RISCHI INVESTIMENTO ETF

Sembra che da qualche tempo un nuovo trend abbia eletto re indiscusso del panorama finanziario l’investimento in ETF.

Un coro uniforme di voci che inneggiano agli ETF come unico metodo efficace e sicuro per ottenere rendimenti sul mercato azionario a fronte di una buona diversificazione e costi sostenuti.

Sembrano non esistere punti deboli in questo meccanismo di investimento, tanto da chiedersi come mai esistono ancora dei gonzi che scelgono i fondi a gestione attiva.

Sebbene sia io per primo un utilizzatore di ETF nelle mie pianificazioni, non reputo corretto non mostrare i punti deboli così spesso taciuti di un investimento in ETF, perché ogni investitore, prima di agire, dovrebbe conoscere i prodotti a 360°. In modo da fare scelte consapevoli.

L’origine dello scontro tra fondi ed ETF

Già in un precedente articolo ho spiegato cosa siano i fondi e gli ETF e quali siano le  differenze tra queste due categorie di strumenti (leggi l’articolo sulle differenze tra fondi ed ETF).
Oggi mi limiterò a riassumere velocemente i tratti distintivi.

Entrambi gli strumenti nascono per consentire all’investitore di accedere ad un investimento estremamente diversificato attraverso un investimento anche contenuto.
Sostanzialmente acquistando un fondo o un ETF si ha la possibilità di suddividere  il proprio capitale investendo in un portafoglio di titoli (azioni o obbligazioni) estremamente diversificato.
Ad esempio investendo in un ETF o in un fondo azionario globale, si  acquistano le azioni delle maggiori società a livello mondiale.

La differenza sta nel fatto che l’obiettivo dell’ETF è quello di replicare fedelmente l’andamento del mercato di riferimento (mercato americano, mercato europeo, ecc..). Quindi investirà esattamente nelle società che sono quotate in quel determinato mercato.
L’obiettivo del fondo è invece quello di ottenere un rendimento superiore a quello del mercato selezionando soltanto le aziende minori. 
L’ETF sarà, pertanto, caratterizzato da costi di gestione minori rispetto ad un fondo (attivo) che avrà, invece, commissioni più alte.

Visto che molti dei fondi attivi hanno ottenuto rendimenti addirittura inferiori agli indici, molti investitori delusi stanno valutando di trasferirsi sui ben più coerenti ed economici ETF.

I rischi della gestione passiva

Gli ETF, tuttavia, non sono esenti da controindicazioni e adesso andiamo a vedere quali sono nel dettaglio:

Rischio nr. 1: si acquistano azioni quando sale il loro prezzo

Come abbiamo già detto gli ETF prevedono una replica “passiva” del mercato di riferimento (indice).
Questo significa che i titoli saranno acquistati in proporzione alla propria capitalizzazione di mercato: se Amazon rappresenta il 5% del mercato azionario americano l’ETF specifico dovrà investire il 5% del capitale in Amazon.
Se la quotazione del titolo Amazon dovesse salire mentre quella di altre società quotate dovesse scendere, ad esempio per una pandemia globale, conseguentemente aumenterà  il peso di Amazon sul mercato mentre scenderà quello delle altre società.

Questa caratteristica “condanna”  l’ETF a seguire una strategia ben precisa: quando il prezzo di alcuni titoli sale più di altri, aumenta il peso sul mercato e, di conseguenza, anche sull’ETF.
In altre parole l’ETF fa il contrario di quello che dovrebbe fare l’investitore intelligente: compra le azioni i cui prezzi sono saliti e vende quelle i cui prezzi sono scesi.

Rischio nr. 2: manca la diversificazione

Investire in ETF può comportare un’eccessiva concentrazione del portafoglio sui titoli le cui quotazioni sono salite in modo forse eccessivo o irrazionale.
Visto il particolare momento storico in cui ci troviamo vale la pena soffermarsi su questo importante aspetto.

Questa immagine rende bene l’idea delle conseguenze della replica passiva:



Il grafico rappresenta la composizione percentuale del mercato azionario più importante al mondo (S&P500) alla fine dello scorso maggio.
La crescita delle grandi società tecnologiche (i cosiddetti “Titan Techs“) ha distorto la composizione del mercato (e di conseguenza dell’ETF)  sbilanciando l’esposizione verso le aziende che più erano cresciute.
Nei mesi successivi la sproporzione si è ridimensionata: è scesa la quotazione dei grandi tecnologici (forse sopravvalutati) ed è salita la quotazione delle altre società (forse sottovalutate).
Questo significa che l’ETF era più esposto verso le società che sono cresciute di meno e meno esposto verso quelle che sono cresciute di più.

Rischio nr. 3: non cogliere l’opportunità della rotazione ciclica

Da molto tempo si parla di rotazione ciclica (leggi il post dedicato) intendendo che la ripresa economica sta favorendo i settori che sono più legati all’economia tradizionale a scapito del settore tecnologico.
Fondamentalmente durante la pandemia le società operanti nel commercio on line, nella videocomunicazione e nella tecnologia in generale hanno saputo adeguare il loro modello di business e cogliere le opportunità legate alle restrizioni alla mobilità. Mentre hanno sofferto duramente tutte le società legate all’economia tradizionale, all’intrattenimento ed al tempo libero.
Con la diffusione dei vaccini la situazione si sta ribaltando: la prospettiva del ritorno alle normali abitudini dà nuovo slancio alle società più penalizzate dall’emergenza sanitaria. Ecco quindi che queste società iniziano ad attrarre i capitali degli investitori che si spostano dalle società tecnologiche.

ETF “Equal-Weight”: una soluzione al problema?

