Dove investono i super ricchi

Chi di voi non ha mai sognato di conoscere i segreti di quelle persone che nella vita sono riusciti ad ottenere successo, fama e ricchezza? Ma soprattutto capire come investono i ricchi per riuscire a moltiplicare il proprio patrimonio in modo sempre continuo?

Nel tempo sono state scritte montagne di libri sull’argomento, proprio perché conoscere la vita di chi è riuscito nei propri sogni può essere di esempio e di ispirazione a chi voglia ottenere gli stessi risultati.

Oggi noi avremo la possibilità di analizzare e, perché no, farsi ispirare  dalle scelte finanziarie dei super ricchi, che hanno a disposizione i migliori consulenti ed accesso a tutte le possibilità di investimento. 

Come sarà possibile? Più semplice del previsto: 

UBS (storica banca elvetica non certo ultima arrivata in quanto a gestione di ricchi patrimoni) pubblica annualmente un’analisi dettagliata sulle preferenze di investimento dei miliardari di tutto il mondo: il global family office report.

Con il termine “family office” si identificano quelle società private che gestiscono i patrimoni di persone con ricchezze considerevoli (da non confondersi con il family banker, che è tutt’altra cosa 😉 ). 

In altre parole UBS pubblica le scelte strategiche effettuate dai più importanti consulenti a cui si affidano i miliardari.

Non male come fonte da cui prendere spunto.

Andiamo subito a vedere quali segreti possiamo carpire dall’analisi appena pubblicata rispetto all’anno 2019:

UBS family office


Questo grafico ci illustra mediamente quali siano le asset class che vengono scelte per investire il proprio patrimonio. Quindi, considerando il grafico a torta, il capitale complessivo del riccone medio, i suoi soldi vengono suddivisi nei seguenti investimenti

  1. Azioni quotate: 32%; 
  2. Private equity: 18,7%;
  3. Immobili: 17%;
  4. Obbligazioni e tit. di stato: 16,3%;
  5. Oro, materie prime, fondi alternativi: 8%;
  6. Liquidità: 7,6%

Partiamo dal basso, come se scalassimo una classifica:

6° posto: liquidità

Prima lezione dai super ricchi: solo un 8% scarso del loro patrimonio rimane sui conti correnti a disposizione delle necessità. E tu penserai: “saranno comunque un sacco di soldi”. Sicuramente!
Ma i super ricchi non hanno paura di investire il restante 92% del proprio capitale.
Cosa fa invece il risparmiatore medio? Esattamente il contrario, lascia il proprio denaro su polverosi conti correnti alla mercè dell’inflazione. Pensando di proteggere il capitale dai pericoli del mondo.
Beh, scusa il paragone, ma è proprio una provocazione: per far crescere un figlio non puoi lasciarlo chiuso in casa per paura che gli accada qualcosa di grave. Un figlio ha bisogno di conoscere il mondo per diventare più grande, fare delle esperienze che gli facciano capire cosa è bene e cosa è male, sempre con il tuo occhio vigile di genitore amorevole. Beh, più o meno funziona così: il mondo è pieno di pericoli, ma anche di opportunità, per chi ha il coraggio di provarci (con le dovute cautele!).

5° posto: oro, materie prime, fondi alternativi

Ed ecco che qui già capiamo il valore fondamentale della decorrelazione oltre  che della diversificazione.
Investire in asset che aumentano il proprio valore nei momenti di crisi finanziaria, come l’oro, le materie prime, o investire in fondi alternativi che sono indipendenti dall’andamento delle borse, permette di aumentare il livello di tranquillità anche nei momenti “bui” dei mercati.

Quindi possiamo dire che i ricchi costruiscono il proprio portafoglio in maniera tale che questo sia in grado di generare rendimento in qualsiasi condizione di mercato.
Per farlo non concentrano il capitale su un’attività in cui si sentono particolarmente confidenti ma, piuttosto, lo scompongono in più parti con potenzialità di rendimento indipendente le une dalle altre.

4° posto: obbligazioni e titoli di stato

L’allocazione in strumenti obbligazionari trova spazio per un 16% ca. quindi, tutto sommato, un esposizione non particolarmente significativa. Evidentemente i ricchi hanno ben compreso che oggi investire nelle sicure (o, quantomeno, percepite come tali) obbligazioni rende molto poco.

Al contrario l’investitore medio, nonostante il crollo dei rendimenti, si ostina a prediligere questa asset class illudendosi che sia priva di rischi.

Eppure in un recente report il Fondo Monetario Internazionale ha messo in guardia i risparmiatori dichiarando che una prossima recessione globale potrebbe mettere a rischio di insolvenza fino al 40% delle obbligazioni societarie delle principali economie mondiali.

3° posto: immobili

L’immobile, investimento così caro agli italiani, ottiene il terzo scalino del podio anche in una visione globale. Che siano fondi che investono sull’immobiliare, che siano raccolte di crowdfunding, oppure acquisti per la messa a rendita non importa. Il fatto di avere qualcosa di concreto tra le mani rassicura tutte le fasce di investitori.

2° posto: private equity

Signore e signori, incredibilmente il secondo posto va agli investimenti di private equity, che in Italia inizia ora a decollare.

Come mai ancora nel Bel paese questi investimenti non vengono sfruttati per il potenziale che invece avrebbero?  

Perché mentre i risparmiatori mediamente si affidano a conti deposito ed impieghi a breve termine, i ricchi sono pazienti: l’investimento in asset illiquidi (come, appunto, il private equity) sono intoccabili per definizione fino alla scadenza, a differenza di azioni, obbligazioni e fondi che di fatto possono essere venduti in qualsiasi momento.
Il private equity è uno strumento d’investimento che implica, quindi, l’immobilizzazione del capitale per un lungo periodo.
Mediamente chi investe in private equity rinuncia alla disponibilità del capitale per 10 anni.
Il premio per questa perseveranza è un rendimento annuo a doppia cifra. Annualmente Kpmg, una delle maggiori società di revisione, pubblica uno studio approfondito sul private equity analizzandone anche le performance storiche a 3, 5 e 10 anni:

1° posto: azioni

Come prevedibile, l’investimento in azioni, che sia attraverso fondi comuni d’investimento, etf o attraverso azioni singole, rimane la scelta a cui i ricchi dedicano la maggior parte del proprio capitale.

Chi ha avuto la possibilità di comprendere i mercati azionari, al netto dei titoli sensazionali dei media volti solo a catturare l’attenzione delle masse, sa che non esiste mercato più appetibile per un investitore.
Parola d’ordine, anche in questo caso, pazienza e diversificazione.
Non a caso vanno per la maggiore fondi di investimento, etf, e solo raramente singole azioni, dopo attenta analisi tecnica e fondamentale da parte di professionisti. .    

Conclusioni

In queste conclusioni non c’è altro da dire se non una considerazione importantissima di carattere pratico: i ricchi investono in attività accessibili a chiunque (o quasi).

Già, è proprio così: il mondo cambia e la finanza anche.

L’investimento immobiliare oggi è accessibile a chiunque a partire da soglie di €  100 (grazie al crowdfunding immobilare).
Ed anche il private equity (attività storicamente ben più redditizia di quella immobiliare) è finalmente perseguibile dal risparmiatore a partire da capitali di € 5.000.

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