COME ESSERE FELICI CON I PROPRI SOLDI

“Si stava meglio quando si stava peggio”.
Quante volte abbiamo sentito o, a nostra volta, abbiamo pronunciato questa frase?
Siamo bombardati costantemente da notizie di guerre, inflazione, contrasti politici, disastri che dipingono la società attuale come un ambiente sempre più ostile.
Chi di noi non si trova talvolta a dover gestire situazioni di stress che rendono l’ambiente lavorativo così pesante da farci bramare l’arrivo del fine settimana?

Il mondo sta davvero peggiorando?  Perché ci sentiamo infelici?
Perché abbiamo la sensazione di essere meno fortunati delle generazioni che ci hanno preceduto?

Si dice che la felicità sia una scelta che dipende, in larga parte, da noi, da come vediamo le cose e da come ci rapportiamo rispetto ai nostri soldi e a quello che possediamo.
In questo articolo daremo uno sguardo a come stanno andando le cose nel mondo e  cercheremo di comprendere le ragioni del diffuso senso di insoddisfazione per capire come provare a superarlo.

Il mondo va sempre peggio

La percezione più diffusa è quella di una società in degrado che offre molte meno opportunità rispetto al passato. Non solo: siamo convinti che le cose continuino a peggiorare anno dopo anno.
Nel suo splendido libro Factfulness il medico e statistico svedese Hans Rosling, a suon di dati, scardina uno per uno tutti i principali luoghi comuni sulle disastrose condizioni del mondo: siamo sempre più poveri, più sottomessi e via dicendo.

Rosling  dimostra che la maggior parte dell’umanità si colloca nella fascia media dei redditi con un costante spostamento verso l’alto. Diminuisce costantemente il numero di persone che vivono in povertà estrema. E’ migliorato il livello medio di istruzione nel mondo.

Il sito Our World in Data gestito dalla Global Change Data Lab (un’organizzazione inglese senza scopo di lucro che coordina team di ricercatori dell’Università di Oxford, Chicago e dei maggiori istituti di tutto il mondo), fornisce gratuitamente una serie di grafici per aiutarci a capire come sta evolvendo il mondo.

Questo, ad esempio, mostra l’andamento della condizione di povertà nel mondo:

POPOLAZIONE SOTTO LA SOGLIA DI POVERTA'
Fonte: Our World in Data

La percentuale di persone che vivono in condizioni di povertà è scesa dal 38% del 1990 al 9% del 2022.

Questo grafico mostra, invece il miglioramento nel livello di istruzione nel mondo:

POPOLAZIONE CON ISTRUZIONE DI BASE
Fonte: Our World in Data

La percentuale di persone che  hanno concluso un percorso di studi di base (in blu) è salita dal 30% del 900 all’attuale 85% .

Questo, infine, mostra il tasso di mortalità infantile, sceso dal 9 al 3,8%:

MORTALITA' INFANTILE
Fonte: Our World in Data

Sul sito sono disponibili migliaia di altri grafici che potranno, forse, aiutare l’utente a farsi una prospettiva più realistica e meno catastrofica sulla società moderna, ma che, probabilmente, non lo aiuteranno a sentirsi più felice.
Siamo tutti legittimamente concentrati sulla nostra condizione personale: un giovane laureato con un lavoro precario senza la prospettiva di una pensione e con una retribuzione inadeguata, difficilmente troverà conforto da questi dati.

Potranno forse essere più d’aiuto alcune riflessioni su alcuni dei motivi che suscitano insoddisfazione e infelicità.

Perché siamo infelici

Morgan Housel investitore e autore americano, nel suo ultimo libro “Come sempre” offre un’interessante prospettiva sul tema della felicità, del progresso  e del nostro rapporto con i soldi.
Le sue considerazioni si concentrano proprio sui fattori che ci portano a credere che il mondo stia andando a rotoli e sui motivi che ci impediscono di essere davvero felici.

Vediamoli insieme.

I progressi arrivano lentamente

Il progresso, l’innovazione, la crescita migliorano progressivamente la nostra vita, ma i benefici sono lenti e graduali e, per questo, impercettibili. Viceversa, disastri e catastrofi accadono in un istante e provocano danni immediatamente tangibili.
Nel settore dell’edilizia occorrono mesi, talvolta anni per portare a compimento una costruzione importante. Per la sua demolizione è sufficiente un po’ di esplosivo e qualche minuto di attesa.
Il progresso, il miglioramento richiedono sempre molto tempo. In molti casi ne richiede così tanto che non ci rendiamo neppure conto che sia avvenuto.
Le cattive notizie funzionano nel modo opposto; ci travolgono come un treno in corsa da cui non è più possibile distogliere lo sguardo. 

