ERRORI CHE GLI INVESTITORI ESPERTI COMMETTONO INCONSAPEVOLMENTE

Gli investitori informati commettono meno errori?

Se li conosci, non li eviti, ma puoi imparare a gestirli.
Capire quali sono gli errori di investimento più comuni commessi anche dagli investitori più informati è il modo migliore per imparare a gestirli prima che si trasformino in abitudini costose.

La finanza comportamentale ci ha chiaramente spiegato che il nostro DNA ci rende pessimi investitori: emozioni e istinti prevalgono sulla parte razionale spingendoci a prendere decisioni imperfette. Piuttosto che rinnegare questa nostra natura, dovremmo imparare a investire nel modo migliore per quello che siamo.

In questo senso, l’errore ci dà l’opportunità di diventare investitori migliori. Tutto sta nel saperla cogliere.

Peccato che questa opportunità sia sprecata più spesso di quanto si pensi soprattutto dagli investitori più esperti.
Chi ha più conoscenze spesso sbaglia perché sa abbastanza da sentirsi al sicuro, ma non abbastanza da riconoscere i propri automatismi.

In questo articolo andremo oltre gli errori da principianti per concentrarci sui sei errori più comuni tra gli investitori informati: quelli causati non dall’inesperienza, ma dalla conoscenza imperfetta.
Vedremo poi come fare per gestirli al meglio.

Confondere un ragionamento logico con una decisione corretta

Cerchiamo continuamente di mettere ordine nell’imprevedibilità dei mercati. È normale: davanti all’incertezza abbiamo bisogno di regole, spiegazioni e nessi di causa-effetto.

Un mercato è caro, quindi conviene evitarlo.
Un’area geografica è sottovalutata, quindi offrirà rendimenti migliori.
Le obbligazioni hanno deluso, quindi non servono più.
L’oro ha protetto in passato, quindi proteggerà sempre.
Le small cap sono rimaste indietro, quindi prima o poi devono recuperare.

Negli investimenti i ragionamenti apparentemente logici diventano pericolosi quando vengono trasformati automaticamente in decisioni di portafoglio.

Prendiamo il caso delle valutazioni. Privilegiare aree, settori o asset class sottovalutate può sembrare una scelta razionale: valutazioni più basse sono associate a rendimenti attesi più elevati. Ma quel rendimento atteso non è un regalo: è il compenso per un maggior rischio. In questo caso “rischio” significa possibilità che l’extra rendimento richieda molto tempo per manifestarsi, o che non si manifesti affatto nel periodo in cui l’investitore è disposto ad aspettare.

Lo stesso vale per le rotazioni tra asset class. Abbandonare le obbligazioni perché hanno sofferto, aumentare l’oro perché sembra più adatto nell’attuale contesto sono conclusioni logiche.
Ma i mercati non seguono necessariamente la logica. Si muovono anche in base alle aspettative già incorporate nei prezzi, alla psicologia degli investitori e alla differenza tra ciò che il mercato si aspetta e ciò che accadrà davvero.
Una tesi logica, ampiamente condivisa è, quasi sempre, già incorporata nei prezzi.
Quando una convinzione diventa troppo popolare, basta una realtà leggermente diversa per produrre movimenti opposti a quelli che sembravano più logici.
Questo non significa rinunciare al ragionamento ma, piuttosto, evitare che, per quanto plausibile, diventi automaticamente una scelta di portafoglio.

Nei mercati avere ragione troppo presto o troppo in compagnia, spesso equivale ad avere torto.

confondere la logica con la realtà dei mercati

Trasformare una narrazione convincente in una scelta di portafoglio

Il nostro cervello non è stato progettato per i mercati finanziari. Si è evoluto per tenerci in vita, riconoscere i pericoli e reagire rapidamente ai rischi e all’incertezza. Per questo le storie ci attraggono molto più dei dati.

Una storia dà ordine a ciò che sembra confuso, collega eventi lontani, trasforma i numeri in spiegazione e offre una direzione.
È molto più rassicurante di una tabella, di una serie storica o di un rendimento espresso in termini di probabilità.
Costruiamo continuamente narrazioni convincenti:

Il ritorno dell’inflazione.
L’arrivo della recessione dopo il rialzo dei tassi.
La supremazia dell’intelligenza artificiale.
Lo scoppio imminente di una bolla.
Il declino degli Stati Uniti.
La forza strutturale dell’oro nella deriva del debito.

