Una delle forze più stupefacenti dell’universo è l’evoluzione: le specie viventi cambiano nel corso dei millenni, le società e i sistemi di governo si trasformano attraverso la storia, e noi stessi sviluppiamo nuove idee e competenze nel corso della nostra vita.
Mercati ed economia non fanno certo eccezione ed evolvono a un ritmo sempre più rapido e imprevedibile.
Secondo autorevoli economisti e esperti di finanza stiamo vivendo un cambiamento epocale: l’era dei cicli economici potrebbe essere giunta al termine e con essa l’alternanza tra fasi di prosperità e crisi. Secondo questa interpretazione il mercato azionario potrebbe essersi avviato verso un trend rialzista più stabile e duraturo.
Se confermata questa teoria avrebbe profonde implicazioni per gli investitori.
Cambierebbe radicalmente il modo in cui costruiamo i portafogli e organizziamo l’asset allocation.
E’ iniziato un nuovo epocale mercato rialzista?
Siamo davvero di fronte a un nuovo paradigma economico?
Oppure siamo soltanto di fronte all’ennesima illusione del “questa volta é diverso” ?
In questo articolo analizzeremo le argomentazioni portate dai sostenitori della tesi della fine dei cicli economici e di mercato e per cercare di capire cosa possa significare per i portafogli di investimento.
L’alternanza dei cicli
Le fasi di crescita, rallentamento, declino danno origine ai cicli economici che costituiscono uno dei tratti distintivi delle economie capitalistiche.
Dalla notte dei tempi ogni periodo di prosperità porta a degli eccessi che rendono l’economia progressivamente più vulnerabile creando i presupposti per lo scoppio della successiva crisi.
I mercati azionari salgono e scendono in base all’andamento di questi cicli economici: talvolta anticipano e talvolta seguono l’economia alternando mercati rialzisti a mercati ribassisti (ne abbiamo parlato in questo articolo).
Questa immagine mostra l’avvicendamento dei mercati rialzisti (in blu) e dei mercati ribassisti (in giallo). Le aree grigie sullo sfondo stanno a indicare, invece, le recessioni.
Vengono riportate anche durata e performance (complessiva e annuale) dei diversi bull market e bear market.

Per quanto i mercati rialzisti siano lunghi e intensi di quelli ribassisti, l’investitore, praticamente da sempre, ciclicamente deve fare i conti con la furia distruttiva di crolli, crisi e sciagure finanziarie ed economiche di ogni tipo.
E’ davvero possibile che non dovremo più preoccuparci di organizzare il portafoglio per gestire la successione di prosperità e declino?
C’è chi sostiene con convinzione che, sebbene la ciclicità di economia e mercati non possa dirsi risolta, d’ora in avanti potremo contare su una maggior stabilità e linearità della crescita dei mercati e dell’economia.
Vediamo, allora, le argomentazioni portate a supporto di questa tesi.
Questa volta (forse) è diverso: la tesi del Prof. Harvey e di Blackrock
Anche le nostre convinzioni sono cicliche: nel corso della storia, ciclicamente ci siamo detti “questa volta è diverso” intravedendo l’inizio di una “nuova era” di azioni in perpetuo rialzo. Quando ciò è accaduto, puntualmente la severità dei mercati, ci ha riportato alla realtà tanto da far diventare l’affermazione “questa volta è diverso” un segnale d’allarme.
Il monito più autorevole proviene dall’investitore John Templeton . Il suo celebre motto recitava: “Le quattro parole più pericolose negli investimenti sono questa volta è diverso “.
Templeton sapeva bene che il mondo, comunque, cambia e per sua stessa ammissione lo sviluppo degli eventi è diverso almeno il 20% delle volte.
Oggi la teoria del nuovo paradigma riguardo alla fine dei cicli trova sostenitori di tutto rispetto tra cui il Prof. Campbell Harvey e il colosso degli investimenti Blackrock .
Il Prof. Campbell Harvey: crescita stabile e minor volatilità
Campbell Harvey è un economista canadese, docente universitario alla Duke University nonché ricercatore presso il NBER considerato la maggior organizzazione per la ricerca in campo economico degli Stati Uniti.
Per rendere ancora più chiaro lo spessore del personaggio, stiamo parlando dell’economista che per primo ha teorizzato l’inversione della curva dei rendimenti come segnale anticipatore di una recessione.
Il professor Campbell Harvey, pur non facendo riferimento esplicito alla fine dei cicli economici, afferma che ci sono buone ragioni per ritenere che l’economia statunitense sia diventata meno volatile (tanto sono sempre gli Stati Uniti che fanno la parte della regina sullo scacchiere economico e finanziario mondiale).