Oggi abbiamo l’aria condizionata in casa e in auto, l’airbag,  smartphone tecnologici in grado di tenerci in contatto in tempo reale anche a migliaia di chilometri di distanza, gli antibiotici, i vaccini ma non riusciamo ad apprezzare la portata di queste conquiste che hanno contribuito a innalzare  il nostro livello di  benessere. Ne abbiamo beneficiato lentamente, un po’ per volta e, senza che ce ne rendessimo conto, hanno migliorato la qualità della nostra vita.

Le (cattive) notizie circolano molto velocemente

Le cattive notizie non solo polarizzano l’attenzione molto più delle buone notizie ma, oggi, circolano anche a una velocità sorprendentemente più elevata rispetto al passato.
In passato era molto più difficile diffondere le informazioni a distanza così non ci si preoccupava particolarmente di cosa succedeva nelle altre parti del mondo. Le informazioni erano locali e circoscritte perché la vita era locale e circoscritta. Con la radio e la televisione le cose sono cambiate in modo significativo. Ma la progressione esponenziale della velocità di circolazione delle informazioni è dovuta a internet e ai social media. 

La rapidità con cui circolano le notizie porta con sé due importanti conseguenze:

  1. Il proliferare delle cattive notizie.
    Le buone notizie non creano audience mentre le catastrofi catalizzano l’attenzione del pubblico. Se ci pensiamo nessuno presta attenzione a 50.000 voli che sono arrivati regolarmente a destinazione ma la notizia di un disastro aereo riesce a catalizzare l’attenzione.
  2. La globalizzazione delle disgrazie.
    Le probabilità che oggi la tua città sia colpita da un attentato terroristico o che i suoi abitanti vengano coinvolti in una frode finanziaria sono relativamente basse. Ma se si allarga la visuale a livello nazionale o, addirittura, globale, la probabilità che qualcosa di terribile oggi accada è prossima al 100%. Così giornalmente siamo bombardati da notizie di disastri che capitano in qualche parte del mondo. Succedeva anche in passato, soltanto che non ci toccava, perché non potevamo saperlo. 

La globalizzazione dell’informazione ha moltissime conseguenze positive (che, naturalmente, non cogliamo).  Ma al tempo stesso ci espone continuamente alla sollecitazione di notizie che riguardano grandi fallimenti, contrasti politici, atti terroristici, recessioni.
I nostri genitori non erano scossi da tutte questi input negativi ed è anche per questo che oggi viviamo un maggior senso di insicurezza: siamo costantemente traumatizzati da avvenimenti sconcertanti che, giocoforza, accadono quotidianamente in qualche parte del mondo.

Aumentano le occasioni di  confronto con gli altri

Diminuisce la povertà, aumenta il livello di istruzione, aumentano le aspettative di vita e migliora la qualità della vita stessa. La tecnologia porta innovazione e benessere, ma la nostra felicità cambia poco, nonostante il mondo, complessivamente, migliori.
Un’altra causa della nostra insoddisfazione è dovuta al fatto che le nostre aspettative crescono più del nostro livello di benessere alimentate dal paragone con gli altri.

Un benestante degli anni ’60 non aveva condizionatori, smartphone o il vaccino antipoliomielite. Questo non significa che un impiegato moderno vaccinato, con smartphone e aria condizionata in casa, auto e ufficio si possa sentire più ricco di quel benestante.

“Tutto è relativo”. Vale anche per denaro e ricchezza, che sono relativi rispetto a chi ci sta intorno.
Il sistema più facile per capire cosa ci meritiamo e di cosa abbiamo bisogno è guardare cosa possiedono, dove vanno in vacanza, come vivono le persone intorno a noi. Perché ciò che ha il prossimo spetta di diritto anche a noi come ricompensa dei nostri sacrifici.
Un’altra conseguenza importante dell’esplosione ai social media è che oggi ognuno di noi può vedere lo stile di vita (molto spesso enfatizzato e rifinito ad hoc) delle altre persone. Istintivamente paragoniamo il nostro modo di vivere con quello trasmesso dalle immagini ritoccate dei nostri pari, dove vengono esaltati gli aspetti positivi e celati quelli negativi.
Spesso il confronto non si limita neppure ai “nostri pari”: andiamo oltre, prendendo a riferimento la vita di attori, calciatori e altri personaggi famosi.

