COMPRARE VENDERE ASPETTARE MERCATI AZIONARI

Più passa il tempo e più aumenta lo smarrimento generale.
Investitori e professionisti sono sempre più perplessi su come interpretare il contesto attuale.
La recriminazione che più frequentemente viene rivolta alla bizzarria del mercato riguarda la rapida successione con cui, negli ultimi anni, si sono avvicendate varie disgrazie.

Nel 2018 le tensioni tra Stati Uniti e Cina mandarono a picco i principali asset finanziari.
Giusto un anno per tirare il fiato per poi venir travolti dalla pandemia globale.
Un altro anno di tregua ed eccoci nuovamente a soffrire sotto i colpi dell’inflazione, delle banche centrali e della follia della guerra.

In questa situazione chi è già investito si interroga su come gestire il portafoglio.
Chi, viceversa, ha parcheggiato i soldi in conto corrente si domanda quanto debba ancora attendere prima di andare all-in sui mercati.

Questo articolo propone un’analisi della situazione alla luce delle evoluzioni degli ultimi giorni con l’intento di trovare un’indicazione sia per chi è già in balia dei mercati, che per chi vive con altrettanta ansia l’attesa del futuro ingresso.

Le view di mercato

Da investitore e da professionista leggo con attenzione e curiosità le analisi e le view di mercato (in questo articolo un elenco di alcune delle mie fonti).
Non nascondo di rimanere sempre affascinato dal lavoro degli analisti che riescono a scansionare i dati economici e le contrazioni di mercato cercando di comprenderne le dinamiche future.
Questi esperti esaminano caotici insiemi di dati e, rifiutando di ammettere di non poterli comprendere, si convincono di aver individuato modelli su cui basare il futuro.

Tra le analisi più estremiste spicca quella di Jeremy Grantham (gestore a cui va il merito di aver previsto la crisi finanziaria e la bolla tecnologica del 2000) secondo cui staremo vivendo l’atto finale di una superbolla degli asset finanziari.

Più moderata l’autorevole Goldman Sachs secondo cui non avremo ancora visto i minimi di mercato.

Un’ulteriore interessante analisi di Bank of America, infine, evidenzia come, storicamente, i mercati azionari raggiungano i minimi soltanto dopo che la FED inizia a tagliare i tassi di interesse.
L’immagine mette a confronto il livello dei tassi FED (linea blu) con i minimi del mercato azionario (linee celesti verticali).
Visto che la banca centrale americana è sempre in fase di rialzo, dobbiamo ancora attendere prima di raggiungere i minimi e vedere l’inizio di un nuovo mercato rialzista.

BofA FED e mercato azionario
Fonte: Syz Group

Che fare di queste informazioni?

Secondo uno studio di CXO Advisory, su circa 7.000 analisi effettuate da 68 esperti nel periodo tra il 2005 e il 2012, la percentuale di previsioni corrette è stata inferiore al 50%: gli esperti sono meno affidabili del responso dal lancio di una monetina.

Tutte le view degli analisti sono ragionevoli e ampiamente condivisibili; hanno, tuttavia, il difetto di doversi confrontare con la realtà.

In un mio vecchio archivio ho recuperato l’analisi di Goldman Sachs sul titolo Enron

Analisi Goldman Sachs Enron

Più o meno venti anni fa l’autorevole Goldman Sachs nella sua analisi definiva Enron  “The Best of the Best”, inserendola nella lista delle azioni raccomandate con target price a $ 48 a fronte di una quotazione di $ 33.
Peccato che nelle tre settimane successive alla pubblicazione del report le azioni Enron sprofondarono del 70% a $ 10. Dopo qualche settimana Enron fu dichiarata fallita.

Morale:
niente in contrario alle view di mercato (io stesso ne sono appassionato), basta evitare accuratamente di utilizzarle per scelte tattiche di ingresso e uscita dai mercati o per l’attività di ribilanciamento.

La buona notizia: la regola del rimbalzo

Qualche settimana fa Ryan Detrick (analista e stratega finanziario americano) ha pubblicato un’interessante statistica che dovrebbe aiutare a rasserenare gli investitori.
Successivamente ai minimi dello scorso giugno, l’S&P500 ha recuperato oltre il 50% della perdita accumulata nel corso dell’anno (fatto salvo ritracciare nelle sedute successive).

