Da un po’ di tempo, nel mondo del risparmio gestito, si è acceso un vivacissimo dibattito che divide i sostenitori della gestione attiva dai sostenitori della gestione passiva, tra quelli cioè che preferiscono affidarsi a fondi comuni di investimento e quelli che, invece, ritengono molto più redditizio investire in ETF.

Chi ha ragione? Proviamo a fare un po’ di chiarezza in merito.

Il motivo del contendere sembrerebbe vertere, più che altro, sui costi di gestione,  più onerosi per i fondi comuni di investimento rispetto agli ETF, caratterizzati da un impatto economico molto più basso.

Sono il primo a consigliare ed a controllare l’incidenza dei costi di gestione rispetto al rendimento del prodotto, perché come si dice, il risparmio è il primo guadagno.

Ma fare di questa analisi l’unico motivo di scelta potrebbe risultare molto riduttivo, se non a volte controproducente, ed è necessario quindi andare ad analizzare altri parametri, prima di prendere una decisione in merito.

Cosa è il risparmio gestito

Prima di tutto ricordo che con il termine Risparmio Gestito si individuano tutte le tipologie di prodotti finanziari tramite i quali l’investitore conferisce in gestione i propri capitali a società specializzate (Società di gestione del risparmio o banche).
I risparmi  raccolti confluiscono in un fondo che viene amministrato dall’intermediario.
I rendimenti conseguiti saranno poi ripartiti in maniera uniforme tra tutti gli investitori partecipanti proporzionalmente al capitale versato.

Differenza tra Gestione Attiva e Gestione Passiva

La strategia di gestione passiva del capitale si caratterizza per la sua finalità di conseguire lo stesso rendimento del mercato di riferimento scelto, detto “indice” o “benchmark”, replicandone esattamente i risultati.

Questo è possibile perché, una volta definito il mercato di riferimento, ad esempio indice azionario globale, azionario europa, obbligazionario europeo ecc…  il fondo opera comprando gli stessi titoli che compongono l’indice, esattamente nelle stesse proporzioni. Fanno parte di questa strategia i cosiddetti ETF ( exchange-traded fund).

La strategia di gestione attiva si distingue, invece, per il suo obiettivo di realizzare risultati migliori rispetto al mercato di riferimento, grazie all’abilità del gestore nel selezionare i titoli più redditizi nelle varie fasi delle contrattazioni.
Coerentemente con questo obiettivo (ben più ambizioso!) l’investitore pagherà un costo di gestione (commissione) più elevato rispetto a quanto applicato nella gestione passiva.
Rientrano nella categoria degli strumenti attivi i Fondi Comuni di Investimento e le Sicav (Società di Investimento a Capitale Variabile).

Fondi Comuni di Investimento vs ETF. Obiettivi e risultati

Le domande da porsi a questo punto sono due:

  1. Il Fondo comune di investimento ottiene davvero performance migliori rispetto al mercato di riferimento?
  2. Anche ottenendo performance migliori, questo ripaga i costi di gestione che nel tempo è stato necessario sostenere?

In un momento storico caratterizzato da una particolare attenzione ai costi sostenuti, anche alla luce delle nuove regolamentazioni europee, cresce la schiera dei sostenitori della gestione passiva: si pensa che i costi di gestione applicati non siano giustificabili rispetto ai risultati conseguiti, che comunque potrebbero non essere garantiti.

Dipende.

Quello che segue è un confronto grafico (non esaustivo) tra un etf azionario globale ed un fondo azionario globale a gestione attiva (peraltro, non il migliore della categoria). La linea rossa indica l’andamento del mercato di riferimento, la linea blu indica l’andamento del prodotto esaminato.

Etf azionario vs mercato di riferimento

Come potete notare, l’ETF replica fedelmente il mercato di riferimento, e le linee rosse e blu si sovrappongono per tutto il periodo.

Fondo azionario vs mercato di riferimento

Il fondo comune di investimento invece ha un andamento meno fedele al benchmark, con la tendenza (nel medio termine) a superare le performance del mercato di riferimento.

Fondo Comune Investimento vs ETF

Nel caso in esame, la capacità del gestore è stata largamente in grado di ripagare i costi sostenuti (i grafici esprimono l’andamento dei due prodotti già al netto dei costi di gestione) e generare un extra rendimento rispetto all’omologo passivo di circa 13 punti percentuali in un periodo di 5 anni. Quindi, a fronte di un rendimento dell’ ETF del 75% ca.  in 5 anni (al netto del costo di gestione dello 0,30%) , il fondo comune di investimento avrà reso l’ 88% ca. nello stesso arco temporale (al netto del costo di gestione dell’ 1,85%).


Come scegliere il prodotto giusto


Non è saggio pagare troppo. Ma pagare troppo poco è peggio. Quando si paga troppo si perde un po’ di denaro, e basta. Ma se si paga troppo poco si rischia di perdere tutto, perché la cosa comprata potrebbe non essere all’altezza delle proprie esigenze. La legge dell’equilibrio negli scambi non consente di pagare poco e di ricevere molto: è un assurdo.

J. Ruskin

Non sono le parole di un banchiere né, tantomeno, di un economista. Si tratta di  John Ruskin (1819 – 1900) scrittore, poeta, pittore nonché critico d’arte. Ruskin probabilmente non si intendeva di economia e di finanza ma, di certo, era capace di formulare critiche costruttive.

Criticare per il prezzo pagato a prescindere è un atteggiamento che ha poco senso: ricercare l’alternativa a basso costo può rivelarsi una strategia miope.

La ricerca di un extra rendimento tramite la selezione dei titoli giusti è sicuramente un compito complicato ma i gestori in grado di farlo sono capaci di fornire un valore aggiunto che, nel tempo, significa tanto rendimento in più.