Nel mondo in cui hanno vissuto i nostri nonni si stava molto peggio ma le persone si trovavano più o meno tutti nella stessa condizione: il divario tra loro e la maggior parte delle persone che li circondavano era impercettibile. Di conseguenza il paragone con chi apparteneva alla stessa cerchia sociale consentiva di tenere a freno le aspettative. E non c’erano i social media per curiosare nella vita delle star.

Non siamo più padroni del nostro tempo

Abbiamo appena finito di dire che tutto è relativo: la dimensione della ricchezza, la percezione del benessere, lo stato di soddisfazione. E’ tuttavia possibile trovare un elemento oggettivo che secondo la maggior parte di noi è strettamente connesso al concetto di felicità: tutti noi vogliamo esercitare il controllo sulla nostra vita. L’ambizione massima è svegliarsi la mattina potendo dire “Oggi faccio quello che voglio”.
Fare quello che vogliamo, con le persone che ci piacciono nel posto che amiamo è uno dei principali fattori che alimenta la sensazione di felicità.
Il problema è che la società moderna ha profondamente limitato questa nostra facoltà.
Mi riferisco in particolare al modo in cui è concepita l’attività lavorativa più o meno a qualsiasi livello.

I lavori del passato erano più pesanti, svolti in condizioni di maggior disagio. Lavorare nei campi sotto le intemperie invernali e nella calura estiva o negli spazi chiusi di una fabbrica sottoponeva il contadino o l’operaio a sforzi fisici logoranti che, però, alla fine della giornata, permettevano alla testa di rimanere libera dai pensieri lavorativi.
Oggi il progresso e l’innovazione hanno rivoluzionato il modo in cui viene organizzato il lavoro.
Una grande maggioranza degli impieghi riguarda posizioni di responsabilità. E’ cresciuto in modo consistente l’industria dei servizi in cui non ci si limita al lavoro manuale, ma è necessario farsi carico anche dell’attività commerciale e organizzativa.
Inoltre, per maggior parte degli incarichi in qualsiasi ambito, implica l’imposizione dall’alto di obiettivi in termini di produzione, di vendite, di contatti. E c’è sempre un superiore che controlla rigorosamente lo stato di avanzamento verso il raggiungimento di questi obiettivi.
Fare un lavoro che ci piace ma essendo sottoposti a controlli, ritmi e condizioni che non tolleriamo, somiglia molto a fare qualcosa che odiamo.

Come se non bastasse il nostro luogo di lavoro non è più la fabbrica o l’ufficio da cui usciamo una volta terminato l’orario. Oggi il nostro principale strumento di lavoro è il computer o, peggio, quello smartphone che più volte abbiamo già citato.
Un tempo, una volta chiusa la porta dell’azienda, non se ne riparlava fino al giorno successivo.
Un operaio, una volta a casa, non poteva lavorare senza gli attrezzi dell’officina.
Oggi, invece, il nostro cervello non si separa mai da notifiche, mail, urgenze e obiettivi improcrastinabili di vario tipo. Siamo costantemente risucchiati dai pensieri e dalle incombenze, perché portiamo l’azienda sempre in tasca con noi. In un certo senso, abbiamo perso la facoltà di chiuderci la porta alle nostre spalle.
Abbiamo usato gli scatti di anzianità, e gli avanzamenti di carriera per comprare cose più belle e per stare al passo coi tempi. Purtroppo, in questo modo, abbiamo sacrificato la fetta maggiore di controllo sul nostro tempo. Nella migliore delle ipotesi queste due cose si annullano a vicenda (cit.).

contatta David Volpe

Pianificare per essere più felici

Il fatto che, sotto molti punti di vista, il mondo di oggi sia un posto migliore dove vivere rispetto a quello che era cinquant’anni fa, non significa certo che vada tutto bene.
L’inasprimento dei toni tra superpotenze, la miopia della classe politica o, molto più concretamente, la precarietà del mondo del lavoro, sono tutti fattori che, sicuramente, non contribuiscono ad alimentare un clima di serenità e di benessere.
Purtroppo sono elementi che vanno oltre il nostro controllo e le nostre facoltà.

Possiamo, tuttavia, attivarci per migliorare il controllo del nostro tempo: pianificare correttamente le nostre finanze per valorizzarle nel tempo poco alla volta ci restituisce la libertà di scegliere cosa fare e quando farlo.

