CRISI MEDIO ORIENTE INDICAZIONI PORTAFOGLIO

Epic Fury.
Così è stata denominata l’azione militare che in un fine settimana ha cambiato  la mappa del potere nel Medio Oriente.
Con un’operazione militare congiunta Stati Uniti e Israele sono riusciti a realizzare ciò che oltre quarant’anni di ostilità non erano riusciti a fare: decapitare il comando della Repubblica Islamica dell’Iran.

I bombardamenti e gli attacchi si intensificano, la Guida Suprema è morta,  lo stretto di Hormuz è chiuso e le notizie diventano sempre più drammatiche sia sul piano umano che su quello geopolitico.

Quando gli eventi precipitano nella spirale della guerra, la tentazione è sempre la stessa:
capire come potranno evolvere gli eventi e come agire sui portafogli.

In questo articolo ci concentreremo sui fatti noti e sulla situazione dei mercati per capire come e se intervenire sui portafogli.

Cosa sappiamo del conflitto in Iran

La situazione in Medio Oriente, una delle aree più “calde” del panorama geopolitico, è entrata in una fase nuova e molto più instabile.
La morte della Guida Suprema Ali Khamenei rappresenta un evento senza precedenti nella storia recente della Repubblica Islamica e apre una fase di grande incertezza politica nella regione.
In un’intervista Trump ha affermato che: “Non ci sarà alcun accordo fino a quando l’Iran non si arrenderà incondizionatamente.  Dopodiché gli Stati Uniti lavoreranno insrtancabilmente per rendere l’Iran più grande, migliore e più forte che mai”.
Da MAGA (Make America Great Again) a MIGA (Make Iran Great Again) è un attimo.

TRUMP VUOLE LA RESA INCONDIZIONATA
Fonte. Truth

Per inquadrare meglio la situazione proviamo a mettere a fuoco quali i fatti noti:

  • L’obiettivo dichiarato degli Stati Uniti è quello di decapitare l’attuale regime per insediarne uno non ostile all’Occidente;

  • La morte della Guida Suprema è soltanto il punto di partenza. Il regime iraniano aveva già predisposto accuratamente piani di successione per evitare vuoti di potere;

  • Gli attacchi militari continuano e il rischio di un allargamento del conflitto resta elevato;
  • L’Iran, che militarmente ha poche probabilità di successo, punta ad alzare i costi economici e geopolitici elevati per Stati Uniti e alleati.
    Impennata del  prezzo del petrolio, rischi per l’economia globale e instabilità regionale sono il prezzo che Teheran vuole imporre in modo da rendere insostenibile la continuazione del conflitto; 
  • La chiusura dello stretto di Hormuz, da cui passa il 20% del petrolio mondiale e il 30% del gas liquefatto,  ha già spinto al rialzo i prezzi dell’energia aumentando il rischio di nuove pressioni inflazionistiche;
  • Un’operazione militare rapida potrebbe portare consensi elettorali negli Stati Uniti.
    Un conflitto prolungato, soprattutto se accompagnato da un rialzo del petrolio, rischierebbe invece di pesare sul consenso politico in vista delle elezioni di mid-term

Abbiamo quindi già molte informazioni sul tavolo.

La domanda è: come possiamo tradurle in decisioni di investimento efficaci?

L’utilità delle informazioni

A dire il vero, l’utilità di tutte queste informazioni ai fini delle decisioni di investimento è prossima allo zero.

Pensiamo che disporre di informazioni tempestive e affidabili ci permetta di avere un quadro chiaro della situazione. Siamo fatti così: il nostro cervello non si limita a prendere atto della realtà ma prova continuamente a interpretarla. Costruiamo scenari, immaginiamo come potrebbero evolvere gli eventi e cerchiamo di capire quale potrebbe essere la mossa più sensata da fare.

