COME SCEGLIERE UN FONDO PENSIONE

In questo post non mi dilungherò sull’importanza di attivare una qualsiasi forma di previdenza complementare: credo che ormai la portata del problema sia tale da rendere imprescindibile l’attivazione di un fondo pensione tanto quanto una polizza auto (per chi fosse interessato in questo articolo parlo dell’importanza di aderire ad un fondo pensione).

Oggi , piuttosto, andremo ad esaminare i criteri per scegliere la linea di investimento più adatta alle proprie esigenze, visto che ogni fondo pensione presenta più di una scelta e questo può cambiare molto il risultato nel tempo.

Già, perché una volta acquisita la consapevolezza dell’importanza del fondo pensione si presenta il problema della scelta della soluzione di investimento più adatta.

E, si sa, quando siamo messi davanti ad una scelta (oltretutto importante come quella di un fondo pensione) veniamo sopraffatti dalla paura di sbagliare. Finisce che le linee migliori sono sempre quelle che non abbiamo scelto.

Le Linee di investimento più comuni

Chi sottoscrive un fondo pensione può scegliere tra le seguenti alternative che individuano le linee di investimento più comuni:

  • Linea garantita: 
    I contributi vengono investiti principalmente in depositi bancari, obbligazioni e soltanto in misura marginale in azioni. Il fondo pensione si impegna a garantire almeno la restituzione dei contributi versati al raggiungimento dell’età pensionabile;
  • Linea obbligazionaria pura:
    I contributi vengono investiti in via esclusiva in obbligazioni e in depositi bancari;
  • Linea obbligazionaria mista:
    I contributi vengono investiti in obbligazioni e in azioni. L’investimento in azioni non può superare il 20% del patrimonio; 
  • Linea bilanciata:
    I contributi vengono investiti in obbligazioni e in azioni. L’investimento azionario mediamente si attesta tra il 20 ed il 50% del patrimonio;
  • Linea azionaria:
    I contributi vengono investiti in obbligazioni e in azioni. L’investimento azionario si attesta generalmente tra un minimo del 40 ed un massimo del 95%. 

Fondo pensione: i criteri per scegliere la linea di investimento più adatta

Gli unici parametri su cui basare la scelta della linea di investimento sono sempre gli stessi:

  1. Orizzonte temporale: tanto più lunga sarà l’aspettativa di vita lavorativa, tanto maggiore dovrebbe essere la parte del portafoglio destinabile alle azioni;
  2. Tolleranza alle oscillazioni: oltre al tempo a disposizione, dovrebbe essere fatta un’attenta analisi della propria attitudine a convivere con le oscillazioni dei mercati finanziari.

Se l’obiettivo è quello di integrare una rendita pensionistica e garantirsi un’esistenza dignitosa,  bisogna fare in modo di mettere in campo tutti gli accorgimenti necessari per raggiungerlo, questo obiettivo.
Il vero rischio è quello di non riuscire a capitalizzare un capitale idoneo a “garantire” un’adeguata integrazione.

Invece, quando c’è in gioco la nostra pensione e, quindi, i nostri soldi, veniamo inesorabilmente attratti da concetti come la garanzia del capitale, la protezione e la conservazione.
Non c’è niente da fare: la paura di “perdere” i soldi condiziona le nostre scelte perché per natura siamo molto più avversi alle perdite che non attirati dai guadagni.

E così tra paure, esigenze di sicurezza e consigli approssimativi, la scelta ricade quasi sempre su soluzioni “garantite”.

In realtà scegliere una linea conservativa prudente o garantita per chi ha un’aspettativa lavorativa di 10 o più anni alla fine costa molto caro in termini di risultati al raggiungimento dell’età pensionabile.

Vediamolo insieme con questo esempio:

contatta David Volpe

Scelta della linea di investimento: il fattore tempo

Partiamo da questa tabella che riepiloga i rendimenti nel tempo delle linee di investimento opzionabili per i vari fondi pensione (la tabella è estratta dall’ultimo rapporto redatto dalla Covip, l’ente di vigilanza sui fondi pensione):

RENDIMENTI FONDI PENSIONE

Tralasciando gli ottimi risultati  del 2019 e osservando gli ultimi  10 anni, l’intervallo di rendimento si colloca tra un minimo dello 0,8% annuo ad un massimo del 5,7% annuo.

In particolare il rendimento conseguito dalla migliore delle linee garantite è dell’ 1,9% annuo mentre quello della peggiore delle linee azionarie è del 5,3% annuo.

Ipotizziamo che due giovani lavoratori Gianni Prudente e Mario Dinamico, entrambi con un’ aspettativa lavorativa di 35 anni, decidano contemporaneamente di aderire ad un fondo pensione.

Entrambi apporteranno un contributo di € 200 mensili senza mai modificarlo nel tempo.

Gianni Prudente, preferirà perseguire la garanzia del capitale, mentre Mario Dinamico dopo essersi accuratamente documentato, sceglierà una linea azionaria.

