FINANZA POST CORONAVIRUS

Cornavirus: cosa cambierà davvero nel mondo post epidemico

Durante questi giorni di reclusione forzata, capita spesso di imbattersi in dibattiti e interventi in cui personaggi più o meno autorevoli ipotizzano l’arrivo di una nuova era.
Sono in molti a sostenere che, una volta passata l’emergenza sanitaria, nulla sarà come prima e dovremo ripensare drasticamente le nostre abitudini e i fondamenti su cui si è basata la crescita economica degli ultimi vent’anni.

Pur riconoscendo  gli eccessi e gli squilibri del sistema economico moderno, francamente mi risulta difficile rassegnarmi all’idea che dovremo ripensare drasticamente le nostre abitudini, il nostro modo di lavorare e il modo di pensare l’economia e la finanza.

Come cambieranno i nostri comportamenti? La pandemia ci restituirà un mondo diverso? 
E soprattutto: nel mondo post pandemico sarà necessario ripensare le proprie strategie di investimento?

In questo articolo troverai le possibili risposte partendo da  una riflessione sulle conseguenze che l’emergenza sanitaria e le contromisure intraprese per risolverla potranno portare al sistema economico e, conseguentemente, ai mercati finanziari.

Cominciamo  da un’analisi dei recenti sviluppi.

La situazione sui mercati finanziari

Nel corso delle ultime 2 settimane i mercati finanziari hanno mostrato segnali di stabilizzazione riconducibili principalmente a due motivazioni: 

  1. Maggiore visibilità riguardo ai tempi per l’uscita dall’emergenza: Il raggiungimento del picco dei contagi in Italia (primo paese occidentale ad essere duramente colpito dall’epidemia) ha fornito ai mercati una sorta di rassicurazione sulle tempistiche necessarie per contenere l’epidemia.
    Il dato è stato interpretato come una certezza sul fatto che il modello cinese è sostanzialmente replicabile anche in occidente.
    E, visto che i mercati soffrono l’incertezza, le notizie che contribuiscono ad alleviarla rappresentano il primo motivo di stabilizzazione;
  2. Reazione monetaria e politica:
    Le contromisure per arginare gli effetti della crisi intraprese  da parte di banche centrali e governi di tutto il mondo sono state tempestive e senza precedenti nella storia economica.
    Iniziative di simili portata trovano analogie solo nel periodo successivo a quello  della grande depressione del 1929.
    Gli stanziamenti disposti contribuiranno a sostenere il sistema  globale nella fase di lockdown e nel periodo di normalizzazione successivo nell’attesa (a questo punto non breve) che il motore economico riprenda a girare a regimi normali.

L’effetto sulle valutazioni di mercato è stato tangibile:  le asset class azionarie, pur rimanendo ampiamente al di sotto dei massimi di inizio anno,  hanno  mostrato ampi ritorni verso la normalizzazione.

La domanda naturale che molti investitori si pongono è, dunque: 

si tratta di un rally che può essere inseguito?

Gli effetti a lungo termine della pandemia sulla finanza

La risposta è strettamente connessa al tema iniziale: quanto le dinamiche del “vecchio mondo” saranno replicabili nel nuovo.

Come ogni crisi, anche quella attuale è fatta da “fasi”:
il recente rally riflette la consapevolezza del contenimento del virus.

Volendo guardare avanti non si può fare a meno di pensare quanto, realisticamente, ci sia di vero nell’idea di un mondo fatto di abitudini diverse.
Non so se nel prossimo futuro gli aeroporti saranno semivuoti e gli uffici deserti a beneficio di un più radicale utilizzo dello smart working.
Quello che è assai probabile è che ci accingiamo ad entrare  in un mondo mai visto se non nel dopoguerra, per  dimensioni dell’intervento pubblico a sostegno dell’economia. 

Pressoché in tutte le aree del mondo i governi si sono attivati per fornire supporto diretto alle imprese tramite la concessione di garanzie su finanziamenti, agevolazioni fiscali, contributi per gli strumenti di ammortizzazione sociale.

Se da una parte questo intervento è assolutamente benvenuto (e i mercati, infatti, stanno ringraziando), dall’altra non si può non pensare a quali saranno le implicazioni future per gli investimenti.