Questo meccanismo istintivo può essere utile nella vita quotidiana, molto meno nei mercati finanziari:
le variabili in gioco sono molteplici e la loro interazione è impossibile da decifrare.
L’unica informazione davvero rilevante per le decisioni di investimento è che, per quanto possa aggravarsi la crisi e per quanto possano ampliarsi i ribassi, nel medio lungo termine i mercati azionari continueranno ragionevolmente a crescere.

In un mercato che tende a crescere nel tempo, il vero problema non è azzeccare la mossa giusta nel breve periodo ma avere la costanza di non fare sciocchezze.
l rischio più grande in situazioni come quella che stiamo vivendo, non è tanto interpretare male gli eventi ma sovrareagire o agire troppo presto.
E questo vale sia quando si tenta di limitare i danni riducendo l’esposizione, sia quando si prova ad anticipare il rimbalzo nella speranza di sfruttare i ribassi.

Per agire con maggiore lucidità può essere utile fare un passo indietro e osservare come i mercati hanno reagito in passato a eventi simili.
Capire come storicamente si sono mossi i mercati durante i conflitti può aiutarci a costruire una mappa utile per orientarci.
Certo la storia non sempre si ripete:  la mappa non è il territorio (cit.).  Tuttavia avere una mappa è molto meglio che muoversi alla cieca in un territorio ostile.

Vediamo allora cosa ci dicono i dati storici per provare a disegnare la nostra mappa.

Come reagiscono i mercati alle guerre

Cosa accade generalmente ai mercati quando scoppia un conflitto?

Questa tabella riassume il comportamento del mercato azionario statunitense durante i principali eventi geopolitici dal 1941 ad oggi:

I dati ci danno due indicazioni interessanti:

  • Il ribasso medio è di circa il 4,4%

  • L’impatto complessivo sui mercati tende a riassorbirsi in 2 mesi circa.

Le conseguenze sui mercati finanziari sono, quindi,  spesso molto più contenute di quanto suggeriscano I titoli delle testate giornalistiche. Anzi, da un punto di vista cinicamente finanziario,  le guerre, si rivelano opportunità di acquisto.

Il problema è che mentre il dato storico è chiaro ex post, quando gli eventi si stanno svolgendo e la crisi si intensifica la percezione è completamente diversa: ogni crisi sembra unica e capace di stravolgere gli equilibri geopolitici e i portafogli.

La tabella che abbiamo appena visto è, in fondo, un  manuale statistico contro due errori molto comuni:

  • Il panic selling, cioè vendere in tutto o in parte il portafoglio per far sparire la sgradevole sensazione di ansia;
  • L’euphoric buying, cioè cercare freneticamente di sfruttare i ribassi per intercettare  il rimbalzo.

Guardare a questi dati può essere molto utile per impostare con maggior efficacia l’attività di ribilanciamento del portafoglio.

Se il drawdown medio osservato durante gli eventi geopolitici è stato intorno al -4% / -5%, una correzione di questa entità può rappresentare una soglia ragionevole per iniziare a valutare interventi di ribilanciamento opportunistico.
Intervenire troppo presto può significare comprare prima che il ribasso si sia davvero manifestato.
Intervenire troppo tardi può significare perdere gran parte dell’opportunità.

Naturalmente ogni crisi è diversa e nessuna soglia funziona in modo perfetto in ogni contesto.
Tuttavia avere delle regole di riferimento aiuta a non prendere decisioni improvvisate proprio nei momenti in cui l’emotività tende a prendere il sopravvento.

La domanda da porsi, quindi è semplice:

rispetto a questa “mappa storica”, a che punto siamo oggi in termini di ribassi?

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Mercati: a che punto siamo?

Diamo ora uno sguardo alla reazione delle principali asset class dall’apertura della crisi in Medio Oriente:

La fase iniziale della crisi ha interrotto bruscamente la sovraperformance che gli indici europei ed emergenti avevano registrato nei mesi precedenti rispetto al mercato statunitense.

L’Europa
sembra estremamente vulnerabile agli shock energetici e totalmente incapace di influenzare gli eventi. Il Vecchio Continente è anche esposto ai settori più ciclici particolarmente sensibili alle crisi.