Narrazioni utili per interpretare il mercato ma pericolose se usate per guidare le nostre decisioni di investimento.
Quando una storia ci convince, tendiamo a cercare soprattutto conferme: leggiamo con più attenzione ciò che le rafforza e ignoriamo ciò che le mette in discussione. Diamo più peso ai dati coerenti con la nostra tesi e meno peso a quelli contrari.

L’investitore informato è particolarmente esposto a questo rischio perché ha spesso abbastanza conoscenze per costruire argomentazioni credibili a sostegno della propria visione.
Il problema è che una spiegazione ben costruita non è necessariamente una previsione corretta.
Una storia persuasiva può aiutare a capire cosa sta accadendo ma non è una buona guida per modificare il portafoglio.

inseguire le narrazioni dei mercati

Prepararsi all’eccezione e perdere la normalità

Prepararsi agli scenari estremi ci fa sentire investitori seri, più attenti e più preparati. Un passo avanti rispetto alla massa.
Una crisi del debito sovrano, un collasso del dollaro, l’implosione degli Stati Uniti, una crisi geopolitica destabilizzante. Sono evoluzioni ragionevoli, documentabili, sostenute da argomentazioni credibili.

Il problema sorge quando queste circostanze estreme diventano il centro permanente della costruzione del portafoglio o, comunque, di una parte rilevante dell’asset allocation.

Questi scenari occupano uno spazio sproporzionato rispetto alla frequenza con cui si verificano. La “normalità” dei mercati è meno interessante, meno narrativa e meno adatta ad attirare l’attenzione. Eppure è lo scenario prevalente. I mercati non vivono solo di crisi, di panico e di rotture di regime. Vivono, soprattutto, di crescita graduale, utili che crescono, innovazione, produttività, dividendi e lunghe fasi rialziste.

Attrezzarsi per gli scenari difficili è fondamentale, tuttavia vivere costantemente in difesa, preparati al peggio, ci può tenere fuori dalle fasi rialziste prolungate. Il rendimento non colto mentre si resta in attesa della catastrofe è perso per sempre insieme allo scorrere del tempo.
L’investitore informato è spesso più soggetto a questo errore perché conosce molti rischi. Legge analisi, osserva squilibri, studia analogie storiche. Questo lo porta a vedere fragilità che l’investitore meno preparato ignora (beata ignoranza).

Pensare al peggio è giusto. Farne il criterio dominante delle proprie scelte no.

pensare solo alle ipotesi estreme

Individuare schemi nella casualità dei mercati

La nostra mente non ama il caso. Preferisce trovare ordine anche dove ordine non c’è. Questa nostra attitudine primordiale era un vantaggio nella savana perché ci aiutava a individuare il pericolo con margine di anticipo. Nei mercati finanziari diventa una fonte di errore.

Siamo alla continua ricerca di schemi ricorrenti: sovrapponiamo grafici di periodi storici diversi per trovare somiglianze convincenti. Costruiamo sistemi predittivi partendo da dati che sembrano poter anticipare il futuro.

Un indice che oggi si muove come nel 2008.
Un rialzo dei tassi che ricorda gli anni Settanta.
Un comportamento dell’oro simile a quello osservato prima di una crisi.
Una curva dei rendimenti che sembra anticipare con precisione la prossima recessione.

Il vero problema è che i mercati producono enormi quantità di dati. Più dati osserviamo, più periodi storici analizziamo, più grafici confrontiamo, più aumenta la probabilità di trovare relazioni convincenti sul piano visivo ma estremamente fragili sul piano decisionale.

Una correlazione storica non è necessariamente una legge. Il nostro cervello non è attrezzato per fare questa distinzione in modo intuitivo. Così vediamo segnali inequivocabili dove, in realtà, c’è solo casualità.

Ancora una volta l’investitore informato è particolarmente vulnerabile perché ha tutti gli strumenti e le conoscenze per costruire argomentazioni valide a supporto dello schema che ha individuato.