La storia dice che dopo aver raggiunto un recupero di questa entità, il mercato non ha mai  visto nuovi minimi e la performance media nei 12 mesi successivi è stata di circa il 19%.

La tesi avvalorata dalla statistica è che i rimbalzi effimeri all’interno di trend ribassisti non vanno mai oltre il recupero del 50% della perdita accumulata. La storia dice che una volta superato il livello del 50% di recupero, il bear market è superato.

Quindi è tutto finito?

Può darsi.

Il punto è che quando i mercati diventano instabili ci sono così tanti dati economici e finanziari da elaborare che molte regole statistiche finiscono per entrare in conflitto tra loro.
Quando si parla di evoluzione dei mercati nel breve termine non ci sono mai regole affidabili e c’è sempre l’eccezione alla regola.

Oggi il problema da risolvere è il livello di inflazione. Da questo punto di vista la storia ci dice che un’inflazione elevata  viene riportata sotto controllo soltanto con una recessione.
Il grafico che segue mette in relazione il livello di inflazione nel corso degli anni (in viola) con le recessioni (le linee grigie orizzontali).
Puntualmente ad ogni picco dell’inflazione (cerchiato in rosso) è seguita una recessione.

Questo, ahimè, contraddice la regola di Detrick.
O il mercato ha anticipato qualcosa che ancora a noi sfugge oppure, anche questa volta, l’inflazione scenderà con l’entrata in recessione (non necessariamente grave) e, allora, potremo rivedere ancora i minimi di mercato (o addirittura oltrepassarli).

Nel presente immediato, fare analogie con il passato diventa difficile: mai nella storia dei mercati avevamo assistito ad un arresto forzato dell’economia globale e a una ripartenza dei consumi tanto vigorosa da far schizzare verso l’alto il carovita.
Resta difficile interpretare l’evoluzione di un’inflazione di cui ancora nessuno riesce a comprendere le dinamiche (ne ho parlato in questo post).

Quindi che fare?

Che fare di un portafoglio già esistente

fondamentalmente chi ha già allocato il proprio portafoglio ha due possibilità:

  • Vendere tutto dando ascolto ai catastrofisti di cui il mondo è pieno.
    Decisione assolutamente legittima. Suggerisco, in questo caso, di lasciare al guru di turno il proprio recapito per farsi ricontattare quando sarà giunto il momento di uscire dal rifugio antiatomico e ritornare sui mercati finanziari;
  • Mantenere costante la propria asset allocation (mix di azioni, obbligazioni e beni reali) e seguire le strategie predisposte per i momenti complessi come quello attuale: ribilanciare il portafoglio, utilizzare la liquidità in eccesso e mantenere attivi i piani di accumulo.

Se non hai strategie da seguire o ritieni che la tua asset allocation non sia idonea al “nuovo regime” è giunta l’ora di attrezzarsi per cambiarla senza aggrapparsi a inutili pretesti (le minusvalenze del portafoglio, l’affezione a una specifica azione, l’attesa che le acque si calmino).
A proposito: secondo un’analisi di Vanguard, il supporto di un buon consulente finanziario incrementa di circa il 3% le performance degli investitori.

Che fare della liquidità in attesa

Fino a oggi restare fuori dai mercati è stata una strategia di successo: prendendo come riferimento la borsa statunitense, l’S&P500 all’inizio dell’anno ha raggiunto un massimo di circa 4.800 punti.
Alla data di stesura del post l’indice più osservato al mondo si attesta intorno ai 4.000 punti.
Senza considerare l’effetto del cambio stiamo parlando di un ribasso del 16% circa.
Oltre ad avere “scansato” i ribassi, c’è poi da considerare l’aspetto emotivo: la tranquillità di rimanere fuori dal mercato in fasi come questa “non ha prezzo”.

A chi ha avuto il giusto tempismo di uscita vanno i miei complimenti.

Ipotizziamo adesso che l’indice scenda dagli attuali livelli di un ulteriore 15% e raggiunga i 3.400 punti (ipotesi realistica): l’investitore liquido sarà doppiamente fortunato.
Eppure, nonostante ciò, per chi ha un orizzonte di medio/lungo periodo aspettare nuovi minimi continua a non avere alcun senso.