Azioni

Le manovre di sostegno (giustamente!) arrivano con dei costi in termini di “governance”: 

  • Dividendi
    Gli stati esigeranno che vengano ridimensionate le politiche di distribuzione dei dividendi in favore del reinvestimento degli utili. Le aziende dovranno quindi necessariamente tenere bilanci più solidi attraverso il reimpiego dei guadagni prodotti in attività aziendali. Quindi meno soldi agli investitori.
  • Buyback
    Parallelamente alle  restrizioni sulla distribuzione degli utili aziendali (appunto i dividendi) saranno ridotti anche gli spazi per i riacquisti di azioni proprie, i cosiddetti “buyback” (leggi l’articolo di approfondimento de “Il Sole 24 Ore”).
    Si tratta di un’attività molto in voga soprattutto negli Stati Uniti con la quale le società procedono al riacquisto di azioni proprie sostenendone la domanda e, dunque, aumentandone artificiosamente la quotazione di mercato.

Quindi è ragionevole pensare che i mercati finanziari del post epidemia  non saranno caratterizzati da dividendi generosi e da riacquisti di azioni proprie.

Le aspettative sui dividendi  futuri e il contributo dei buyback di solito rappresentano due importanti stimoli per la crescita del prezzo delle azioni (leggi l’articolo: “Le origini del prezzo delle azioni”) e venendo meno questi stimoli il processo di recupero di qui in avanti non sarà così rapido. Chi pensa di investire oggi pensando di vedere un pronto recupero farebbe bene a considerare questi fattori.

Mi piace pensare  che la finanza del futuro possa essere molto più sobria proprio perché perderà la logica miope del risultato a breve termine.
Quella stessa logica che spinge i manager aziendali a perseguire politiche che non pensano tanto a garantire uno sviluppo della società sano e sostenibile quanto ad ottenere un profitto ad ogni costo per incassare i bonus a fine anno.

Obbligazioni

Il massiccio intervento di banche centrali e governi comporterà, inevitabilmente, un innalzamento del livello del debito pubblico.
Questo è quanto sta accadendo in tutte le aree del mondo.

Il rientro dal debito potrà avvenire soltanto con la ripresa dell’attività economica: a fronte del riavvio delle attività produttive, dei commerci dei consumi e dell’occupazione, gli stati riceveranno maggior introiti fiscali da destinare all’abbattimento del debito pubblico.

Perchè questa mole di debito sia sostenibile in attesa dell’arrivo della ripresa, è indispensabile che i tassi di interesse fissati da parte delle banche centrali restino ragionevolmente bassi.
Ancora più bassi di quanto non fossimo abituati: a fronte di tassi contenuti, gli stati dovranno sostenere minori costi per il pagamento di interessi.

Quindi, al netto delle opportunità attuali offerte da alcuni mercati obbligazionari (leggi l’articolo: “Le nuove opportunità ai tempi del Covid-19″)  destinate, probabilmente, ad esaurirsi in tempi relativamente brevi, nel medio termine è impensabile poter credere di ottenere ritorni congrui da parte di questa asset class (che, comunque, rimane indispensabile all’interno di un portafoglio ben diversificato – leggi l’articolo: “Come proteggere il tuo patrimonio con la diversificazione“).

Implicazioni per le scelte di investimento

Pur dovendo considerare che, per le ragioni sopra esposte, i mercati  perderanno due dei principali stimoli alla crescita delle quotazioni (dividendi e buyback), le azioni rimarranno ancora il luogo migliore per investire in ottica di medio/lungo termine.

Rendimenti obbligazionari sempre più bassi, possibili downgrade da parte delle agenzie di rating a fronte di debiti pubblici crescenti, e possibile ritorno all’inflazione impongono di ripensare il peso dell’asset class azionaria anche all’interno dei portafogli più prudenti.
Altrimenti il rischio inevitabile sarà quello di ottenere ritorni a medio termine negativi.

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Conclusioni

La maggior parte delle persone si interessa di azioni quando è di moda. Il momento giusto per interessarsi è quando nessuno lo fa. Non si può comprare ciò che è popolare e guadagnarci.

Warren Buffett

Ognuno di noi dovrebbe sforzarsi di valutare la difficile situazione attuale oltre l’ottica miope del breve termine

E’ ovvio che molte delle nostre abitudini cambieranno nell’immediato.

Probabilmente occorrerà del tempo prima che le misure di distanziamento sociale siano totalmente rimosse.
Lo stesso vale per la libertà negli spostamenti vicini e lontani.
Ma non possiamo non considerare che siamo nel 21 secolo, che la tecnologia e la ricerca riusciranno prima o poi a mettere a punto una cura e un vaccino e il mondo tornerà quello di una volta.

Voglio credere   che la finanza del futuro
premierà sempre di più quei manager che perseguiranno politiche di sviluppo etiche e sostenibili, di lungo periodo e sani valori. Saranno quelli gli investimenti sicuri del futuro. 

Quindi: stai a casa e compra azioni.

E scegli bene in quali credere!

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