Nei mercati esistono relazioni reali ma anche molti falsi positivi: segnali che funzionano benissimo nelle presentazioni dei guru, molto meno nelle decisioni di portafoglio. Non tutte le correlazioni sono segnali.

A proposito: esiste una correlazione perfetta tra l’andamento dell’azione Berkshire e il numero di ricerche su Google per ‘doccia fredda’. Il grafico mostra un legame strettissimo tra le due serie. Peccato che non esista alcuna relazione reale tra i due fenomeni , a meno di non credere che i risultati di una ricerca su Google per ‘doccia fredda’ contengano informazioni tali da indurre l’utente ad acquistare azioni Berkshire.

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Scambiare l’informazione per conoscenza

Ogni giorno siamo esposti a un flusso ininterrotto di notizie su mercati, banche centrali, guerre, elezioni, trimestrali. Notizie che vanno ad alimentare una produzione continua di analisi, commenti, video e newsletter.
L’utilità di tutte queste informazioni è prossima allo zero: gli studi e l’evidenza dimostrano che le notizie vengono incorporate nei prezzi in tempo quasi reale e diventano difficili da sfruttare per il singolo investitore.
Molte di queste notizie sono rilevanti per qualche giorno, forse qualche mese. Poi perdono peso e vengono sostituite da nuove urgenze che finiscono nel grande archivio delle cose che sembravano decisive mentre accadevano.

L’aggiornamento continuo può sembrare un vantaggio informativo ma non migliora le nostre decisioni. Spesso le peggiora perché ci dà soltanto più stimoli a cui pensiamo di dover reagire quando la cosa migliore da fare spesso è “nulla”.

Per questo dovremmo imparare a distinguere tra informazioni a scadenza e informazioni permanenti.

Le informazioni a scadenza sono quelle che occupano le prime pagine, muovono il mercato nel breve termine e alimentano il bisogno di intervenire: l’ultimo dato sull’inflazione, la decisione di una banca centrale, la trimestrale di una megacap, l’aggiornamento di una crisi geopolitica. Possono essere utili per capire il contesto ma difficilmente possono cambiare le sorti di una strategia costruita per durare anni.

Le informazioni permanenti riguardano ciò che non cambia nel tempo: la reazione degli investitori davanti al rischio, l’importanza della diversificazione, come il progresso e l’ambizione umana sostengono i mercati nel tempo.
Le informazioni permanenti sono più difficili da trovare perché non fanno notizia, tuttavia sono quelle che migliorano davvero le decisioni: sono quelle che contano davvero nel tempo in cui si costruisce e si mantiene un portafoglio.

Quando leggiamo una notizia più o meno sensazionale dovremmo sempre chiederci: questa informazione sarà ancora rilevante per il mio portafoglio tra uno, tre, cinque anni? Se la risposta è no, probabilmente non merita di essere presa in considerazione per modificare una strategia costruita per il lungo periodo.

Il rischio per l’investitore informato è lasciar fluire troppe analisi nel portafoglio senza saper distinguere tra informazioni permanenti e informazioni a scadenza.

eccesso informazioni causa errore

L’attrazione per prodotti fatti per essere venduti, non per essere comprati

L’industria finanziaria è molto brava a confezionare prodotti. Molto meno a costruirli nell’interesse dell’investitore. Oggi abbiamo a disposizione migliaia di azioni, obbligazioni, fondi attivi, ETF, ETF tematici, prodotti strutturati. L’offerta è così vasta da rendere la scelta difficile anche per chi sa cosa sta cercando.

L’industria finanziaria conosce molto bene i desideri degli investitori: più rendimento, meno rischio, protezione dalle crisi, decorrelazione, accesso ai trend del futuro, soluzioni “intelligenti” per mercati sempre più complessi.

Molti prodotti nascono per soddisfare queste esigenze. Non sempre per offrire reale valore aggiunto.

Vale allora la pena fare uno sforzo per imparare a escludere le soluzioni interessanti sul piano commerciale ma poco utili su quello del portafoglio.

Prodotti costosi basati su strategie di riduzione del rischio o di massimizzazione del rendimento. Promettono di realizzare il sogno di ogni investitore: guadagnare di più, soffrendo di meno. Se una soluzione sembra troppo bella per essere vera, probabilmente non lo è.