Il primo problema che si pone nella scelta del prodotto giusto è che, destreggiarsi nell’universo dei fondi a gestione attiva, è impresa assai ardua: tra migliaia di prodotti offerti sul mercato, riuscire ad individuare i prodotti effettivamente “efficienti” non è cosa semplice.

Un buon metodo di selezione può essere l’analisi degli indici di efficienza ossia di tutti quei misuratori che contribuiscono a fornire un quadro sull’andamento del fondo comune di investimento ed un valido supporto per valutare se sia più o meno adatto alle proprie esigenze. (approfondisci leggendo il post dedicato).

La seconda riflessione da fare è relativa alla quantità di  valore che possa essere estratto dal mercato di riferimento:

scegliere fondi comuni di investimento che operano in contesti di mercato con rendimenti molto bassi (come quello offerto dai titoli di stato dei paesi sviluppati) può essere controproducente: il rendimento già risicato rischia di non ripagare il costo delle commissioni presenti. In questo caso molto meglio un etf.

L’importanza dell’analisi nel tempo – il vero valore della consulenza

Confrontare grafici  sulla base dei dati oggettivi è relativamente semplice. Trarne delle conclusioni un po’ meno:

La ricerca del prodotto più efficiente è la molla che, razionalmente, muove l’investitore esigente che seleziona fondi ed etf per perseguire le migliori performance.

Domandarsi “quanto rende un investimento? ” e “qual è il fondo migliore?” è un processo legittimo ma totalmente inutile se non si riesce a gestire la propria emotività e rimanere fiduciosi durante le fluttuazioni (quindi ai ribassi) del mercato.

Il nodo centrale della questione non è solo quale prodotto finanziario scegliere, ma soprattutto come verrà monitorato nel tempo e quali saranno le strategie di uscita per ricavarne il giusto rendimento.

Non rivolgersi ad un buon consulente finanziario nella gestione dei propri investimenti spesso porta l’investitore a cadere nel più grande errore emotivo che si possa fare. Questo grafico lo dimostra chiaramente:

Andamento mercato azionario americano vs acquisti/vendite

A fronte di un andamento di mercato tutt’altro che lineare (S&P 500 linea nera), i flussi di  acquisto (candele verdi) si concentrano nelle fasi di rialzo massimo mentre quelli di vendita (candele rosse) aumentano nelle fasi di ribasso minimo.

Un timing perfetto per vanificare l’efficienza di qualsiasi buon fondo attivo o l’economicità del miglior etf passivo!

Un vecchio slogan pubblicitario recitava: “la potenza è niente senza controllo”.

Allo stesso modo un portafoglio oculatamente selezionato non porterà a nessun risultato se non è accompagnato da comportamenti razionali: nella maggioranza dei casi le performance deludenti non sono dovute a cattivi prodotti ma a cattivi comportamenti.

La gestione attiva si distingue, generalmente, per essere supervisionata dall’attività di un consulente, e quindi, da un’attività di valutazione delle esigenze dell’investitore e di assistenza professionale nella gestione del patrimonio.

In parole povere il consulente aiuta l’investitore nell’individuazione della propria tolleranza al rischio (leggi il post sul rischio finanziario) e degli obiettivi ragionevolmente perseguibili in funzione della propria emotività.

In termini tecnici, la funzione del consulente è quella di  dotare l’investitore di quelle armi mentali che consentono di rimanere indifferenti alle fluttuazioni dei mercati.

Poter contare su una “guida” che accompagna l’investitore e lo assiste nelle fasi avverse di mercato, contribuisce a tenere comportamenti razionali anche quando i mercati finanziari inducono a prendere decisioni sbagliate.

La paura di perdere soldi fa perdere soldi!

La funzione della consulenza è quella di fornire gli strumenti per vincere o, comunque, tollerare le proprie paure.


...Se il mercato persiste in comportamenti insensati, tutto ciò di cui hai bisogno è comune buon senso per sfruttare tale insensatezza…


Benjamin Graham

Conclusioni

  • Selezionare un buon fondo piuttosto che un buon etf è importante.
    Il processo di selezione assume maggior complessità soprattutto nell’ambito della gestione attiva: l’elevato numero dei prodotti disponibili rende difficile individuare i gestori che sono effettivamente capaci di estrarre valore aggiunto dal mercato. Tuttavia un abile gestore attivo, nel tempo, riesce a realizzare risultati migliori di un prodotto passivo.
  • Interrogarsi sulla convenienza di questo o quel prodotto attivo piuttosto che passivo è giusto ma perfettamente vano se non si ha la capacità di gestire le proprie emozioni: nella larga maggioranza dei casi, il risultato è dato dal giusto comportamento e non dal prodotto migliore.
  • Si è troppo spesso abituati a ragionare in termini di prezzi (del mercato) e non in termini di valori (racchiusi nei prodotti di investimento a prescindere dagli alti e bassi del mercato).
  • Poter contare su un supporto professionale, aiuta a tenere i giusti comportamenti e ad evitare di prendere decisioni sbagliate che producono perdite irrecuperabili.

Leggi anche:

Il tuo fondo è efficiente? 5 passi per valutare le sue performance;

Breve guida per la scelta di un fondo comune d’investimento con l’aiuto di Morningstar;

La scelta del Ranking non è sufficiente: i parametri necessari per scegliere un fondo comune di investimento;

Fondo comune di investimento: guida alla scelta del migliore;

Robo Advisor: cosa sono e come funzionano;

Perchè rivolgersi a un consulente finanziario.


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1 Comment

  1. Ben difficilmente esiste cosa al mondo che qualcuno non possa produrre di qualità un po’ inferiore e vendere a un prezzo più basso. Ma coloro che tengono conto solo del prezzo diventano di questi la preda legittima.

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