Poter disporre di un adeguato fondo di emergenza ci renderà liberi di scegliere un nuovo lavoro senza dover accettare la prima offerta disponibile per la paura di non riuscire a pagare la rata del mutuo. Potremo opporci a pretese assurde da parte dei nostri superiori senza finire in rovina perché avremo il tempo per organizzare un nuovo percorso professionale.
Investire e far crescere il nostro capitale nel tempo ci potrà consentire di accumulare la ricchezza necessaria per poter scegliere un impiego part time o, magari, meno retribuito del precedente ma più in linea con le nostre ambizioni.
O ancora, poter contare su un adeguato patrimonio ci permetterà di ritirarci dall’attività lavorativa prima del tempo, senza dover attendere l’arrivo della pensione che, molti di noi, mai riceveranno.

Lo scopo della pianificazione finanziaria e dell’investimento non può essere soltanto la semplice ricerca di “rendimento”. E’ ovvio che un portafoglio efficace deve restituire nel tempo un rendimento adeguato al prezzo pagato in termini di rischiosità.
Quando si inizia a investire è opportuno avere ben chiari gli obiettivi che si intendono raggiungere con quel rendimento: un lavoro part time, l’università dei figli, una rendita integrativa.
Non abbiamo obiettivi di rendimento. Abbiamo obiettivi di vita che necessitano di capitale e rendimento per essere raggiunti (cit).

Individuare questi obiettivi è tutt’altro che semplice.
George Kinder è considerato una delle figure più autorevoli nell’ambito della pianificazione finanziaria. Kinder ha individuato tre domande molto profonde che rappresentano un ottimo supporto per individuare i propri obiettivi di vita.
Kinder invita il suo interlocutore a immedesimarsi in tre situazioni diverse riguardo a ricchezza, salute e aspettativa di vita.E’ proprio la proiezione della propria esistenza in contesti emotivamente scioccanti che ci aiuta a mettere a fuoco le nostre vere ambizioni.

In questo video di 4 minuti George Kinder ci sottopone le sue tre domande:

Conclusioni

L’economia di oggi genera in abbondanza tre cose: la ricchezza, i mezzi per ostentare la ricchezza e una grande invidia per la ricchezza altrui

Morgan Housel

In un mondo dove le informazioni (negative) circolano sempre più velocemente ragionare per semplificazione e luoghi comuni può portare a conclusioni del tutto errate. Crescita e progresso sono molto più potenti di catastrofi e disastri ma gli effetti benefici delle prime sono molto più lenti e graduali e difficilmente percepibili  mentre le conseguenze delle seconde sono immediate e catalizzano l’attenzione.
Esattamente come per i mercati azionari: la crescita si esprime nel corso degli anni e dei decenni. Gli effetti di un crollo sono visibili in poche settimane, talvolta giorni.

Grazie a progresso e crescita oggi viviamo meglio, di più, con un livello di istruzione più elevata, più sicuri e via di seguito.
Certo non è un mondo perfetto: il progresso porta con sé anche contraddizioni e un minor controllo del nostro tempo.
Pianificare correttamente le nostre finanze serve ad aiutarci a riprendere il controllo del nostro tempo per vivere la vita migliore, più felice  con la ricchezza che abbiamo valorizzato.

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4 Comments

  1. L’economia di oggi genera in abbondanza tre cose: la ricchezza, i mezzi per ostentare la ricchezza e una grande invidia per la ricchezza altrui
    Morgan Housel
    …devi vivere per quello che sei, non per ciò che la società ti chiede di essere. Decisioni su valori soggettivi e non oggettivi: mi serve? mi gratifica? lo voglio? E NON MI SERVE, E’ BELLO, LO DEVO AVERE!!!
    Buona domenica grande David

  2. Articolo illuminante. Complimenti.

  3. Bellissimo articolo, David. Sono nei mercati, con consapevolezza, da alcuni anni e mi sto per abilitare come consulente finanziaro indipendentente per farne un secondo lavoro, di passione e non per “semplice” dovere morale e sociale. Come scrivi, la percepezione della qualità della nostra vita è fortemente influenzata dal fare “ciò che ci piace e non ciò che dobbiamo”. Hai un grande talento per una comunicazione chiara ed efficace e per questo ti stimo molto. Grazie per ciascun tuo articolo…lo attendo la domenica nella casella di posta con grandi aspettative, sempre soddisfatte.

    1. Grazie Dario!
      Un sincero in bocca al lupo per il tuo “secondo lavoro”.

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