Fondi ed ETF tematici focalizzati su trend ad alto potenziale: intelligenza artificiale, robotica, biotecnologie, semiconduttori. Alcuni temi sono reali e importanti, tuttavia comprare un grande tema non significa necessariamente comprare un buon investimento. Se la decisione nasce più dalla forza della storia che dalla solidità della strategia vale la pena andare oltre. Senza considerare che la maggior parte di questi prodotti vengono lanciati quando l’attenzione mediatica è massima, quando cioè gran parte della storia è già incorporata nei prezzi.

I prodotti complessi ad alto rendimento presentano caratteristiche all’apparenza interessanti: cedole elevate, protezione dai ribassi, meccanismi di controllo del rischio. Ciò che viene messo in evidenza è il beneficio immediato, mentre le insidie sono spesso celate nella struttura: liquidità limitata, costi differiti, vulnerabilità a particolari scenari di stress.

Un criterio semplice, prima di qualsiasi acquisto, è chiedersi se la strategia riesce a spiegare in modo chiaro come genera rendimento o protezione, e a fronte di quale rischio. Se la risposta non è chiara, meglio evitare.

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Come ridurre l’impatto degli errori

Non puoi aspettarti di ottenere rendimento senza assumerti dei rischi. Ma non dovresti nemmeno aspettarti di ottenere rendimento solo perché ti assumi dei rischi. (Howard Marks)

Esiste un rischio “utile” e remunerato. È quello legato alla partecipazione ai mercati, alla volatilità dell’azionario, alla durata delle obbligazioni, alla corretta diversificazione.

Ed esiste un rischio “inutile” introdotto dagli errori che abbiamo visto. È quello che nasce dalla concentrazione eccessiva, dalle narrazioni seducenti, dall’eccesso di movimentazione e dai prodotti inefficienti.

Il primo rischio non può essere eliminato e rappresenta il prezzo da pagare per ottenere rendimento nel tempo.

Il secondo dovrebbe essere ridotto il più possibile perché non offre alcuna garanzia di rendimento aggiuntivo.

Per questo motivo, più che pensare di eliminare errori radicati nel nostro DNA, dovremmo costruire un sistema che consenta di gestirli.

Scrivi le regole prima che servano. Stilare un piano che definisca asset allocation, regole di ribilanciamento, utilizzo della liquidità è la guida che ti permette di non dover decidere sotto pressione e di non cambiare continuamente strategia. Attieniti al piano ignorando, per quanto possibile, il flusso di notizie. Se hai bisogno di supporto, affidati a un professionista che sia tenuto ad agire nel tuo interesse e che ti aiuti a rispettare il processo, non a inseguire ogni nuova previsione.

Riduci le decisioni discrezionali. Più spazio lasci all’interpretazione del momento, più sei esposto agli errori che abbiamo appena visto. Regole semplici e verificabili producono risultati migliori delle valutazioni fatte in funzione del flusso di notizie.

Investi soprattutto in strumenti semplici, trasparenti e diversificati. Per la maggior parte degli investitori, il cuore del portafoglio dovrebbe essere composto da strumenti ampi, liquidi, diversificati e a basso costo. ETF su indici globali, obbligazioni coerenti con orizzonte e profilo di rischio, esposizioni comprensibili e facili da monitorare. La semplicità non riduce il rischio ma minimizza la frequenza e la gravità degli errori.

Tieni memoria delle tue decisioni. Un diario delle scelte di investimento, con le motivazioni e gli esiti delle tue scelte nel tempo, è uno strumento di umiltà più che di analisi. Aiuta a distinguere tra intuizione e fortuna e a riconoscere gli errori prima che diventino abitudini costose.

Concentrati su ciò che puoi controllare. Mercati, economia, politica sono variabili determinanti ma che sfuggono al tuo controllo. Puoi controllare quanto risparmi, quanto spendi, quanto rischio assumi, quanto paghi di costi, quanto diversifichi, quanto sei coerente con il tuo piano, quanto lasci che le notizie influenzino le tue scelte. Investire consapevolmente significa saper spostare l’attenzione da ciò che non puoi controllare a ciò su cui hai il totale controllo.

contatta David Volpe

Conclusioni

La grande differenza tra chi ha successo e chi non ce l’ha è che le persone di successo imparano dai propri errori e da quelli degli altri.

