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Contango: investire nel petrolio ora potrebbe essere pericoloso?

Questa settimana il crollo del petrolio a livelli mai visti nella storia, ha dovuto far ricredere chi pensava di averle già viste tutte. 
Dunque dopo i tassi negativi, la pandemia globale e il crollo più rapido nella storia dei mercati finanziari arriva anche il tracollo dell’oro nero.

Il petrolio è quindi diventato un’ottima opportunità d’acquisto…?
Se anche tu come molti investitori stai pensando di puntare sul rialzo del petrolio,  magari attraverso un economico ed efficiente etf, frena gli entusiasmi perché oggi andremo a vedere il rischio di investire in questo momento sul mercato petrolifero: il cosiddetto “rollover”, che determina il  tanto citato contango in vari articoli presenti sul web.

L’antefatto: le ragioni del crollo dei prezzi del petrolio

Le cause che stanno alla base del crollo dei prezzi del petrolio sono dettate da due ragioni fondamentali: dinamiche di domanda/offerta e costi di stoccaggio.

Domanda & Offerta

Come ogni bene, il prezzo del petrolio è influenzato dalla legge della domanda e dell’offerta. E la situazione attuale è la seguente:

  1. Lato domanda: Il blocco dell’economia su larga scala ha comprensibilmente fatto crollare la domanda di combustibile. Le restrizioni su spostamenti e attività produttive costringono all’immobilismo automobilisti e compagnie aeree.
    La pandemia ha sostanzialmente congelato oltre la metà della domanda globale di petrolio;
  2. Lato offerta: I produttori principali (America, Russia, Arabia), nonostante l’emergenza hanno continuato ad estrarre petrolio con una produzione significativamente superiore alla domanda salvo correggere recentemente il tiro (leggi l’articolo di approfondimento de Il Sole 24 Ore). In ogni caso per ragioni tecniche gli impianti petroliferi impiegano del tempo per mettere in atto la riduzione dell’estrazione.

L’economia insegna che quando c’è un calo della domanda ma l’offerta resta vigorosa, il prezzo del bene scende.

Problemi di stoccaggio

Visto che si continua a produrre in maniera massiccia ma non si consuma, la produzione di petrolio  in eccesso viene stoccata in attesa del prossimo utilizzo.
Il problema è che il sistema si sta avvicinando alla capacità massima di stoccaggio a livello globale e, quindi, aumentano progressivamente i costi per lo stoccaggio stesso. Tradotto in termini pratici, non si sa più dove immagazzinare il petrolio.

Dalla teoria alla pratica: come si realizza l’investimento nel petrolio

L’investimento nel petrolio si concretizza tramite l’acquisto di etc (praticamente etf che investono in materie prime, tra cui il petrolio) accessibili a chiunque con qualsiasi cifra (leggi il post sugli etf).

Mentre per etc legati a materie prime specifiche (quali, ad esempio oro, argento) l’investimento si realizza con l’acquisto fisico del bene (ad esempio comprando lingotti d’oro da custodire in cassaforte), la complessità del processo di stoccaggio del petrolio non consente l’investimento diretto in “barili” di greggio.

Per cui, per investire in petrolio, e replicarne l’andamento dei prezzi (obiettivo finale di ogni etf)  la società non acquista il barile di petrolio, bensì dei contratti, chiamati futures.

Questi sono contratti in cui la società di investimento si impegna a comprare ad un prezzo stabilito un tot di barili che ritirerà dopo qualche mese.

Ovviamente prima della scadenza del contratto (terzo martedì di ogni mese), la società andrà a rivendere il futures sul mercato (probabilmente a qualcuno che ha bisogno effettivamente del barile di petrolio) per evitare la consegna “fisica” del greggio.

Per continuare a replicare l’andamento  del prezzo del petrolio, la società dovrà attivarsi per l’acquisto di altri futures con scadenza al mese successivo.
Questa operazione di vendita e acquisto viene chiamata rolling, e serve a mantenere l’esposizione alla materia prima senza acquistarla direttamente.

Mi spiego con un esempio puramente didattico:
sottoscrivendo un contratto future con scadenza 31/05, la società si impegna ad acquistare al 31/05 un barile di petrolio al prezzo di 20 $.
Dovendo mantenere l’esposizione alla materia prima senza acquistarla direttamente, in prossimità della scadenza dovrà vendere il contratto (per evitare la consegna fisica del greggio)  e riacquistare un nuovo  contratto con scadenza al mese successivo (30/06).

Ora succede però, che a causa di una pandemia globale che tiene tutti costretti in casa, nessuno abbia più interesse a comprare i barili del petrolio.

Cosa è costretta a fare la società di gestione per liberarsi del contratto?
A SVENDERLO per liberarsi dall’obbligo di acquistare i barili di petrolio, tanto che, per assurdo, le società sono state disposte a pagare qualcuno che si prendesse il contratto (ecco perché nei giorni scorsi si è parlato di prezzi negativi).

