MES EUROBOND

Cosa si nasconde dietro al clamore sugli Eurobond

Nelle ultime settimane si fa un gran parlare, discutere e litigare intorno a MES, EUROBOND e via discorrendo e se ne sente dire di tutto e di più. 

Qualcuno potrebbe essere un po’ confuso sull’argomento.

Da una parte l’Europa sembra aver mostrato quanto poco unita sia la comunità che rappresenta: I Paesi del sud (Italia, Francia, Spagna e Portogallo)  chiedono a gran voce la solidarietà di quelli del nord (Finlandia, Austria, Germania, Olanda) nella difficile ricerca di una risposta – finanziaria –  comune all’emergenza.

Dall’altra abbiamo Il dibattito molto acceso all’interno dei nostri confini nazionali: mai come in questi tempi MES, EUROBOND e PATTO DI STABILITA’ hanno suscitato l’interesse dei cittadini.

In questo articolo provo a fare un po’ di chiarezza sull’argomento cercando di ragionare al netto dell’ideologia politica  per concentrarsi sui numeri e sui fatti.

Anche perché sembra proprio che la discussione si sia avvelenata al punto tale da rendere difficile comprendere le caratteristiche di questi strumenti di sostegno finanziario e perché siano così importanti per l’Europa e per l’Italia.

L’emergenza: la necessità di misure a sostegno dell’economia

Le misure di contenimento del contagio hanno messo il sistema economico italiano (come quello globale) in una situazione di “coma farmacologico” con prospettive di ripresa piuttosto complicate:

le aziende sono obbligate a fermarsi e rischiano di fallire non per colpa propria ma per i divieti imposti: il blocco dell’attività comporta il blocco degli incassi e, quindi, l’impossibilità di far fronte ai propri impegni.

Il ruolo dello Stato in questo momento è quello di fornire liquidità alle aziende per consentir loro di pagare dipendenti, fornitori, banche e quindi non fallire.

Lo Stato, dunque, per evitare che il sistema collassi e che al momento della riapertura le imprese (anche quelle sane) possano ripartire, deve intervenire fornendo liquidità. E fin qui è tutto abbastanza semplice da capire. 

L’aspetto si complica con la prossima domanda:

Ma lo Stato dove trova questa liquidità?

Fondamentalmente le opzioni possibili da parte dello stato di ottenere liquidità sono 2:

  1. Tramite l’emissione di debito pubblico (titoli di stato);
  2. Tramite il ricorso all’Europa (MES o Eurobond se arriveranno).

L’approvvigionamento con titoli di stato (e il patto di stabilità)

Gli Stati già normalmente reperiscono fondi richiedendo prestiti a cittadini e ad istituzioni – quali banche, assicurazioni, fondi pensione – tramite l’emissione di titoli di stato, visto che l’introito derivante dal pagamento delle tasse non è sufficiente a finanziare la spesa pubblica.

Questo debito creato attraverso i titoli di stato non viene rimborsato ma rinnovato: alla scadenza dei titoli in corso vengono emessi nuovi titoli per rimborsare quelli in scadenza. 

La “sostenibilità” di questo debito dipende dal fatto che lo stato può continuare ad indebitarsi in due modi: ad un ritmo più basso rispetto alla crescita economica o viceversa.

  1. Se si indebita ad un ritmo più basso rispetto alla crescita del PIL (crescita economica), il peso del debito e degli interessi diminuisce e ad ogni rinnovo il debito peserà sempre di meno. Inoltre se il debito è emesso da uno stato con PIL in crescita ( quindi solido) il tasso di interesse da riconoscere ai prestatori sarà più basso in quanto il rischio di non vedersi restituito il capitale per chi sottoscrive i titoli di stato è molto basso;
  2. Se si indebita più velocemente rispetto alla crescita del PIL, il peso del debito e degli interessi aumenta e ad ogni rinnovo il debito peserà sempre di più. In questo caso, visto che il debito è meno sostenibile il tasso da riconoscere sarà più alto in quanto più rischioso per igli investitori riavere il capitale prestato.

Ed ora arriviamo alla questione che ruota intorno al patto di stabilità:

La commissione europea normalmente vieta la possibilità di indebitarsi (c.d. Patto di Stabilità) per più del 3% del PIL (rapporto Deficit/Pil), per evitare proprio quella spirale che porterebbe stati poco solidi a non riuscire più a ripagare ai cittadini i titoli di stato emessi.

In questo particolare momento storico, vista la portata della crisi, la commissione europea ha temporaneamente sospeso il patto di stabilità (Leggi l’articolo di approfondimento sulla sospensione del patto di stabilità) Von Der Layen) per consentire ai governi (ed all’Italia in particolare) di gestire la crisi emettendo debito senza vincoli rispetto al PIL (che purtroppo quest’anno crollerà drammaticamente).

Dunque lo Stato Italiano ha la possibilità di stanziare fondi a sostegno del sistema economico attraverso l’emissione di nuovi titoli di stato senza vincoli particolari (leggi l’articolo di approfondimento sul nuovo BTP Italia legato all’emergenza).

MA.

Esiste un grosso “ma” che potrebbe impedire al governo di fare la corsa all’emissione di nuovi titoli di stato.
Infatti questa forma di approvvigionamento non è indenne da controindicazioni:

  1. visti i preesistenti dubbi sulla sostenibilità del debito pubblico italiano, per poter essere collocati, i titoli di stato devono riconoscere tassi d’interesse superiori rispetto a quelli di stati con un PIL in crescita.
    E’ un cane che si morde la coda: aumentando il costo per gli interessi il debito diventa sempre meno sostenibile;
  2. visto che il patto di stabilità è solo temporaneamente sospeso, esagerare con l’emissione di nuovi titoli significa essere costretti prima o poi a future politiche di austerità (che potrebbero soffocare la prossima ripresa) nel momento in cui la sospensione sarà rimossa, e la commissione europea ci chiederà di rientrare nei ranghi.

Questi sono i motivi per cui il governo in carica, insieme ad altri paesi, invoca il supporto finanziario dell’Europa, attraverso uno strumento più adeguato.

Supporto europeo

Le modalità con cui la comunità europea può fornire supporto diretto agli stati membri (e quindi all’Italia) sono fondamentalmente 2:

  • Tramite il ricorso al MES;
  • Tramite gli Eurobond.

Il MES

Il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità),  è un fondo che già esiste da tempo (a differenza degli Eurobond che, all’atto pratico, ancora non esistono) e quindi è subito pronto ad agire.
Si tratta di un’istituzione europea attiva dal 2012 con l’obiettivo di fornire assistenza finanziaria ai Paesi europei che hanno problemi nel raccogliere risorse o, comunque, potrebbero riscontrarli.
Dunque il MES può concedere finanziamenti (cioè prestare i soldi proprio come avviene con i titoli di stato)  a tassi agevolati e molto bassi, anche a quei paesi (come l’Italia) a cui i mercati richiederebbero tassi anche decine di volte più alti.

I prestiti vengono concessi dal MES ad una condizione, sono cioè emessi con condizionalità.

La condizione è che  il paese richiedente abbia sottoscritto un impegno volto a rendere il proprio debito sostenibile che, tradotto in termini pratici, significa adottare misure correttive (minore spesa pubblica/ maggiore pressione fiscale) per evitare nuove difficoltà future.
A seguito delle ultime iniziative prese a livello europeo (eurogruppo) è possibile richiedere l’intervento del MES senza nessuna condizione fino al 2% del PIL nazionale per finanziare spese dirette e indirette per assistenza sanitaria, cura e prevenzione della crisi sanitaria.
All’atto pratico l’Italia, attraverso il MES, potrebbe chiedere un prestito in un’unica soluzione di circa 35 miliardi ad un tasso vantaggioso: il nostro paese, che di solito si finanzia a 10 anni con un tasso di circa il 2% attraverso i titoli di stato, con l’intervento del MES potrebbe farlo a tasso 0.
E questo è molto vantaggioso se pensate che per raccogliere lo stesso ammontare sul mercato occorrerebbero più operazioni (mediamente con un’asta di BTP  si raccolgono 5 miliardi) e sarebbe necessario offrire un tasso sensibilmente più alto.
Il ricorso al MES, tuttavia, non allevia il “peso del debito” in quanto si tratta a tutti gli effetti di un finanziamento che andrà a sommarsi al totale del debito pubblico del paese richiedente. 

Prima o poi quindi questi soldi andranno restituiti. 

Gli Eurobond

L’Eurobond a differenza della soluzione del  MES, non è un finanziamento riconosciuto ad un singolo stato.
Si tratta, invece, di un vero e proprio titolo di stato europeo (e, dunque, non nazionale) che gode dell’affidabilità dell’intera comunità e che, dunque, potrà essere emesso ad un tasso d’interesse più basso rispetto a quello di uno stato altamente indebitato (come l’Italia).

Quindi l’Europa emetterebbe Eurobond (che non gravano sul debito di singoli stati) trasferendo (e non finanziando) le risorse agli stati che ne hanno bisogno. Sarebbe poi sempre l’Europa che, alla scadenza degli Eurobond, penserà a restituire i prestiti sia con le quote che ogni stato membro paga all’Europa, sia attraverso l’emissione di nuovi Eurobond.
Come accennavo prima questo sarebbe uno strumento nuovo ed il presupposto per poter mettere a punto questo tipo di soluzione è la mutualizzazione del debito europeo che incontra le opposizioni dei paesi più virtuosi:
Olanda, Germania e Austria sono restii a farsi carico di finanziamenti che andranno a beneficio di stati che hanno gestito le proprie finanze in modo meno oculato.

Perchè è così difficile giungere ad un accordo sugli Eurobond?

Perché mettere in comune i debiti non è un’operazione semplice.
Non lo sarebbe neppure all’interno di una famiglia allargata.
Chi è finanziariamente più solido (Austria, Germania, Olanda) dovrebbe accollarsi l’esborso per le spese sostenute anche da chi così solido non è (Italia, Spagna, Portogallo).

Conclusioni

A differenza degli USA (storicamente in grado di rispondere alle crisi con soluzioni  tempestive e adeguate), l’Europa non è una federazione di stati, ma una comunità molto più giovane che ha davanti ancora un lungo percorso di integrazione.
Questa è la ragione per cui è molto probabile che il cammino per giungere all’emissione di titoli di stato europei (eurobond) sarà lungo e accidentato.
Creare nuovi strumenti di sostegno finanziario come gli Eurobond richiederà del tempo mentre la risoluzione di questa difficile crisi richiede risposte immediate.

Il governo italiano esprime legittime perplessità riguardo al ricorso al MES (chiedendo a gran voce gli Eurobond):

La non condizionalità del MES, infatti,  ha carattere temporaneo per la durata dell’emergenza e questo impedirà ai paesi periferici (come l’Italia) di utilizzare in maniera ottimale i finanziamenti ottenuti.
Rimarrà il dubbio sulla durata e sulla continuità del sostegno ricevuto: come e quando sarà richiesto il rimborso una volta finita l’emergenza?
Inoltre il ricorso a questo strumento viene interpretato come una perdita di autonomia causata dalla successiva necessità di dover seguire i dettami imposti dall’Europa relativamente a  politiche di austerità.
Per non considerare la questione politica: i paesi che chiedono il sostegno del MES potrebbero essere additati come “pecore nere” e perdere consenso tra l’elettorato.

Vista la necessità di azione tempestiva e adeguata per la risoluzione della crisi, forse parallelamente alla trattativa (lunga!) per la messa a punto degli Eurobond, sarebbe opportuno che i paesi più in difficoltà utilizzassero i mezzi già a disposizione (emissione di nuovi titoli in deroga al patto di stabilità, ricorso al MES) per non perdere tempo prezioso.
Ottenere il benestare dei paesi nordici per creare una comunità più coesa richiederà tempi necessariamente non brevi.

Nella storia dell’umanità, chi ha imparato più efficacemente a collaborare ed improvvisare ha prevalso

Charles Darwin

A proposito: la mancanza di politiche fiscali comuni si riflette inevitabilmente sul vigore della crescita.
Ti sei mai chiesto perché il mercato Azionario USA (Unione di paesi coesa) – linea arancione- nel tempo si muove diversamente rispetto al mercato Europeo (unione non coesa) – linea verde?

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