Harvey partendo dall’analisi della storia degli Stati Uniti, osserva come progresso e innovazione abbiano profondamente cambiato l’economia rendendola più stabile e resistente alle crisi. Non a caso nella storia moderna le recessioni sono molto meno frequenti e meno profonde.
In particolare Harvey enfatizza il ruolo svolto da alcuni cambiamenti strutturali:
- Stabilizzatori automatici
Oggi esistono le Banche Centrali capaci di fornire supporto durante le crisi. Inoltre, grazie all’esperienza del passato, i banchieri di oggi hanno acquisito maggiore competenza e dispongono di più strumenti e di più informazioni per gestire con anticipo potenziali focolai di recessione; - Economia più diversificata
L’economia moderna è molto più diversificata a livello di settori e di dipendenza dall’estero rispetto a quella del passato; - Nuove tecnologie
Grazie al progresso tecnologico siamo in grado di produrre di più con costi ridotti portando più in alto l’asticella della crescita economica. Un’economia che cresce a un passo più spedito potrebbe superare i periodi più difficili limitandosi semplicemente a rallentare il ritmo di crescita senza scivolare in recessione
Riguardo alla tecnologia Harvey afferma che il progresso ha anche il potenziale per creare grandi disparità tra le diverse aree geografiche del mondo. I Paesi che non hanno investito in ricerca e sviluppo saranno destinati a perdere senza margini di recupero.
Il professore non manca di portare gli Stati Uniti come esempio di eccellenza sul fronte dell’innovazione mentre l’Europa, all’opposto, è vista come rappresentante illustre dei paesi condannati al ritardo.
(Barron’s, Prof Campbell Harvey)
Blackrock: la fine delle fluttuazioni a breve termine
Blackrock, la maggior casa di investimenti al mondo, nel suo outlook per il 2025 sostiene con forza che l’economia mondiale è stata rimodellata da profondi cambiamenti strutturali.
Questi cambiamenti hanno reso il tessuto economico più stabile eliminando le fluttuazioni a breve termine tra fasi espansione e fasi recessive
In particolare l’avvento dell’intelligenza artificiale ha segnato l’inizio di una nuova epoca in cui le quotazioni azionarie e crescita economica saranno sostenute da imponenti investimenti paragonabili addirittura a quelli del periodo della rivoluzione industriale.
In questo contesto gli investitori devono essere in grado di superare il concetto di diversificazione tradizionale tra asset class (azioni, obbligazioni ecc.).
E’ giunto il momento di concentrarsi più sui temi (come, ad esempio, tecnologia e intelligenza artificiale) capaci di intercettare il potenziale di crescita a lungo termine.
Blackrock vede gli Stati Uniti continuare a distinguersi rispetto agli altri mercati sviluppati grazie alla maggiore capacità di sfruttare il progresso tecnologico e proprio il tema dell’intelligenza artificiale.
Gli analisti della società di gestione si aspettano che l’azionario statunitense continuerà a crescere confermandosi il migliore mercato sviluppato.
(Morningstar, Blackrock ).
L’importanza delle cose che non cambiano mai:
e se non fosse così diverso?
E’ innegabile che il mondo e le cose cambiano nel tempo. Progresso e innovazione sono i fattori che hanno accelerato in modo esponenziale il ritmo con cui la società, l’economia, i mercati si evolvono. E’ radicalmente cambiata la struttura dell’economia: un tempo i settori dominanti erano industria, trasporti, energia che oggi hanno ceduto il podio a tecnologia e servizi.

E’ cambiata la modalità di partecipazione ai mercati finanziari ormai a portata di click da tutti gli investitori. Interpretare economia e mercati con le lenti del passato diventa un esercizio sempre meno affidabile.
E’ ragionevole credere che l’evoluzione abbia dato origine a dinamiche di mercato impensabili solo fino a qualche anno fa.
Resta il fatto che cercare di decifrare i possibili sviluppi futuri rimane davvero molto difficile.
Piuttosto che cercare di capire come posizionarsi per i cambiamenti in atto, può essere più utile (e praticabile) sforzarsi di comprendere le grandi cose che il progresso non è mai riuscito a cambiare.
Quando ci si focalizza su ciò che non cambia diventa meno importante cercare di prevedere il futuro.
Concentrandosi sui comportamenti che rimangono sempre uguali possiamo individuare due ragioni per cui questa volta potrebbe non essere così diverso.
Non è diverso: le ragioni economiche
Siamo riusciti a camminare sulla Luna, presto colonizzeremo Marte, abbiamo debellato malattie terribili e creato l’intelligenza artificiale. Possibile che non riusciamo a estirpare il flagello delle recessioni? E’ ragionevole credere che, prima o poi, riusciremo a spuntarla.
A dir la verità ci sono buone ragioni per cui i cicli economici fatti di crescita, rallentamento, recessione e ripresa, si verificheranno e continueranno a verificarsi sempre.
