ELEZIONI USA

Elezioni USA: come funzionano e come influenzeranno i tuoi investimenti

Mentre l’attenzione di tutti è polarizzata sugli sviluppi dell’emergenza sanitaria, si avvicina velocemente l’evento principale di questo paradossale 2020: le elezioni presidenziali statunitensi.

La persistenza del Covid non fa altro che intensificare le conseguenze dell’esito del voto Usa che, forse, mai come quest’anno assume una rilevanza unica per il futuro dell’economia e per quello dei mercati finanziari.

Come funziona il sistema elettorale americano?

Quali sono le conseguenze per le scelte di investimento?

Ma soprattutto perché le elezioni del presidente statunitense sono finanziariamente così importanti?


In questo articolo cercheremo di rispondere a queste domande spiegando, prima di tutto, il funzionamento del sistema elettorale americano.

Il sistema elettorale americano

Il sistema elettorale americano è un sistema di tipo “indiretto” in cui i cittadini non esprimono direttamente la preferenza per un candidato ma nominano dei rappresentanti a cui danno mandato di scegliere il futuro presidente.
Questo processo, profondamente diverso dal nostro ordinamento, si articola in 3 fasi distinte:

Elezioni primarie

Si sono svolte nel periodo che è andato da febbraio a giugno di questo anno.
In questa fase i due maggiori partiti (partito democratico e partito repubblicano)  presentano i propri candidati alla presidenza.

I cittadini  eleggono direttamente i candidati dei due partiti che si contenderanno l’incarico alla presidenza. Al termine delle elezioni primarie saranno quindi stabiliti i 2 contendenti (1 repubblicano ed 1 democratico) che  disputeranno  la competizione per la  presidenza americana.

Il presidente uscente è (in questo caso Trump) è ammesso di diritto alle elezioni presidenziali purché  non abbia già concluso 2 mandati (il presidente americano può essere rieletto soltanto 1 volta).

Fino a questo punto nulla di particolare.

Elezioni presidenziali

Si terranno il prossimo 3 novembre.
Questo passaggio rappresenta  il voto dei cittadini americani che, pur indicando la preferenza per uno dei due candidati alle elezioni, non porterà alla nomina del presidente ma alla definizione dei cosiddetti “grandi elettori”.

Chi sono questi Grandi Elettori?

Ogni stato appartenente alla federazione degli USA ha diritto ad eleggere un certo numero di “grandi elettori” che sono, appunto, i rappresentanti che esprimeranno la preferenza per quello stato.

Questa mappa esprime il numero di grandi elettori a cui ogni stato ha diritto:

GRANDI ELETTORI PER STATO

Il numero complessivo dei grandi elettori è 538 e per diventare presidente degli Stati Uniti d’America  (e questo accadrà nella terza fase delle elezioni) occorre ottenere la maggioranza assoluta dei voti dei grandi elettori cioè 270 voti.

In questa fase vige la regola del “Winner takes all”
Per ogni  stato, il candidato che ottiene la maggioranza dei voti dei cittadini appartenente a quello stato, anche con uno scarto minimo, ottiene tutti i grandi elettori associati a quello stato. L’altro candidato non avrà nessun grande elettore dalla sua parte.

Questo passaggio è fondamentale e determina la complessità del sistema elettorale americano: è assolutamente possibile vincere il  voto “popolare” con la maggioranza dei voti ma senza ottenere la maggioranza dei 270 voti dei grandi elettori.
Il vincitore potrebbe, cioè, aver vinto e raccolto la maggioranza dei grandi elettori con un margine molto basso nei vari stati.

Facciamo un esempio puramente didattico per chiarire questo passaggio. Prendiamo solo due stati per facilitare le cose. 

Stato EST: 35 grandi elettori, 50.000 votanti

Stato OVEST: 22 grandi elettori, 40.000 votanti

Nello stato EST la popolazione si è così espressa: 

  • presidente B: 24.000 voti; 
  • presidente T: 26.000 voti.

Il candidato Presidente T, con soli 2.000 voti di scarto, avrà diritto a tutti i 35 Grandi Elettori che (dovrebbero) votare per lui nel prossimo step.

Nello stato OVEST invece, i risultati sono i seguenti:

  • presidente B: 30.000 voti; 
  • presidente T: 10.000 voti.

Quindi, il candidato presidente Presidente B, in questo caso con una vittoria schiacciante, si aggiudica i 22 grandi elettori dello stato OVEST.

Ecco il paradosso.

A fronte di un totale di 90.000 voti il candidato presidente B dovrebbe trovarsi in vantaggio, visto che, nella complessità,  ha ottenuto 53.000 voti. Invece, per le regole americane, si trova in svantaggio con soli 22 Grandi Elettori a fronte del risultato del candidato presidente T che si è aggiudicato ben 35 grandi elettori.

Collegio elettorale

Eccoci quindi arrivati al terzo step delle elezioni. Si terrà il prossimo 14 dicembre.
I grandi elettori nominati dai cittadini nella fase precedente, esprimono la propria preferenza di voto senza essere vincolati a mantenere lo stesso voto dichiarato durante la fase delle elezioni presidenziali.
Normalmente votano per il candidato che hanno sostenuto pubblicamente e che ha vinto i seggi nel proprio stato (i casi di “franchi tiratori” che non rispettano il mandato popolare sono rarissimi).

Non solo presidenziali: il rinnovo del Congresso

Oltre che per la presidenza, negli Stati Uniti  si vota anche per il rinnovo del parlamento (il congresso) composto da 2 camere, che non passa dal sistema dei grandi elettori:

  1. La camera dei rappresentanti composta da 435 membri che vengono rinnovati ogni 2 anni;
  2. La camera del senato composta da 100 membri per la quale è previsto un rinnovo parziale ogni 2 anni.

Nell’attività politica statunitense il ruolo del congresso è fondamentale, in quanto deve esprimere il proprio consenso alle riforme ed alle iniziative del presidente degli Stati Uniti.

Un presidente che non ha l’appoggio del congresso avrà, quindi, margine di manovra più limitato rispetto ad un presidente che gode del consenso parlamentare.

Allo stato attuale il Senato è guidato da una maggioranza repubblicana mentre la camera da una democratica.

I rischi legati al voto di novembre

Un presidente USA … e getta

Durante il voto di novembre, oltre alla nomina del Presidente verrà integralmente rinnovata la camera dei rappresentanti e circa un terzo della camera del senato (35 senatori).

In realtà la questione determinante legata all’esito elettorale non è tanto la vittoria di un candidato  o dell’altro quanto, piuttosto, l’appoggio che il nuovo presidente riuscirà ad ottenere da parte del congresso.

L’equilibrio di potere al congresso determinerà la misura in cui il prossimo presidente (democratico o repubblicano) potrà concretizzare il suo programma.

Nell’anno della pandemia mondiale questo aspetto assume particolare rilevanza: nell’attesa di un vaccino che tutti speriamo non tardi ad arrivare, nuove iniziative di stimolo fiscale (come ad esempio la riduzione delle tasse o il  finanziamento di opere pubbliche) e monetario sono estremamente importanti per un più agevole recupero dell’economia (e, di conseguenza, dei mercati finanziari).

Per l’economia ed i mercati è fondamentale poter contare su ulteriori piani di sostegno.

Questi piani richiedono un allineamento di maggioranza tra congresso e presidente.
Nel caso questo allineamento non ci sia,  verosimilmente sarà minore il supporto fornito alla crescita economica. (a questo link rigorosamente in inglese trovi una sintesi dei piani dei due candidati).

Un voto contestato

L’altro fattore determinante è rappresentato dalla possibile contestazione del risultato elettorale.

Quest’anno tra le misure di contenimento dei contagi, negli Stati Uniti si farà maggior ricorso al voto per corrispondenza che aumenterà la base elettorale favorendo, probabilmente, l’elettorato democratico.
Il voto postale espone a conteggi infiniti. In caso di vittoria democratica Trump, infatti,  ha già manifestato la sua intenzione di contestare il risultato appellandosi a presunte frodi sulle preferenze espresse per corrispondenza.
Si aprirebbe così un periodo prolungato di incertezza in attesa dell’esito definitivo che si realizzerà dopo nuovi conteggi e l’intervento della Corte Suprema.

Esiste un precedente nella storia elettorale americana che risale al 2000 durante la competizione tra Bush e Gore .

Uno scenario incerto caratterizzato dal prolungamento dei tempi per la nomina del presidente, significherebbe immobilismo del governo USA e, dunque, nuova incertezza che non giova nè all’economia né ai mercati.

Cosa fare del proprio portafoglio

L’amministratore di una nota casa di investimento americana, a proposito delle prossime elezioni, ha recentemente dichiarato:

Non commettere l’errore di  mischiare la  politica con il tuo portafoglio. Indipendentemente da chi vincerà il mese prossimo, è importante tenere la politica fuori dal tuo portafoglio. Le decisioni sul denaro sono già piena di emozioni, pregiudizi e punti ciechi.” (Ben Carlson – Ritholtz Wealth Management).

Cercare di anticipare i movimenti dei mercati sulla base del possibile esito delle elezioni americane, è un’attività insensata oltre che statisticamente controproducente.

Il principio di fondo resta sempre lo stesso: una volta impostata una corretta strategia di investimento basata su una corretta diversificazione, gli eventi politici, economici e finanziari rappresentano soltanto rumore di fondo che rischia di distogliere l’investitore dai propri obiettivi.

L’esito incerto del voto è un ulteriore elemento di destabilizzazione che va ad aggiungersi all’emergenza sanitaria, alla guerra commerciale alla Brexit ecc…

L’instabilità si gestisce combinando componenti per la protezione e componenti per il rendimento affinchè il proprio portafoglio si adatti a qualsiasi scenario.

E non dimentichiamoci che la messa a punto di un vaccino (non è questione di “se” ma di “quando”) rimescolerà ancora le carte favorendo il recupero dei settori più penalizzati e, soprattutto, tutti  gli investitori pazienti e disciplinati.

Contatta David Volpe consulenza

Conclusioni

Quando si parla di market timing, ci sono due tipi di persone ad esempio:

quelli che non sono in grado di farlo, e quelli che non sanno di non essere in grado di farlo.

Terry Smith

Le incognite legate alle elezioni statunitensi, a livello finanziario ed economico,  sono strettamente legate al superamento dell’emergenza sanitaria: un efficace programma politico che rilanci la crescita compromessa dalla pandemia è, in questo momento, estremamente importante.

L’incertezza sull’esito del voto,  una possibile contestazione e la dinamica dei contagi rappresenteranno probabilmente un fattore di forte disturbo per i mercati.

Si apre dunque un periodo di probabile instabilità e di potenziali ribassi finché non avremo  un esito certo del voto elettorale.
Cercare di anticipare questo esito con modifiche sostanziali al proprio portafoglio o, peggio, con nuovi investimenti sulla base delle previsioni degli esperti è quanto di più sbagliato si possa fare.

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