Vediamo l’evoluzione del capitale accumulato applicando i rendimenti medi degli ultimi 10 anni (quello massimo per la linea garantita e quello minimo per la linea azionaria):

Gianni Prudente:

contributo mensile: € 200

Strategia di investimento: linea garantita

Rendimento annuo: 1,9%

Versamenti totali: € 84.000

Capitale a scadenza: € 118.985,14

LINEA GARANTITA CAPITALE A SCADENZA
Crescita del capitale nel tempo

Mario Dinamico:

Contributo mensile: € 200

Strategia di Investimento: linea azionaria

Rendimento annuo: 5,3%

Versamenti totali: € 84.000

Capitale a scadenza:  € 237.300,83

LINEA AZIONARIA CAPITALE A SCADENZA
Crescita del capitale nel tempo

Aldilà del fatto che la linea azionaria avrebbe restituito un ritorno di oltre il doppio rispetto alla linea garantita, la considerazione da fare riguarda, piuttosto, il livello di integrazione raggiungibile con il capitale maturato.

Ipotizzando il pensionamento all’età di 65 anni, Gianni Prudente (linea garantita) avrebbe diritto ad una rendita integrativa di circa € 575

L’integrazione di Mario Dinamico (linea azionaria) sarebbe invece di € 1.140.

Inoltre Mario Dinamico avrebbe un ulteriore importantissimo beneficio: la possibilità di utilizzare una parte del capitale maturato per anticipare il pensionamento. 

A partire dal 2018 è infatti stato introdotto l’istituto della R.I.T.A. (rendita integrativa temporanea anticipata) che consente ai titolari di fondo pensione (aggiungo “con adeguate disponibilità maturate”) di anticipare il pensionamento fino a 5 anni (leggi il post di approfondimento sulla R.I.T.A.).

Scelta della linea di investimento: la tolleranza alle oscillazioni

Certo si potrebbe legittimamente obiettare che i rendimenti del mercato azionario non sono garantiti ed il 5.3% potrebbe essere un’ipotesi di guadagno irrealistica.

Giusto!

Tuttavia se diamo un’occhiata ai rendimenti realizzati nel tempo, la prospettiva cambia.

Questa tabella riepiloga i rendimenti migliori (Best) peggiori (Worst) e medi (Average) realizzati dal mercato azionario (americano)  dal 1926 al 2020 su una durata di 5, 10 , 20 e 30 anni.

Cosa ci dice questa tabella?

Se hai un aspettativa di vita lavorativa superiore ai 15 anni dovresti scegliere assolutamente una linea di investimento azionaria.

Viceversa se prevedi di raggiungere l’età pensionabile entro i prossimi 10 anni, è preferibile orientarsi su linee garantite/conservative.

Osservando la tabella, infatti, possiamo vedere che i risultati possono cambiare significativamente in funzione del periodo di tempo dell’investimento.

Più nel dettaglio nel periodo osservato (1926 – 2020) chi ha investito in azioni con un orizzonte temporale di 30 anni avrebbe realizzato, nella peggiore delle ipotesi, un rendimento del 7,8% annuo.

Faccio notare che stiamo parlando di un arco di tempo in cui il mondo è stato colpito dalla più profonda delle recessioni (1929), da un conflitto mondiale, da varie crisi petrolifere, dal peggior attentato terroristico (2001) dalla più grande crisi finanziaria (2008) e da una non trascurabile pandemia globale. Poteva andare peggio di così?

Conclusioni

Risparmia come un pessimista, investi come un ottimista.

Morgan Housel

Riassumiamo insieme come scegliere la propria linea di investimento.

Fai un rapido conto degli anni che ti mancheranno alla pensione:

  • Se ti mancano meno di 5 anni, indipendentemente dal tuo profilo, sarebbe opportuno scegliere  tra una linea garantita ed una linea obbligazionaria. Questo per due motivi:
    1. le oscillazioni dei mercati  in un periodo di tempo così limitato potrebbero non valorizzare il capitale;
    2. l’obiettivo principale non dovrebbe essere  tanto il rendimento quanto piuttosto il risparmio fiscale tramite la deducibilità dei contributi (leggi il post dedicato alla deducibilità dei fondi pensione);
  • Se ti mancano da 5 a 10 anni, la scelta dipende molto  dal tuo profilo di rischio. In linea generale sarebbe preferibile orientarsi tra una linea garantita ed una linea obbligazionaria o obbligazionaria mista. L’opzione delle linee bilanciate o azionarie dovrebbe essere presa in considerazione solo se a fronte della possibilità di realizzare  un maggiore rendimento, sei disposto ad accettare una probabilità di ritorno inferiore al capitale investito; 
  • Se ti mancano oltre 10 anni la scelta diventa obbligata su una linea di investimento azionaria o, tuttalpiù, bilanciata. Non ci sono grandi alternative.
    A prescindere dal tuo profilo di rischio è molto probabile (per non dire certo) che la pensione pubblica non sarà in grado di garantirti una rendita dignitosa. Quindi l’unica soluzione è quella di pensarci autonomamente perseguendo la strategia di massimizzazione dei rendimenti.
    E’ molto probabile che durante il percorso vedrai oscillare significativamente il tuo capitale. E’ altrettanto probabile che tu possa vedere occasionalmente evaporare i guadagni accumulati per effetto della discesa dei mercati. Fa parte del gioco: tieni duro, non controllare l’andamento del breve termine e focalizzati sull’obiettivo finale.
    Ci sentiamo tra 7/10 anni e vedrai che avrai le tue soddisfazioni.