Sir John Templeton

Alla fine, molti degli errori che abbiamo visto hanno una radice comune.

Nascono dal bisogno di trovare ordine dove c’è incertezza.
Dal desiderio di trasformare una storia convincente in una decisione corretta.
Dalla tentazione di prepararsi sempre alla prossima catastrofe.
Dalla tendenza a vedere schemi dove, spesso, ci sono solo casualità.
Dalla confusione tra informazione e conoscenza.
Dall’attrazione per prodotti che sembrano sofisticati, ma non sempre migliorano davvero il portafoglio.

Tutti errori che commettiamo nel momento in cui dobbiamo prendere decisioni quando il futuro è incerto. Investire è proprio questo: lo studio del processo decisionale umano applicato ai mercati finanziari. Investire con consapevolezza è l’arte di utilizzare informazioni incomplete per fare valutazioni probabilistiche su un futuro che non conosciamo. Richiede metodo ma anche tanta umiltà nell’ammettere quanto poco sappiamo del presente e praticamente nulla sul futuro.

Imparare a riconoscere questi errori e a costruire un sistema per gestirli non migliora solo i risultati. Migliora il rapporto con i propri soldi e con l’incertezza che ogni investimento porta con sé.

Investire meglio non significa eliminare gli errori. Significa impedire che diventino abitudini.

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Domande frequenti

Perché anche chi studia la finanza continua a commettere errori?

Perché la conoscenza non neutralizza i bias cognitivi. Li rende più sofisticati. Chi ha studiato ha tutti gli strumenti per costruire argomentazioni solide a supporto delle proprie convinzioni. Il problema è che una spiegazione ben costruita non è necessariamente una decisione corretta. L’investitore informato sa abbastanza da sentirsi al sicuro, ma non sempre abbastanza da riconoscere i propri automatismi.

Qual è la differenza tra informazioni a scadenza e informazioni permanenti?

Le informazioni a scadenza sono quelle che occupano le prime pagine, muovono i mercati nel breve termine e spingono all’azione: l’ultimo dato sull’inflazione, la decisione di una banca centrale, una crisi geopolitica. Perdono rilevanza in pochi giorni o mesi. Le informazioni permanenti riguardano principi che non cambiano nel tempo: come reagiscono gli investitori al rischio, perché la diversificazione funziona, come il progresso sostiene i mercati nel lungo periodo. Sono meno visibili, ma sono quelle che migliorano davvero le decisioni.

Come si costruisce un piano che riduca l’impatto degli errori comportamentali?

Scrivendo le regole prima che servano. Asset allocation, criteri di ribilanciamento, soglie di intervento: tutto definito quando si è lucidi, non quando il mercato è sotto pressione.

Un piano scritto non elimina gli errori. Riduce lo spazio per le decisioni discrezionali prese nel momento sbagliato. La differenza tra chi mantiene la rotta e chi cambia strategia a ogni correzione è quasi sempre lì: nella presenza o nell’assenza di regole scritte in anticipo. Decidere sotto pressione è il modo più efficace per sbagliare.

Come capire se un prodotto finanziario è fatto per essere venduto o per essere comprato?

Un criterio semplice: chiedi come genera rendimento o protezione, e a fronte di quale rischio. Se la risposta è chiara, il prodotto merita attenzione. Se la risposta è vaga, articolata o dipende da scenari molto specifici, è probabile che il prodotto sia ottimizzato per sembrare attraente più che per performare. Un altro segnale: se stai comprando principalmente una storia — un tema, un trend, una narrativa — più che una strategia verificabile, vale la pena fermarsi.

David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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3 Comments

  1. …mi permetto di aggiungere il 7^ errore fondamentale per chi investe: rincorrere il valore nominale nell’immediato contro il valore reale nel tempo programmato. Buona domenica grande David!

  2. Il premio nobel Ernest Hemingway soleva dire: “com’è difficile scrivere semplice”.
    E com’è difficile rimanere semplici e disciplinati tirando dritto per la propria strada e seguendo quelle poche regole essenziali che hai illustrato tu David.
    Bravo davvero!

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