Etf il lato oscuro dellì'abbondanza

Ci sono più ricette o più ingredienti? Più libri o più parole? Più desideri o più stelle cadenti?

Ecco la risposta a una domanda che forse non ti sei mai posto: ci sono più Etf che singole azioni quotate.

Anche se può sembrare incredibile è proprio così: il numero degli Etf ha superato quello delle azioni. E’ proprio il caso di dire “Etfs are on fire” : se sei un investitore alla ricerca di alternative, le opzioni, certo, non mancano.

Ma quando il semplice  diventa complesso, quando la scelta si trasforma  in paralisi, quando lo strumento nato per democratizzare rischia di confondere più che aiutare… beh, forse è arrivato il momento di fermarsi a riflettere.

In questo articolo vedremo perché questa crescita esplosiva degli Etf merita la nostra attenzione e, soprattutto, quali sono le implicazioni concrete per gli investitori.
Perché se questa rivoluzione porta con sé nuove opportunità, nasconde anche qualche insidia di cui è meglio essere consapevoli.

La crescita esplosiva degli Etf

Secondo una recente ricerca condotta da Morningstar (una delle società di analisi finanziaria più famose al mondo) negli Stati Uniti il numero degli Etf negoziabili ha raggiunto le 4.400 unità a fronte di circa 4.200 società quotate:

Non si tratta di un fenomeno limitato agli Stati Uniti:
anche in Europa il mercato degli ETF è in pieno fermento, con capitali che affluiscono verso gli ETF a un ritmo del 40% annuo.
Negli ultimi 10 anni in Italia i capitali investiti in ETF sono quadruplicati.

Dietro questa evoluzione darwiniana del mercato degli ETF c’è la ricerca di semplicità, trasparenza e costi contenuti che hanno conquistato milioni di investitori in tutto il mondo.
Gli investitori hanno “votato con il portafoglio”, premiando strumenti più efficienti e trasparenti.

Implicazioni per gli investitori

Il fenomeno della crescita esponenziale degli Etf e dell’evoluzione delle preferenze degli investitori, di per sè, non dovrebbe destare allarme.
Come ha detto Erich Balchunas, analista di Bloomberg, “ci sono solo 12 note ma oltre 100 milioni di canzoni”.

La crescita dell’industria degli Etf ha portato innegabili vantaggi agli investitori:

  • Diversificazione a basso costo:
    un unico Etf permette di investire in migliaia di titoli a costi ridotti. Con meno di 1.000 euro puoi possedere una fetta di oltre 1.300 aziende globali;
  • Maggiore accessibilità a mercati e asset class:
    mercati e asset class un tempo riservate ai grandi investitori, (oro, obbligazioni high yield, criptovalute) oggi sono facilmente accessibili proprio grazie agli Etf;
  • Trasparenza:
    attraverso gli ETF investi in indici azionari in modo chiaro, inequivocabile, senza sottostare a scelte discrezionali delle società di gestione. Sai sempre cosa possiedi. Gli Etf, inoltre, possono essere negoziati giornalmente a un prezzo di mercato pubblico e trasparente;
  • Competitività:
    l’aumento degli strumenti e degli emittenti migliora la competitività del settore con riduzione dei costi per l’investitore finale.

Dunque dall’evoluzione del settore possiamo aspettarci soltanto benefici?
Non proprio: dietro questo fenomeno si celano insidie di cui è bene prendere piena consapevolezza.

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Il lato oscuro del boom degli Etf

Torniamo un attimo alle origini:
Qual era l’obiettivo di John Bogle, patron di Vanguard, quando creò i primi fondi indicizzati negli anni ‘70?

Mettere gli investitori nella condizione di agire in modo semplice e trasparente:
investire  replicando passivamente “il mercato” senza dover scegliere singole azioni o costosi fondi attivi.
L’idea era geniale nella sua semplicità: “Non cercare l’ago, compra l’intero pagliaio!

Come spesso accade, l’industria sta prendendo una deriva che tradisce lo spirito originale soprattutto per due ordini di motivi.

Il paradosso della scelta

Non sempre l’ampia gamma di opportunità disponibili è un fattore positivo.
La sovrabbondanza di opzioni finisce per rendere la scelta più complessa.
L’eccesso di scelta paralizza l’investitore che spesso non sa come muoversi tra migliaia di opzioni di investimento quasi identiche.

Un investitore dovrebbe valutare attentamente cosa contiene ogni Etf e il suo funzionamento sottostante ma potrebbe finire per non cogliere la differenza tra due Etf con denominazione simile o dei rischi nascosti dietro una strategia più complessa.

Inoltre la mole impressionante di nuovi lanci significa anche che molti prodotti non hanno una lunga storia e vengono chiusi per mancanza di interesse.
Quando un ETF chiude i battenti, gli investitori non perdono il capitale, ma fiscalmente questo può diventare un problema: si tratta di una vendita forzata che crea una plusvalenza tassabile o una minusvalenza difficilmente recuperabile.

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L’uso improprio dello strumento

Come spesso accade, la logica del business spinge troppo oltre ogni buona idea.
E’ quello che sta succedendo anche gli Etf. 