Gli Emergenti soffrono probabilmente le interruzioni del commercio internazionale e l’aumento dei costi energetici causati dalla chiusura dello stretto di Hormuz.

L’oro non brilla e il dollaro, la valuta che nessuno più voleva, si riappropria, almeno per ora, del suo ruolo protettivo.

In questo momento di mercato sembra valere una regola semplice:
ciò che aveva funzionato fino a ieri ora soffre, ciò che era rimasto indietro rimbalza. Tra le sorprese della settimana non poteva quindi mancare il Bitcoin.

Guardando comunque gli indici più importanti (S&P500 e azionario globale) che dovrebbero rappresentare il principale riferimento per impostare l’attività di ribilanciamento, la realtà è molto meno drammatica di quanto suggeriscano i titoli dei giornali: finora non è accaduto granché.
Gli attuali ribassi non sembrano giustificare interventi sui portafogli.

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Portafogli: che fare?

In due precedenti post abbiamo visto quali sono le soglie da utilizzare per impostare l’attività di ribilanciamento opportunistico e quelle da considerare per investire la liquidità in attesa di una correzione dei mercati.

Se non c’è liquidità parcheggiata, a prescindere dalle opportunità che possono nascere durante le crisi geopolitiche, la scelta più saggia è spesso quella di astenersi dal prendere iniziative.
Le soglie di intervento sono infatti molto più elevate rispetto ai ribassi osservati finora e si collocano intorno al -15%.

Per chi dispone invece di denaro parcheggiato, iniziare a ragionare su un eventuale ribilanciamento con l’apporto di nuovo capitale verso le aree di mercato più penalizzate può avere senso.

Vale una premessa importante:
almeno per il momento non si osservano ribassi particolarmente profondi da sfruttare.
Quello che stiamo vivendo è esattamente il tipo di evento che fa sembrare ogni decisione urgente e ogni inazione irresponsabile.
Eppure, nei mercati finanziari, non fare nulla è spesso la decisione più difficile da prendere ma anche la più efficace.

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Conclusioni

Le cose non sono mai così belle o così brutte come sembrano.

Tony Hsieh

Dal 1941 a oggi i mercati azionari hanno attraversato oltre venti conflitti armati di rilevanza internazionale. Il ribasso medio nel giorno dell’evento è stato di circa l’1% e il tempo medio di recupero inferiore ai due mesi.
Le guerre cambiano gli equilibri geopolitici.
Nei portafogli, però, i danni più grandi raramente sono causati dalle guerre. Sono imputabili alle reazioni degli investitori.

Da un punto di vista cinico e  statistico, molti dei principali conflitti si sono rivelati occasioni di acquisto. Vale la pena, tuttavia, tenere a mente due cose.
La prima: ormai tutti lo sanno, il che riduce la portata dell’opportunità.
La seconda, più insidiosa:  i dati storici sono chiari ex post, quando gli eventi si stanno svolgendo la percezione è completamente diversa. Ogni crisi sembra unica e capace di cambiare radicalmente gli equilibri geopolitici e finanziari.

Per questo motivo agganciare le decisioni di investimento a un protocollo chiaro di regole, costruito in condizioni di calma, può essere molto più utile che inseguire interpretazioni più o meno convincenti degli eventi. Le variabili in gioco sono troppe e impossibili da prevedere.
E anche se fosse possibile anticipare l’evoluzione degli eventi, resterebbe comunque impossibile sapere in anticipo quale sarà la loro reazione sui mercati.

Le guerre fanno notizia. I nostri errori fanno danni.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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1 Comment

  1. …vendere un asset di portafoglio “core” per un evento esogeno o endogeno ai mercati MAI! Valutare di inserire “satelliti”, non morale, ma tatticamente possibile nella porzione extra rendimento. Attenzione alle “spinte gentili” del RUMORE che distoglie dalla rotta individuale del proprio SEGNALE. Buona domenica David!

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