Perché?

Sappiamo che prima o poi i mercati troveranno un minimo (ammesso che già non lo hanno fatto🤷‍♂️ ) e da lì ripartiranno. Purtroppo o per fortuna, nessuno sa quando.
Abbiamo un’altra certezza: i mercati per natura anticipano il ciclo economico e   rimbalzano molto prima che le notizie migliorino.
Come sempre accade l’inversione del trend avverrà nello scetticismo collettivo senza nessun segnale premonitore

Supponiamo ora che dal livello dei 3.400 punti l’S&P rimbalzi del 10% a 3.740:
chi è rimasto fuori si domanderà : “Perché mai devo comprare oggi a 3.740 quello che potevo comprare ieri a 3.400?. Aspetterò la nuova correzione”.
La correzione potrebbe non arrivare e l’indice potrebbe andare a 4.000 punti (+7%), a quel punto acquistare sarà ancora più difficile con uno scarto del 17% rispetto al minimo di 3.400.
E’ così che i potenziali investitori rimangono tali: evitano le perdite ma non partecipano ai guadagni.

ASPETTANDO I MINIMI

Guarda caso perdere i migliori giorni del rimbalzo può significare un sacrificio di performance decisamente significativo: perdendo i 10 migliori giorni di mercato, i guadagni annui si riducono dal 10% a circa il 5%.
Escludendo i 20 migliori giorni la performance annua scende a poco più dell’1%.

PERDERE I MIGLIORI GIORNI DI MERCATO
Fonte: Putnam

Il segreto non è anticipare i mercati ma trovare una strategia affidabile e ripetibile per stare nei mercati piuttosto che rimanere nell’attesa di nuovi minimi.
Se ti spaventa l’idea di un nuovo ribasso, il consiglio è quello di pianificare una strategia di ingresso programmato su un orizzonte di 12-18 mesi (seguendo una logica smart pac).

Colui che aspetta molto, può aspettarsi poco

Gabriel Garcia Marquez
contatta David Volpe

Conclusioni

La causa principale del fallimento negli investimenti è che si presta troppa attenzione a cosa sta facendo il mercato azionario

Benjiamin Graham

Viviamo oggettivamente un periodo di estrema incertezza con tutta l’ansia che ne consegue.
Guerre, difficoltà economiche, banche centrali e inflazione dominano la scena: è naturale chiedersi quale sarà l’impatto di questi eventi sui nostri investimenti.
Per quanto queste incognite attirino la nostra attenzione suscitando preoccupazione, non dovrebbero essere ragione di panico se si resta concentrati sul  giusto orizzonte di medio lungo periodo (l’unico che dà certezza di successo).

Torniamo indietro di 25 anni agli albori di internet nel 1997.
Un indovino si offre di dirti cosa accadrà nei successivi 25 anni:
avresti deciso di investire (o di rimanere investito) sapendo che si sarebbero verificati:


Come ti saresti comportato?
Saresti entrato nel mercato azionario? Saresti uscito? Avresti ribilanciato?
Da gennaio del 1997 a dicembre del 2021 il mercato azionario (S&P500) ha restituito, mediamente il 9,8% annuo (composto ovviamente!)

Quello che stiamo vivendo rappresenta l’ambiente in cui si pongono le basi per i futuri rendimenti del portafoglio. Rendimenti che non vengono “regalati” ma vanno guadagnati con fatica e costanza.

Che fare quindi per guadagnare i rendimenti che ci spettano come investitori disciplinati?

Aumentare il rischio solo perché i prezzi sono scesi potrebbe non essere la scelta migliore. Né, tantomeno, vendere tutto salvando il salvabile. 

Restare liquidi ci libera dall’ansia ma significa rinunciare al rendimento di lungo periodo: “Chi non possiede azioni quando i prezzi scendono non possiede azioni neanche quando i prezzi salgono” (A. Kostolany). 
Piuttosto meglio pianificare una strategia di ingresso programmato.

In questo contesto il consiglio è sempre quello di diversificare anziché aspettare o improvvisare
La corretta diversificazione contribuisce ad attutire i ribassi e a ridurre i tempi di recupero.

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