Negli ultimi anni l’industria ha partorito una quantità sterminata di strumenti speculativi rivolti principalmente a investitori poco informati e facilmente influenzati dalle narrazioni. 
Ormai esistono Etf attivi, Etf settoriali, Etf tematici praticamente su tutto: robotica, gaming, cannabis, spazio, batterie.
Prodotti che servono più a stimolare l’acquisto attraverso il racconto di nuovi “megatrend dirompenti” che non a costruire ricchezza nel lungo periodo.

C’è poi la pericolosissima categoria degli Etf a leva e ribassisti.
Un fondo a leva investe denaro preso in prestito per moltiplicare il rendimento di una determinata asset class generalmente di due o tre volte. Il problema non è soltanto che aumenta anche il rischio di due o tre volte, ma in contesti volatili il rischio di perdita aumenta in modo esponenziale (per il cosiddetto volatility drag).
Un Etf ribassista (short) scommette sul calo dell’asset class sottostante. È uno strumento che richiede competenze avanzate, difficilmente alla portata del singolo investitore. Il rischio è quello di trasformare l’investimento in una scommessa, più vicina a una puntata al casinò che a una strategia finanziaria consapevole.

Prendiamo l’Italia come esempio: nel mondo degli Etf azionari il numero di strumenti “esotici” ha praticamente superato quello dei prodotti “tradizionali”:

Fonte: Just Etf

Si tratta di una ricerca “artigianale” effettuata applicando i relativi filtri al motore di ricerca proposto da Just Etf. Il proliferare di Etf settoriali e tematici è comunque evidente.

Davvero un investitore “passivo” di lungo termine ha bisogno di tutta questa varietà di strumenti così ricercati?
Oppure si tratta forse di seducenti operazioni di marketing che promuovono il miraggio del guadagno facile e veloce?

La verità scomoda è che, probabilmente, molti di questi strumenti servono molto di più all’industria finanziaria (che ci guadagna di più) che non all’investitore finale: quando entri in un casinò, generalmente vince il banco.

Il tema dei costi: quando “poco” costa caro

Uno dei motori che ha dato impulso allo sviluppo dell’industria degli Etf è stata la legittima ricerca di maggiore efficienza legata al contenimento dei costi di gestione. 
La riduzione dei costi è un tema sacrosoanto:
perché pagare un fondo attivo costoso, quando posso ottenere probabilmente di più con un Etf economico (questo è, almeno, quanto dicono le statistiche)?

Bisogna comunque prestare molta attenzione a ridurre tutto al solo tema dei costi.
Parafrasando Tristan Harris ex- consulente di Google, se stai pagando troppo poco, il prodotto sei tu.

Ufficialmente dietro alla proliferazione degli Etf ben più economici dei costosi fondi attivi, c’è il nobile obiettivo di soddisfare esigenze più sofisticate e adattarsi a mercati in continua evoluzione. Probabilmente c’è anche una finalità ben più materiale: incrementare i profitti invogliando l’investitore a comprare  prodotti che hanno ben poco a che fare con i suoi obiettivi reali e con la sua asset allocation ideale.

E’ sempre molto ambiguo definire la logica dell’investimento passivo:
la costruzione di una qualsiasi asset allocation implica inevitabilmente scelte attive. Come costruire l’esposizione azionaria, decidere se coprire o meno il rischio di cambio, esporsi a fattori di investimento, sovrappesare o sottopesare gli Stati Uniti: sono tutte scelte attive.

Una volta prese queste scelte attive e definita la propria asset allocation, la cosa più saggia da fare è gestire il portafoglio nel modo più passivo possibile limitandosi all’attività di ribilanciamento periodico ed evitare modifiche nella composizione degli strumenti sottostanti.
Questa, almeno, era la logica di Boogle.
L’utilizzo di Etf esotici e di strumenti ricercati ci distoglie da una gestione passiva del portafoglio spingendoci a movimentarlo: più un Etf è ricercato è più è probabile che potremo non volerlo più nell’asset allocation perchè ha deluso le nostre aspettative.

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Conclusioni

La vera arte consiste nel semplificare: ogni giorno qualcosa di meno non qualcosa di più. Sbarazzati di ciò che non è essenziale.

Bruce Lee

La crescita degli Etf rappresenta sicuramente una delle rivoluzioni più positive nella storia della finanza personale. Ha democratizzato gli investimenti, ridotto i costi e aumentato la trasparenza.

Tuttavia come spesso accade, intorno a una rivoluzione di successo si sviluppa un ecosistema che tradisce lo spirito originale.

La strada verso una gestione consapevole delle proprie finanze e verso il successo finanziario passa dalla semplificazione. La sofisticazione e la complessità di strumenti accattivanti difficilmente si concilia con gli obiettivi di un investitore “passivo” di lungo termine.

Questo significa che per la maggiora parte degli investitori valgono queste due regole:

  • concentrare il portafoglio su ETF ampi e consolidati,
  • essere selettivi, moderati e consapevoli nell’uso di ETF tematici o complessi.

In apertura abbiamo portato il paragone dei desideri e delle stelle cadenti: attenzione a cercare lo strumento giusto per rincorrere il desiderio irrealizzabile di guadagnare velocemente.

La semplicità, quella vera, non è mai passata di moda. E in un mondo sempre più complesso, è diventata ancora più preziosa.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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2 Comments

  1. …la regola base della vita: dal generico al particolare, mai il contrario. Grande David come sempre, ma solo sul ribilanciamento obbligatorio non riuscirai mai a convincermi!

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