Per spiegarne le ragioni non occorre ricorrere a complessi modelli di analisi economica. E’ sufficiente comprendere che la stabilità che caratterizza le fasi di crescita è destabilizzante.
Le fasi di crescita e prosperità portano in sé il seme della successiva recessione dando vita a un processo che si sviluppa più o meno in questo modo:
- Quando l’economia è stabile le persone diventano ottimiste
L’aumento dei profitti da parte delle imprese favorisce l’aumento dell’occupazione e dei redditi. Famiglie e imprese possono possono contare su entrate maggiori che consentono di pianificare spese e investimenti futuri; - Quando le persone diventano ottimiste contraggono più debiti
Nelle fasi di prosperità le banche sono più propense a concedere finanziamenti: i redditi sono elevati, i rischi di insolvenza bassi e attraverso nuovi prestiti e mutui è possibile aumentare i profitti.
Imprese e famiglie possono quindi prendere in prestito denaro a basso costo e utilizzarlo per nuovi investimenti (come nuovi impianti produttivi) o per nuovi consumi (un auto nuova, una casa al mare ecc.). - Quando persone e imprese si indebitano l’economia diventa instabile
L’eccesso di indebitamento rende più fragili i bilanci di imprese e famiglie: una riduzione dei redditi o un aumento dei costi di finanziamento (magari per effetto di un rialzo dei tassi da parte delle banche centrali), rende più difficile far fronte agli impegni assunti.
Le famiglie devono così tagliare i consumi e le imprese non riusciranno a vendere tutti i beni prodotti. Per ridurre i costi dovranno licenziare del personale e ciò determinerà un’ulteriore riduzione della capacità di spesa. Si innesca così una spirale che porta alla recessione e all’inizio di un nuovo ciclo.
I tempi con cui queste fasi si susseguono possono allungarsi anche significativamente. Inoltre gli eccessi della fase di stabilità potrebbero tradursi in un semplice rallentamento senza necessariamente sfociare in una recessione (ne abbiamo parlato in questo post).
Resta il fatto che lo sviluppo di questo ciclo perpetuo sembra essere inesorabile: nei periodi di prosperità economica e finanziaria la crescente convinzione che le cose continueranno ad andare bene ci spinge ad adottare comportamenti che sfoceranno in qualcosa che non andrà affatto bene.

A questo link un tool interattivo per monitorare, in tempo reale, l’andamento del ciclo economico globale 🔮.
Non è diverso: le ragioni comportamentali
Ammettiamo pure che l’evoluzione dell’economia e della società sia, in qualche modo, riuscita a stabilizzare la successione dei cicli economici.
Anche in questo caso l’alternanza di mercati rialzisti e ribassisti sarebbe tutt’altro che scongiurata.
I mercati non sono l’economia (ne abbiamo parlato in questo articolo) ma sono sistemi complessi che devono sempre superare i limiti del ragionevole perché è l’unico modo per scoprire i confini del possibile e spingersi anche un po’ oltre.
Proviamo a immaginare un’ipotetica realtà in cui la stabilità del mercato è assicurata e le azioni non possono che salire (magari perché l’economia ha “imparato” a crescere in modo lineare).
Cosa faremmo? Sicuramente andremmo a investire massicciamente in azioni confortati dalle prospettive di rendimento e dalla loro stabilità.
Valuteremmo l’idea di investire quanto più possibile, magari addirittura prendendo soldi in prestito.
In questo modo contribuiremmo a far salire il prezzo delle azioni oltre la loro effettiva capacità di crescita (ne abbiamo parlato in questo articolo).
Le quotazioni salirebbero così tanto da rendere le azioni estremamente costose azzerandone le prospettive di rendimento futuro.
E’ a questo punto che il mercato viene colto di sorpresa e scoppia la crisi che provoca il crollo.
All’improvviso si scopre che gli utili delle società non sono cresciuti così tanto come ci si aspettava o che quella scoperta sensazionale che avrebbe rivoluzionato il modo di far business non è poi così sensazionale o, ancora, che i consumatori non hanno poi così tanti soldi da spendere.
Così la situazione inizia a vacillare: scattano le prime vendite che fanno scendere i prezzi.
Gli investitori che hanno realizzato cospicui guadagni ritengono saggio vendere e consolidare provocando ulteriore discesa delle quotazioni. I ribassi innescano, così, una perdita generalizzata di fiducia:
gli investitori incapaci di seguire un approccio razionale durante la fase rialzista non diventano improvvisamente capaci di riconoscere gli affari durante un crollo. Le vendite si moltiplicano e i mercati sprofondano.

In pratica la semplice idea di “crescita stabile del mercato azionario” provoca una reazione razionale da parte degli investitori (che corrono in massa ad acquistare azioni) che fa aumentare i prezzi fino a diventare causa di instabilità.