Un’ultima riflessione personale:

Già in un precedente articolo mi sono soffermato sul concetto di garanzia dell’investimento e di come sia sempre più difficile tener fede a questa garanzia, azzerando, per lo più, le possibilità di guadagno.

Tant’è vero che due importanti fondi di categoria (Fon.te e Cometa) hanno profondamente riformato le linee conservative all’interno dei propri fondi eliminando le opzioni garantite.

C’è chi ha gridato allo scandalo ed all’espropriazione della pensione dei lavoratori, ma questa scelta, in realtà, è coerente con le finalità previdenziali di un fondo pensione, ovvero  investire con un’ottica di lungo periodo.

Le persone ossessionate dalla paura di perdere soldi alla fine finiscono inesorabilmente per perdere soldi.

L’unica certezza che avremo scegliendo un fondo pensione garantito è che ciò che ne ricaveremo non sarà sufficiente ad ottenere un adeguato trattamento pensionistico.

Il bisogno di garanzia (che non è finanziario ma emotivo) ci distoglie dalla nostra reale esigenza che è quella di garantirci un futuro dignitoso. 

Se non sei ancora sicuro se aderire o meno ad un fondo pensione perché ti dà fastidio l’idea di non poter ottenere il tuo capitale fino all’età pensionabile ti suggerisco la lettura di questo articolo:

Fondo pensione: come e quando riavere indietro i tuoi soldi;

Se invece stai accantonando il tuo TFR in azienda in questo articolo potrai trovare qualche utile spunto di riflessione per una scelta consapevole:

TFR meglio in azienda o su un fondo pensione?



Infine se ti stai interrogando su quanto possa essere conveniente riscattare la laurea dai un occhiata a quest’analisi:

Conviene ancora riscattare gli anni di laurea?

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2 Comments

  1. Questo asset di portafoglio, quadrante previdenza, in virtù del vantaggio fiscale che lo rende strumento imprescindibile ma sempre con una marcata endogena inefficienza gestionale, con conseguente perenne storica sotto performance, costi di gestione molto elevati, porta ad un’unica condotta che deve essere tenuta, in ottica di consulenza, che è la strategia dei fondi target: il rischio viene abbassato gradualmente con l’ avvicinarsi alla data pensionabile, oltre i vincoli normativi vigenti già su determinate età, visto che in Italia ancora esiste la reale possibilità di andare in quiescenza in “giovane età”, nonostante tutto il dramma mediatico a cui assistiamo in merito. L’assunzione di massimo rischio, peraltro poco visibile infatti si usa nav mensile, difficoltà poi di reperire poi tale prezzo se non nelle rendicontazioni periodiche, permette al professionista di far percorre il tragitto al soggetto aderente in modo ovattato e quindi di poter ottenere, grazie in primis sempre comunque al poi vero residuo benefit fiscale, non è tutto oro quello che luccica…, ma in seconda istanza comunque al rischio assunto, un risultato ad oggi soddisfacente. Non ritengo il fondo pensione un comune strumento direzionale, ma bensì a scadenza.

    1. Il tuo intervento evidenzia l’importanza dell’approccio “lifecycle”: l’esposizione azionaria deve essere inversamente proporzionale all’età dell’investitore. Quindi, mano a mano che si avvicina l’età pensionabile, l’investitore dovrebbe ridurre l’esposizione azionaria spostandosi sulle linee più conservative. Questo accorgimento evita che il capitale accantonato venga “colpito” da un crollo dei mercati quando, ormai, non c’è più il tempo sufficiente per recuperarne gli effetti visto proprio l’approssimarsi del pensionamento e, quindi, dell’utilizzo del capitale.
      Poco importa se questa strategia venga perseguita in modo automatico (fondi target) manuale o semiautomatico. L’importante è metterla in atto (come giustamente osservi).
      Per quanto riguarda la questione delle sottoperformance e dei costi gestionali, in molti gridano all’inutilità della previdenza integrativa (primo tra tutti il Prof. Beppe Scienza ). Ritengo che, comunque, debba essere considerato il trattamento agevolato in termini di tassazione dei rendimenti (20% anzichè 26%) nonché l’esenzione totale dal pagamento dell’imposta di bollo (0,20% annuo). Per quanto riguarda, infine, l’aspetto del risparmio fiscale, chi, ipoteticamente, riuscisse a rinunciare alla gratificazione immediata reinvestendo (sul fondo pensione stesso o su un altro strumento azionario) il riaccredito delle deduzioni, riuscirebbe largamente a compensare eventuali sottoperformance e ad amplificare i rendimenti a scadenza.

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