contano le valutazioni? Senza aver compreso e acquisito questi concetti non c’è approccio passivo che consentirà di far proprio il rendimento di medio lungo termine.

Sulla base di questi due importanti presupposti, deve essere costruita l’asset allocation strategica, ossia la combinazione di azioni, obbligazioni e asset reali che deve essere mantenuta stabile nel medio lungo periodo seguendo una corretta attività di ribilanciamento.
I risultati realizzati nel lungo termine dipendono in larga parte dall’asset allocation strategica che deve rappresentare il cuore del portafoglio: 
Anche per chi vuole tentare di “andare oltre” il rendimento di mercato, l’85% del portafoglio deve essere comunque dedicato all’asset allocation strategica.
Una volta definita la composizione del portafoglio più idonea al raggiungimento dei propri obiettivi, si potrà valutare di dedicare una porzione del portafoglio a una gestione più tattica.

L’asset allocation tattica rappresenta quella parte del portafoglio destinata a operazioni effettuate con ottica di breve/medio periodo nel tentativo di sfruttare le diverse fasi del ciclo economico. Questa parte potrà coprire fino al 15% del portafoglio.

COMBINARE STRATEGIA E TATTICA NELL'ASSET ALLOCATION

E’ importante strutturare asset allocation strategica e asset allocation tattica in modo che l’una comunichi con l’altra. Non devono essere interpretate come due sezioni indipendenti, ma come parti complementari dello stesso portafoglio.

Prendiamo come esempio teorico un semplice portafoglio 60/40 composto per il 60% da azioni globali e per il 40% da obbligazioni globali e vediamo come può essere integrata l’asset allocation tattica con quella strategica.

Esposizione azionaria:

Esposizione obbligazionaria:

Questa è la struttura di un ipotetico portafoglio 60/40 costruito combinando asset allocation strategica e asset allocation tattica

PORTAFOGLIO 60-40 CON ASSET ALLOCATION STRATEGICA E ASSET ALLOCATION TATTICA

In questo caso l’85% del portafoglio è costruito in modo strategico, il 15% in modo tattico. L’attività di ribilanciamento dovrà contemplare sia la parte strategica che quella tattica,  incrementando o riducendo gli strumenti tattici in modo da mantenerne inalterato il peso fino a quando questi saranno detenuti in portafoglio.
Il principale punto di attenzione riguarda quale asset class e quali strumenti fondamentali debbono essere presi in considerazione nella costruzione dell’asset allocation strategica. Quali sono gli strumenti che devo inserire in modo permanente nel portafoglio sia per la parte azionaria che per quella obbligazionaria? Quali invece posso decidere di utilizzare in chiave tattica?

Di seguito alcuni articoli di approfondimento per la composizione dell’asset allocation strategica e per l’asset allocation tattica:

Circoscrivere le scelte tattiche a una parte limitata del portafoglio è funzionale a perseguire il tentativo di creare rendimento aggiuntivo senza rischiare di pregiudicare il risultato in caso di scelte errate.

contatta David Volpe

Conclusioni

Preferisco essere sicuro di un buon risultato piuttosto che sperare di ottenerne uno eccezionale

Warren Buffett

Quando si parla di rendimento di mercato bisogna aver presente che stiamo facendo riferimento a un concetto puramente teorico. Il rendimento concreto è quello realizzato dagli investitori con i loro portafogli e con le loro decisioni. Più che accanirsi su concetti astratti, dovremo pensare a far sì che le probabilità di successo siano in nostro favore.
Un approccio passivo e pigro che limita la movimentazione a una corretta attività di ribilanciamento è quello che, statisticamente, massimizza le probabilità di successo nel medio lungo termine.
La prima preoccupazione di ogni investitore consapevole dovrebbe, infatti, essere intercettare il massimo del beta, ovvero il rendimento del mercato.

Per la maggior parte degli investitori non ha molto senso farsi carico di un rischio aggiuntivo legato al tentativo di creare alfa (cioè rendimento aggiuntivo).
Se vuoi tentare di migliorare i tuoi risultati dovresti circoscrivere la ricerca dell’alpha a una parte del tuo capitale. Questo ti consentirà di perseguire un rendimento aggiuntivo senza esporre l’intero portafoglio al rischio legato al tentativo di “battere il mercato”

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi! 

Iscriviti

* indicates required
Potrebbero interessarti anche

3 Comments

  1. “…rapportarmi senza pregiudizi con chi ha un’idea diversa dalla mia, raramente non esco arricchito dalla discussione.” Questa regola base di vita permette negli investimenti di ampliare il proprio campo visivo e ponderare meglio le proprie decisioni. Resta punto fermo che le decisioni di investimento sono sempre soggettive e mai oggettive, ma sempre correlate alle 3 regole aure: necessità, possibilità e tempo. Grande David fremo per leggere il tuo libro. Buona Domenica

  2. …dopo una riflessione più profonda su questo articolo mi permetto, sempre con spirito costruttivo, di dissentire dalla definizione “rendimento gratuito” della gestione passiva, ma definirlo quale “rendimento certo”. Questo perché come giustamente sottolinei tu nell’articolo tutto ha un prezzo, nello specifico il costo tempo. Grande David!

    1. Non potrei essere più d’accordo.

      Grazie a te per i tuoi puntuali interventi Luca!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *