CIGNO NERO

Coronavirus: è arrivato il “Cigno nero”?

I mercati finanziari, si sa, sono sistemi complessi e, in quanto tali, estremamente sensibili agli input esterni.

Ed il coronavirus è, in effetti, un input esterno di un certo rilievo.
Tanto che molti stanno urlando al nuovo Cigno Nero, con conseguente preoccupazione per un prossimo crollo dei mercati.

Il Cigno Nero, nel mondo economico, è “la metafora che descrive un evento non previsto, che ha effetti rilevanti e che a posteriori viene razionalizzato inappropriatamente e giudicato prevedibile”, oltre che il titolo del libro di Nassim Nicholas Taleb, autore della teoria.

Un Cigno Nero è quindi un evento inaspettato, imprevedibile, ma che può accadere e a cui dobbiamo sempre far riferimento quando impostiamo le strategie di investimento. 

Perché prima o poi se ne presenterà uno.

Un’occhiata al passato

L’evento storico più simile al coronavirus è rappresentato dalla diffusione della SARS nel 2002-2003 che si protrasse per circa 9 mesi mietendo 800 vittime.

Studi accademici stimano che la SARS abbia portato a un calo del Pil cinese, anche in questo caso il paese da cui tutto ebbe origine, tra -1% e -2% mentre questo fu l’effetto sui mercati globali:

SAS MERCATI AZIONARI
Mercati globali – indice MSCI ACWI

Il ribasso fu di circa il 30% ed i mercati impiegarono circa 24 mesi per digerirlo.
Abbiamo già osservato, però, che cercare di interpretare il futuro ricercando analogie col passato spesso porta a conclusioni errate.

La situazione attuale

In Cina, parlando delle sole conseguenze economiche, le misure per il contenimento del contagio e le conseguenze che questo provoca sui comportamenti dei consumatori portano a due tipologie di ripercussioni:

  1. Sul lato consumi: le restrizioni degli spostamenti delle persone determinano una riduzione delle spese per viaggi trasporti e vendite al dettaglio (chi non si può spostare da un luogo all’altro non compra biglietti aerei/ferroviari ecc. e riduce i consumi strettamente legati allo spostamento pianificato).
    Queste misure hanno un impatto ancora maggiore se vengono intraprese durante uno dei periodi migliori dell’anno per viaggi e consumi: il capodanno cinese.
  2. Sul lato produzione l’impatto sarà sulla disponibilità di manodopera: poiché i movimenti delle persone vengono  limitati (per esempio negli spostamenti casa-lavoro), le aziende produttrici disporranno di minor forza lavoro o, addirittura, dovranno chiudere temporaneamente gli stabilimenti. 

La riduzione di consumi da una parte e di produzione dall’altra determina inevitabilmente la flessione dei profitti delle aziende e, di conseguenza,  del prezzo delle azioni.

La grande differenza con il passato

Il motivo per cui, in questo caso, è pericoloso fare analogie con il passato, (rispetto alla vicenda della SARS) risiede nel fatto che gli scenari economici che ruotano intorno alla vicenda attuale e le reazioni dei governi per arginare il fenomeno sono molto differenti:

  • Per prima cosa c’è sicuramente da osservare che il peso della Cina nell’economia mondiale è cresciuto in maniera esponenziale: al tempo della SARS nel 2002, la Cina rappresentava il 4,2% dell’economia mondiale e ha contribuito per il 18% alla crescita del PIL mondiale.
    Oggi, la sua quota del PIL mondiale è salita al 15,8%, con il 35% della crescita globale proveniente dalla Cina.
    Questo significa che gli effetti potrebbero essere addirittura più evidenti, visto che l’economia cinese rappresenta ormai un terzo dell’economia mondiale con una quota superiore rispetto a quella degli Stati Uniti…
  • D’altro canto non bisogna tuttavia tralasciare di considerare che oggi le autorità cinesi hanno reagito con maggiore tempestività per arginare il contagio e che il tasso di  mortalità del nuovo virus è decisamente inferiore rispetto a quanto non lo fosse la SARS.
  • Inoltre la Banca Centrale di Pechino ha immediatamente fornito il proprio sostegno ai mercati con misure straordinarie di stimolo monetario (iniezioni di liquidità).

Coronavirus: le stime degli esperti e la reazione dei mercati

Come sapete le stime degli “esperti” lasciano sempre un po’ il tempo che trovano, anche perché se fossimo davvero di fronte ad un cigno nero, le somme potremo tirarle solo a posteriori.

In ogni caso diamo un’occhiata a quello che le maggiori case di investimento pensano riguardo alle possibili conseguenze di questo evento:

CORONAVIRUS PIL

In definitiva, facendo una media, l’impatto sembrerebbe essere limitato tanto per l’economia cinese (-0,40%) quanto per quella mondiale (-0,24%).

La cosa veramente strana è stata che le borse,  dopo un’iniziale risposta negativa, hanno, stranamente, aggiornato nuovi massimi.

Perché?

Per la perversa logica del “tanto peggio, tanto meglio”: esiste un problema che può potenzialmente avere ripercussioni negative sull’andamento del ciclo economico (coronavirus) ma questo viene ignorato perchè la reazione delle banche centrali sarà tempestiva e le quotazioni troveranno  sostegno nella manna di liquidità offerta dalle autorità monetarie.

Cosa spettarsi a breve

Dipende...

Dipende dalla prospettiva che gli investitori adotteranno nell’interpretazione dell’attuale  situazione economico finanziaria.

PROSPETTIVE SULLE AZIONI
 L’illusione ottica di William Ely Hill “la moglie e la suocera”

Se in questa situazione vedranno una bella donna dalle dolci promesse, o una vecchia strega che avrà da offrire solo una mela avvelenata.

Tutto dipenderà in particolare da tre fattori:

  1. Rischi geopolitici: se da un lato gli accordi recentemente siglati tra USA e Cina rappresentano un importante allentamento delle tensioni commerciali e, quindi, dei freni alla crescita economica, dall’altro ci sono una serie di situazioni i cui sviluppi potrebbero creare destabilizzazione.
    Mi riferisco, per esempio, proprio alla propagazione del virus, alle tensioni tra USA e Iran o alle prossime elezioni presidenziali negli stati uniti;
  2. Andamento della crescita economica: il dato certo è che quello che stiamo vivendo è uno dei cicli economici positivi più longevi. I ritmi della crescita sono, tuttavia, minori rispetto a quelli di cicli passati e questo potrebbe rendere estremamente vulnerabile lo sviluppo (ad esempio ad un evento come il coronavirus).
    Al tempo stesso il declino demografico e l’invecchiamento della popolazione rappresentano fenomeni duraturi determinanti per il ritmo di crescita: una popolazione più vecchia e meno produttiva determina una minor crescita (il cosiddetto “new normal”).
    Per cui non ci sarebbe da preoccuparsi troppo del passo lento.
  3. Misure attuabili per attenuazione del rallentamento. Anche in questo caso l’interpretazione è duplice: se da una parte le banche centrali (soprattutto quelle dei paesi sviluppati) hanno le armi spuntate visto che hanno già portato i tassi in territorio negativo, dall’altra la politica fiscale potrebbe progressivamente sostituirsi a quella monetaria stimolando la crescita. I governi delle maggiori economie mondiali potrebbero cioè attivarsi per ridurre la pressione fiscale su lavoratori ed imprese liberando risorse da destinare a consumi ed investimenti.

Sulla base di ciascuno di questi fattori le valutazioni dei mercati (delle azioni e delle obbligazioni)  possono sembrare o eccessivamente esasperate rispetto alle potenzialità di crescita o, all’opposto in linea con lo scenario rappresentato dalla nuova normalità.
E visto che i rendimenti obbligazionari sono prossimi allo zero, i capitali potrebbero continuare a muoversi verso le azioni (favorendone l’ulteriore rialzo) in cerca di rendimento da dividendi.

Quindi possiamo riflettere e analizzare gli scenari in modo scrupoloso ma non possiamo usare i pezzi del puzzle per formulare previsioni:  le variabili in gioco sono infinite e il loro reciproco influenzarsi è incomprensibile.

Conclusioni: la strategia per uscirne indenni

Un investitore lungimirante non si chiede mai “SE” e “QUANDO” incapperà nella prossima crisi di mercato, perché sa che questa prima o poi arriverà.

La domanda giusta che si farà  è quali siano le strategie da utilizzare per dormire sonni tranquilli anche “DURANTE” il prossimo crollo di borsa.

Prima di investire sarà necessario analizzare il proprio cosiddetto “sleeping point”: se l’andamento dei tuoi investimenti  potrebbe pregiudicare la tua tranquillità (tanto da turbarti il sonno), significa sicuramente che hai fatto scelte sbagliate

Sarai, pertanto, più portato a vendere i tuoi investimenti nel momento sbagliato per liberarti dall’ansia.

Cogli tutte le opportunità o ciò che ha una parvenza di opportunità abbinando tecniche di mitigazione del rischio“.


A prescindere dagli sviluppi dell’epidemia, delle tensioni in medio oriente e dell’esito delle prossime elezioni presidenziali USA, è indispensabile effettuare scelte che consentano di eliminare (o quantomeno mitigare) l’ansia da crollo.

Perseguire strategie di mitigazione del rischio comporta una riduzione della potenzialità di rendimento ma consente, al tempo stesso, di evitare di compromettere il proprio futuro e  quello del proprio patrimonio.

Quali sono le strategie che ti faranno dormire sonni tranquilli al prossimo crollo di mercato?

Eccole qui per te

  • Investi periodicamente e non tutto il capitale in un’unica soluzione: Vediamo, ad esempio, come si sarebbe comportato all’epoca della SARS un investimento azionario (Fidelity World Fund LU0115769746) costruito secondo due strategie:

    PERIODO: GENNAIO 2002 – APRILE 2005

    CAPITALE VERSATO: € 10.000
Tipologia di investimentoCapitale FinalePerdita massima
unica soluzione – PIC 8.347,52€ 4.248,94
Versamento mensile – PAC€ 10.897,13€ 1.041,79
CONFRONTO PIC PAC
  • Rinuncia ad una parte di ipotetico rendimento destinando una parte del tuo portafoglio ad attività difensive (quindi non remunerative) che siano in grado di proteggerti nelle fasi di instabilità (titoli di stato, oro);
  • Utilizza strumenti di investimento alternativi che presentano scarsa dipendenza dall’andamento dei mercati finanziari (a breve un post su questo argomento);
  • Allunga il tuo orizzonte temporale: l’investimento richiede tempo. Le fasi di ribasso del breve termine tendono a riassorbirsi col tempo.

” I mercati sono sistemi che crescono oscillando “.

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