L’investitore avveduto potrà a questo punto obiettare che il problema della concentrazione può essere risolto investendo in ETF “Equal-Weight”: sono i fondi passivi che, anziché replicare fedelmente le proporzioni dell’indice di riferimento, investono in ogni società che compone il mercato la stessa percentuale (da qui l’accezione equiponderata, appunto Equal Weight).

Se è vero che  gli ETF Equal-Weight non sono giustamente soggetti al rischio di concentrazione, è altrettanto vero che oggi gli strumenti accessibili all’investitore italiano sono assai limitati e di dimensioni modeste.
Un ETF per essere davvero efficiente deve avere una certa dimensione cioè deve aver raggiunto un patrimonio piuttosto elevato.
Per essere “sostenibile”, infatti, i profitti devono salire più velocemente rispetto ai costi e questa condizione non si può verificare se il patrimonio raccolto non è adeguato.
Il rischio è quello che l’ETF venga chiuso con conseguente liquidazione del capitale agli investitori che lo avevano sottoscritto.
E, comunque, non viene risolto la questione relativa alla ciclicità.

contatta David Volpe

La ciclicità dell’ “Alpha”

Adesso vediamo di sfatare il mito che gli ETF siano meglio dei fondi.
Il pensiero comune è infatti che i risultati del recente passato di fondi e ETF, che vedono questi ultimi in vantaggio, saranno replicati anche nel futuro.

Questo bias vale sia per le performance che per le strategie di investimento:
“Il mercato azionario americano ha sovraperformato dunque investo nel mercato americano.
Gli ETF hanno mediamente fatto molto meglio dei fondi dunque investo in ETF”.


In realtà la capacità di generare alpha da parte della gestione attiva è ciclica.
Con l’accezione “generazione di alpha” si fa riferimento alla capacità dei gestori attivi di riuscire a ottenere rendimenti superiori a quelli della media di mercato.

Il grafico che segue confronta la capacità della media dei  gestori attivi (linea blu) di fare meglio della media dei gestori passivi (linea verde)

Sebbene negli ultimi dieci anni gli ETF abbiano fatto meglio dei fondi, in passato, ciclicamente la gestione attiva ha fatto meglio di quella passiva.

Questo ulteriore grafico mostra, infine, le performance medie di fondi ed ETF nel periodo 1986- 2020:

Il dato in verde mostra chi tra i due ha fatto meglio: ancora una volta i ruoli si invertono nel tempo.
L’investitore dovrebbe considerare il fatto che la ripresa in atto sta ribaltando l’equilibrio tra vincitori e vinti: le grandi società che sono riuscite ad adattarsi velocemente alla crisi sanitaria sono, probabilmente, cresciute in maniera eccessiva.
Questo ha generato quella che si chiama “dispersione dei rendimenti”: ci sono molte società il cui valore oggi non rispecchia l’effettivo valore di bilancio.
Mentre una gestione attiva efficace sarà in grado di selezionare queste società sarà molto più improbabile che questo accada per i fondi passivi.

Fondi & ETF: alleati o antagonisti?

L’intento di questa analisi non è certo quello di demonizzare l’utilizzo degli ETF : sono un ottimo strumento di diversificazione.

Allo stesso tempo ritengo affrettate molte delle conclusioni che vengono tratte sull’inutilità dei fondi attivi.
Personalmente ritengo che le due strategie possano coesistere nella costruzione del portafoglio.

In particolare gli ETF consentono di investire a basso costo in attività che oggi esprimono rendimenti molto bassi ma che, comunque, ricoprono un importante funzione di diversificazione.
E’ il caso dell’investimento in titoli di stato (ad esempio i Treasury USA): un rendimento a scadenza molto contenuto non ripagherebbe il costo delle commissioni di gestione di un fondo. Quindi molto meglio scegliere un ETF a basso costo.
E, ancora, gli ETF consentono di esporsi a settori non raggiungibili con i fondi attivi. E’ ad esempio il caso di oro e materie prime.

Quindi l’utilizzo di una strategia non preclude l’altra.

Conclusioni

È un errore frequente misurare le cose in base al denaro che costano

Albert Einstein

Negli investimenti, come nella vita, è necessario prestare attenzione a trarre conclusioni approssimative.

Basare le proprie scelte di investimento e, quindi, il proprio futuro, esclusivamente sul prezzo è un atteggiamento poco lungimirante.
Se è vero che pagare troppo non è giusto, è altrettanto vero che pagare troppo poco potrebbe essere peggio: non si può valutare un bene o un servizio esclusivamente sulla base del suo prezzo.

Ci sono molti fondi attivi che sono stati in grado di ripagare ampiamente il costo della commissione di gestione restituendo risultati all’altezza delle aspettative.

Inoltre non si può fare una valutazione esclusivamente sul recente passato: le condizioni in cui si muovono i mercati cambiano in modo inaspettato. Mercati complessi richiedono soluzioni complesse e non facili scorciatoie mentali.

Leggi anche:

I 10 migliori ETF nei settori con maggiore potenziale.

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi!

Iscriviti

* indicates required
Potrebbero interessarti anche

1 Comment

  1. …aggiungerei due elementi che rendono difficile investire in etf:
    . spread denaro/lettera
    . volumi scambiati che spesso hanno una stretta correlazione con l’andamento del sottostante e il punto precedente.
    La capitalizzazione dello strumento è importante, ma non determina la liquidità sul mercato dello strumento che tendenzialmente diminuisce in caso di andamento negativo degli asset investiti allargando molto il bid/ask che arriva spesso a essere quello del market maker, raggiungendo anche valori molto elevati e quindi dannoso per il risultato dell’investimento detenuto rispetto al mercato su cui investito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *