Coronavirus: dalla recessione alla ripresa

” Questa crisi è diversa dalle precedenti ”.
Mai come oggi questa affermazione sembra essere appropriata.

In effetti, se ci pensiamo, aldilà delle particolarità dell’emergenza in corso, dei rischi per la salute, della dimensione globale della crisi, non era mai accaduto in passato che al crash di borsa fosse associato il collasso totale di distrazioni, svaghi, ed evasioni dalla paura per la sorte dei propri investimenti.

Almeno nel 2008, al termine di una giornata finanziaria tragica, potevamo pur sempre andare a mangiare una pizza con gli amici!

Invece in questo momento la reclusione forzata ci incolla ai notiziari e agli aggiornamenti finanziari, portandoci più o meno consapevolmente a rimuginare sulle perdite, mentre le fonti più o meno specialistiche affermano tutto  e il contrario di tutto, sia in ambito sanitario che finanziario.

E più rimuginiamo più ci domandiamo cosa sia giusto fare e, soprattutto, quando finirà finalmente tutto ciò?

La maggior parte degli investitori, infatti,  si concentra sui guadagni nelle fasi di rialzo e sulle perdite nelle fasi di ribasso. In realtà dovrebbe fare l’esatto opposto.

L’obiettivo di questo articolo è quello di fornire qualche analisi critica e spunto di riflessione per affrontare questo difficile momento con maggior lucidità.

La recessione globale

Il dato ormai certo (escluso dalla maggior parte degli esperti fino appena ad 1 mese fa) è che le misure imposte dai governi di tutto il mondo per contenere la diffusione del contagio creeranno un blocco importante dell’attività economica e dunque uno stop alla crescita globale. 

Quando la crescita globale risulta negativa per 2 trimestri consecutivi si parla di recessione.
Questo è appunto lo scenario che si prospetta per il sistema economico globale.


Questa crisi è diversa. Ma anche questa recessione è diversa!

Le recessioni generalmente sono provocate dallo scoppio di una bolla reale o di mercato, da un eccesso dell’offerta, da un alto livello di indebitamento  o da un insieme di questi fattori.

Questa volta, invece, si parla di una recessione “da quarantena”.
Non si tratta quindi di un arresto che mette in dubbio il funzionamento dell’economia, quanto piuttosto di uno stop all’attività ed ai consumi imposto dai governi. 
Una sorta di “festivo permanente” con in negozi chiusi.

La domanda a questo punto è: Quanto durerà questa recessione da quarantena e che effetto avrà sui mercati finanziari? 

Se il “lockdown” (la chiusura dell’attività) dei paesi occidentali riuscirà a contenere l’emergenza sanitaria nel corso di 4-6 settimane analogamente a quanto è accaduto in Asia, una volta rimossi blocchi e limitazioni, potremo ritornare a comportarci come prima e, dunque, l’economia ritornerà a crescere.

Il rischio concreto è che le tempistiche cinesi non siano replicabili nei paesi democratici e che la recessione possa essere più prolungata, con conseguenze più profonde sul sistema economico globale che, di conseguenza, impiegherà più tempo per reagire.

La reazione dei mercati

Il rimbalzo realizzato dalle piazze finanziarie nel corso dell’ultima settimana difficilmente potrà segnare un’inversione di tendenza duratura.

I mercati finanziari continuano ad essere instabili proprio a causa dell’incertezza sui tempi necessari per uscire dalla crisi sanitaria.

A questo proposito il caso italiano rappresenta un valido riferimento: essendo il primo paese occidentale duramente colpito dal virus, una volta che si sarà stabilizzata la curva dei contagi e che la situazione tornerà progressivamente alla normalità, i mercati probabilmente si concentreranno sul post emergenza e sulle capacità di reazione di consumatori e aziende.

La reazione delle banche centrali

Il dato positivo al momento è che le iniziative intraprese dalle maggiori banche centrali soprattutto nel corso dell’ultima settimana vanno oltre a quanto ci si sarebbe potuti aspettare.

Le Banche centrali americana, europea, canadese ed inglese hanno messo in atto una serie di azioni monetarie e fiscali di  una portata senza precedenti (leggi l’articolo di approfondimento).

L’obiettivo di queste iniziative è proprio quello di sostenere il sistema economico nella fase di arresto e agevolarne la ripartenza una volta che sarà superata l’epidemia.

Dunque, una volta compreso meglio l’impatto dell’epidemia, le azioni messe in atto potrebbero spianare la strada a un eventuale – e deciso -rimbalzo economico e di mercato.

L’investitore lungimirante

L’investitore con un approccio di lungo termine (indispensabile in ogni fase di mercato) più che sulle possibili evoluzioni della crisi, dovrebbe concentrarsi sui dati certi.

Ed il dato certo in questo momento è la pesante flessione del mercato e delle attuali valutazioni azionarie.

In altri articoli abbiamo analizzato come in passato le valutazioni azionarie sembrassero eccessive, ma, allo stesso tempo, come l’assenza di valide alternative di investimento condizionasse il flusso dei capitali verso l’asset class azionaria (leggi l’articolo dedicato).

Cosa è accaduto oggi  a queste valutazioni?

Ancora una volta l’indicazione ci viene data dal price earning: tanto più è alto questo valore, tanto più care sono le quotazioni di mercato.

Ebbene, le due tabelle mettono a confronto il price earning (prezzo/utile) di oggi con quello del 14/02 data precedente all’avvio della turbolenza sui mercati:

PRICE EARNING
Fonte: Il Sole 24 Ore

Non solo il price earning (prezzo/utile) è mediamente sceso del 25% rispetto ai valori pre crisi, ma, soprattutto, per la stragrande maggioranza dei mercati, questo valore è inferiore rispetto alla media storica a 10 anni.

Dunque che fare?

La vita è per il 10% ciò che ti accade, e per il 90% come reagisci ad esso

Lou Holtz

Nel campo degli investimenti vale lo stesso principio.

Per quanto possa sembrare gravosa la perdita riportata sui propri investimenti, non bisogna dimenticarsi che i mercati finanziari rappresentano in ogni caso il mezzo più efficace per generare ricchezza nel lungo termine.

Indice azionario globale MSCI World

Se prima della  pandemia l’investimento azionario rappresentava l’unica alternativa possibile per ottenere rendimento (leggi il post) facendosi beffe della  sopravvalutazione di mercato, oggi lo scenario non dovrebbe essere particolarmente mutato:

Una volta che la situazione si sarà stabilizzata e che l’intervento delle banche centrali avrà portato i rendimenti obbligazionari ancora più in basso rispetto al periodo pre crisi, l’investimento azionario sarà ancora l’unica soluzione sensata per ottenere profitto.
A maggior ragione in un contesto di valutazioni crollate che, dunque, non potranno che risalire.

Conclusioni

Questo è uno spot di un nota casa di investimento in cui recentemente mi sono imbattuto. Credo che rappresenti piuttosto bene il senso delle considerazioni sopra esposte:

TASSI NEGATIVI

Ragionando in un’ottica di lungo termine le azioni rimangono ancora il luogo migliore in cui investire per cui:

  • Ribilancia il tuo portafoglio:  Le proporzioni tra le varie attività di investimento di un portafoglio diversificato (leggi il post dedicato) sono state alterate dall’effetto della correzione di mercato in atto. Mai come oggi è necessario procedere con un attività di ribilanciamento che ripristini la composizione originaria spostando risorse dagli asset difensivi verso quelli azionari;
  • Incrementa gradualmente l’esposizione azionaria per beneficiare nel lungo termine di ulteriori ribassi di mercato (non escludibili a priori). Accumulando azioni in maniera progressiva durante una correzione, sarà più rapido il recupero e maggiore il rendimento di medio periodo una volta che il mercato si sarà stabilizzato (leggi il post dedicato);
  • Non ti crucciar delle previsioni: clamore mediatico, stime sui ribassi o sui rialzi dei mercati costituiscono quello che viene definito “rumore di fondo” che rischia di distrarti dai reali obiettivi di lungo termine.
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