PERCHE' LE AZIONI CROLLANO

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo che sottolinea quanto sia importante  incrementare l’esposizione all’umiltà durante un bear market..
Sostanzialmente l’autore invita a evitare di seguire convinzioni basate su ragionamenti banali di causa effetto: “è accaduto x per cui non possiamo che aspettarci y sull’evidenza dei fatti”.
Meglio essere umili ed ammettere la propria incapacità di leggere l’evoluzione degli eventi.

Il fatto è che quest’anno siamo letteralmente bombardati da opinioni e analisi di autorevoli esponenti del mondo finanziario che  disegnano scenari futuri con estrema sicurezza di sé e con molta poca umiltà.

DIMON DALIO GRANTHAM

Credo che mantenere la lucidità e prendere decisioni di investimento consapevoli  in mezzo a tutto questo frastuono sia impossibile: inflazione, recessione, crisi energetica, deglobalizzazione, guerra: sono davvero troppe informazioni da digerire.
In questo articolo cercheremo di recuperare un po’ di lucidità e di capire quando avremo finalmente un’inversione di tendenza.

Cosa guida i ribassi delle azioni

Sicuramente le cose non si sono messe affatto bene per i mercati finanziari: siamo in pieno mercato orso, l’inflazione è sui livelli più alti degli ultimi 40 anni, le obbligazioni sono crollate come non accadeva da decenni, la FED sta alzando violentemente i tassi, tutto ciò nel pieno del dramma di un conflitto che si protrae da mesi.
Le variabili in gioco sono davvero così tante e una recessione globale  sembra ormai inevitabile.
Non è mai possibile avere risultati di investimento certi, tuttavia nelle fasi ribassiste è indubbio che l’incertezza sia più forte che mai.

E’ proprio durante queste fasi di incertezza che ci guardiamo intorno per capire cosa stiano facendo gli altri in modo da prendere spunto per le nostre azioni.
E’ per questo che il comportamento del gregge viene amplificato durante le fasi di mercato estreme: la condotta comune della folla diventa un luogo sicuro quando lo stress si fa insostenibile.

Vedere scendere il valore dei propri investimenti è maledettamente stressante e per la maggior parte delle persone diventa impossibile prendere decisioni di buon senso.
Uno studio del National Bureau of Economic Research (l’ente che, tra i suoi compiti, ha quello di dichiarare l’effettiva entrata in recessione dell’economia) del 2014 ha analizzato il mercato azionario a partire dal 1952 per spiegare cosa determina le fluttuazioni del mercato.
Ebbene i movimenti dei mercati azionari sono determinati per l’85% da tre fattori:

  • La crescita economica che è rilevante solo nel lungo termine;
  • Quanta parte della crescita economica arriva agli investitori sotto forma di dividendi e guadagni,
  • L’avversione o la propensione al rischio che determina il nostro comportamento nei confronti dell’incertezza dei mercati.

La conclusione a cui arriva lo studio è che le  fluttuazioni del mercato nel breve termine sono causate principalmente dall’avversione al rischio.
In altre parole le nostre emozioni guidano il mercato azionario nel breve termine ma i fondamentali dell’economia determinano i rendimenti di lungo termine.

UMORE INVESTITORI UTILI AZIONI

Vale la pena ricordare questa ovvietà per capire che i mercati possono rimanere irrazionalmente elevati o irragionevolmente depressi per più tempo di quanto possiamo pensare.
L’idea di guadagnare o perdere soldi spinge le persone a decisioni che non sono spiegabili con ragionamenti logici.

Le variabili in gioco sui mercati (ora come in ogni momento) sono molteplici: crescita economica, tassi di interesse, fiducia dei consumatori, conflitto ecc..
“Riuscire a prevedere il futuro di ognuna di queste variabili è difficile. Prevedere le conseguenze dell’interazione di queste variabili è ancora più difficile. Comprendere come gli investitori reagiranno all’evoluzione di questi elementi è impossibile”. (Charley Ellis).

Sulla base di queste considerazioni possiamo ipotizzare quando vedremo un inversione di tendenza.

Quando vedremo i minimi del mercato?

La risposta non può che venire dall’analisi della psicologia degli investitori.

Un’interessante analisi scientifica ci fornisce una brillante prospettiva in ottica finanziaria:
un gruppo di ricercatori (evidentemente un po’ cinici)  ha studiato la reazione allo stress di due gruppi di topi sottoponendoli a delle scosse elettriche dolorose.
Il primo gruppo è stato tormentato con 10 scosse all’ora, mentre il secondo gruppo con 50 scosse all’ora.
Il giorno successivo entrambi i gruppi sono stati sottoposti a 25 scosse elettriche all’ora.
Al termine del secondo giorno, la rilevazione della pressione arteriosa del primo gruppo ha evidenziato evidenti segnali di stress. Sorprendentemente i topi del secondo gruppo avevano una pressione normale che non evidenziava segnali di stress.

Nel momento in cui si è sottoposti a sollecitazioni stressanti (come le perdite sul portafoglio) il ritorno alla serenità non dipende tanto dall’eliminazione dello stress ma dal miglioramento o dal peggioramento della situazione.
Discorso analogo può essere fatto per i mercati azionari: gli indici raggiungeranno i minimi non tanto quando le cose miglioreranno, ma quando smetteranno di peggiorare.

Nei mercati ribassisti si arriva a un punto in cui le condizioni di negatività sono già state recepite e gli investitori smettono di sorprendersi delle cattive notizie.
Basta a quel punto che ci sia un miglioramento, pur persistendo un quadro pessimo, per innescare un’inversione di tendenza.
Così è stato per il rimbalzo successivo alla crisi finanziaria del 2008 e per la stessa pandemia.

Conclusioni

Poche abilità nella vita sono utili quanto un buon rilevatore di sciocchezze

Morgan Housel

L’evoluzione degli eventi sembra decisamente terribile e avversa in questo periodo ma ciò non significa che sia facile comprendere ciò che accadrà nei prossimi mesi.
Per quanto correttamente argomentate, le previsioni accurate degli analisti e delle case di investimento non sono attendibili e, troppo spesso, vengono utilizzate dalla stampa per attirare l’attenzione.

Il fatto è che in periodi come questo si è alla costante ricerca di aggiornamenti e notizie che possano attenuare l’incertezza palpabile: nella migliore delle ipotesi questo tipo di informazioni ci genera solo frustrazione. Nella peggiore ci porta a prendere decisioni di investimento errate.

Sono convinto che sia estremamente utile osservare la storia passata per riuscire a dimostrare che c’è sempre una luce in fondo al tunnel e tendo a essere rialzista quando le azioni crollano: prezzi più bassi equivalgono a rendimenti attesi più alti. 
Sono tuttavia ben consapevole di non avere idea di cosa potrà fare il mercato nel brevissimo termine.

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Questo post è ispirato all’articolo di Ben Carlson: “The two things that matters most if you own stocks

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1 Comment

  1. …grande David, a volte le cose più semplici sono le migliori: ignorare i prezzi e perseverare con l’enorme forza di valore che si genera grazie al “rendimento composto”! Elementare no? Buona domenica

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