Nel frattempo la società dovrà  acquistare altri futures (per mantenere l’esposizione) ma il prezzo del contratto con scadenza successiva sarà sensibilmente più altro non risentendo (ancora) del problema della consegna. Questo fenomeno viene detto “contango”.

Questa situazione si verifica anche in condizioni normali ma in questo preciso momento è esasperata dalle dinamiche contingenti (domanda/offerta, stoccaggio).

Vediamo quale sia il pericolo che questo fenomeno comporta  per l’investitore:

La società ha un barile (espresso da un contratto futures) che dovrà rivendere sul mercato a maggio.
Purtroppo a maggio nessuno vuole il suo barile, così dovrà venderlo ad un prezzo molto più basso (18 $) , rispetto a quanto le costerà acquistare il barile nuovo, sempre con un contratto futures, (25 $). 

I 7$, cioè la differenza tra 25$ e 18$, (effetto contango)  cioè il 38% del capitale, è la somma che è andata irrimediabilmente persa , e che non permetterà di acquistare la stessa quantità di petrolio (tramite contratto future)  all’acquisto successivo. 

Questa catena di compravendite (rolling) al ribasso brucia il capitale (con la possibilità di comprare sempre meno quantità di petrolio tra un’operazione e l’altra)  in attesa che l’effetto contango si riduca e che il prezzo del petrolio torni a crescere. 

Questa tabella mostra il meccanismo appena descritto: 

Prezzi contratti futures sulle varie scadenze

Come puoi vedere in questo specifico momento di mercato, la differenza dei prezzi sui contratti futures è esasperata e rischia di vanificare qualsiasi aspettativa di rialzo sul greggio.

Per i più tecnici questo grafico mostra la dinamica, nel tempo, dei prezzi dei contratti futures sul petrolio alle varie scadenze (ogni punto rappresenta una scadenza mensile):

Linea blu: rilevamento dei prezzi al 03 marzo 2020 (prima del lockdown);
Linea verde: rilevamento dei prezzi al 20 aprile 2020;
Linea arancione: rilevamento dei prezzi al 24 aprile 2020.

L’”irripidimento” della curva evidenzia come i prezzi sulla prima scadenza siano sensibilmente inferiori rispetto a quelli sulla scadenza successiva.

C’è petrolio e petrolio

Per concludere il quadro, preciso che le tipologie di petrolio acquistabili tramite etf sono sostanzialmente 2:

  • Brent: è il petrolio estratto nel mare del nord e considerato meno pregiato in quanto presenta minor densità e maggior contenuto di zolfo, che ne rendono più complessa la lavorazione.
  • Wti: La sigla sta per “West Texas Intermediate” ed è, comprensibilmente, prodotto negli Stati Uniti. E’ caratterizzato da minor densità e minor contenuto di zolfo che lo rendono più pregiato rispetto al Brent. 


Il fenomeno della distorsione dei prezzi ha interessato soprattutto il WTI.

Le motivazioni sono principalmente 2: 

  1. Uno dei più grandi etf sul petrolio investe proprio sul WTI e in occasione della scadenza di maggio ha effettuato l’operazione di “rolling” per ingenti quantitativi (leggi l’articolo dedicato);
  2. Il fenomeno della sovrapproduzione e le problematiche di stoccaggio hanno una maggiore incidenza negli USA che non in Europa.

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Tuttavia le distorsioni dei prezzi riguardano anche il più “razionale” Brent:

Conclusioni

L’investimento deve essere razionale: se non lo capite non lo fate!

Warren Buffett

E’ assolutamente ragionevole pensare che la riapertura delle economie e l’aumento della domanda possano riportare il prezzo del petrolio su valori sensibilmente più elevati rispetto a quelli attuali o, comunque, fornire una base da cui ripartire.

Pensare che la realizzazione di questa condivisibile convinzione sia sufficiente per trarre profitto dall’investimento è, purtroppo, riduttivo.
E’ necessario che i benefici della probabile ripresa dei prezzi non siano erosi o addirittura annullati dai costi di rinnovo dei contratti (rolling e supercontango).

Certo è possibile che la riapertura delle economie contribuisca a ristabilizzare la situazione ridimensionando le distorsioni del contango e fornendo una base da cui il prezzo del petrolio potrebbero ripartire al rialzo. 

Tuttavia chi ha investito (o si appresta a farlo) in etc sul petrolio dovrebbe valutare attentamente i rischi finora analizzati.

Una possibile alternativa all’investimento in etc sul petrolio è rappresentata dai fondi specifici che investono in azioni del comparto energetico (a questo link ne trovi una selezione).

Un ringraziamento a S.G. che ha ispirato questo post fornendo spunti di riflessione e materiale tecnico e approfondita competenza finanziaria e  a M.R. che ha contribuito mettendo a disposizione la propria rassegna stampa sull’argomento.

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