La facilità e la rapidità con cui possiamo accedere alle informazioni sull’andamento del prezzo delle azioni, degli utili, dei dati economici ecc. non ci rende magicamente più consapevoli. Le nuove tecnologie, i social, e la disponibilità di notizie in tempo reale non fanno che amplificare la portata degli eccessi di ottimismo e di pessimismo che generano acquisti e vendite di massa (abbiamo approfondito il tema in questo articolo).

E quindi che fare?
Oggi le cose sono, probabilmente, almeno un po’ diverse:
- L’evoluzione tecnologica ha creato un sistema economico più agile e capace di adattarsi al cambiamento;
- Abbiamo acquisito conoscenze e disponiamo di informazioni che consentono di capire e controllare meglio l’economia;
- Le banche centrali dispongono di strumenti più efficaci per gestire le crisi.
Tuttavia tutto ciò non ci risparmia dall’affrontare i cicli di mercato che passa da eccessi di ottimismo a eccessi di pessimismo.
Cosa ci possiamo fare?
poche semplici cose:
- Accettare che è così che vanno le cose.
Sistematicamente, a intervalli più o meno regolari, qualche analista o economista ammonisce sul fatto che i mercati non funzionano più e che si sono distaccati dai fondamentali. A ben guardare è un po’ sempre andata così: gli investitori (e, quindi, i mercati) non hanno perso la ragione, stanno semplicemente cercando i limiti oltre i quali spingersi prima di giungere all’eccesso che genera il crollo; - Mantenere sempre un buon bilanciamento tra ottimismo e pessimismo.
L’unico modo per evitare di essere contagiati dall’euforia e risucchiati dal pessimismo e mantenere un ottimismo ragionevole.
Ragionevole significa maturare la convinzione che le probabilità di successo nel lungo termine sono a nostro favore anche se nel breve termine potranno accadere cose orribili come crolli e crisi. Dobbiamo imparare a essere paranoici quanto basta per superare al meglio le fasi difficili e poter cogliere i frutti dell’ottimismo a lungo termine. - Dedicare una parte del portafoglio alla difesa
Gli asset difensivi sono zavorra e noia durante i mercati rialzisti ma diventano linfa vitale in quelli ribassisti.
Strutturare adeguatamente la parte difensiva del portafoglio è la strategia per navigare al meglio l’altalena perpetua dei cicli di mercato (ne abbiamo parlato in questo post).
Conclusioni
Quando le cose vanno male, le persone diventano prudenti. Poi la loro prudenza fa sì che le cose vadano bene e, quando le cose vanno bene, le persone diventano imprudenti. A questo punto l’imprudenza fa sì che le cose vadano male.
Howard Marks
Credo che sia un ciclo eterno
E’ sicuramente vero che nel corso dei secoli l’economia si è evoluta creando un sistema per certi aspetti più stabile. Inoltre i sistemi di gestione del rischio di governi e banche centrali sono diventati più sofisticati.
Tuttavia, anche se il progresso avesse davvero creato un sistema economico più stabile, resterebbe comunque il problema di doversi rapportare con mercati rialzisti e ribassisti.
Il nostro desiderio di arricchirsi supera di gran lunga il numero di opportunità ovvie che garantiscono rendimenti stabili. Quando si manifesta un’opportunità facile, le persone in massa correranno a coglierla spremendone il potenziale oltre il limite del ragionevole.
Questo è il motivo per cui i mercati non crescono mai in modo stabile e razionale.L’unico modo per realizzare che le opportunità che il mercato offre sono esaurite è spingersi oltre i limiti del ragionevole creando la successione tra mercati rialzisti e ribassisti.
Accettare che le cose vanno così e, ragionevolmente, continueranno sempre ad andare così è uno dei presupposti per diventare investitori consapevoli.



…se una persona ti afferma che gli “asini volano” non devi guardare in cielo, ma chiedergli se egli si senta bene! Buona domenica grande David
Grazie per il tuo puntuale intervento Luca.
Campbell Harvey è un economista di prim’ordine e BlackRock il più grande asset manager che, oltre ad avere a disposizione menti illuminate , parla sicuramente da un punto di vista privilegiato.
Io non mi permetto di sminuire il parere di autorevoli esponenti del mondo finanziario ma mi limito a presentare il mio punto di vista: ogni volta è sempre un po’ diverso. Io vero problema è che abbiamo dimostrato di non riuscire a immaginare come “diverso” si ripercuota su mercati ed economia. E i titoli universitari, l’esperienza e le certificazioni generalmente non significano maggiore capacità di immaginazione.
Credo che la cosa più saggia rimanga sempre rimanere umili.
Un caro saluto Luca.