Può una singola azione aumentare in modo esponenziale le performance del tuo portafoglio?
La storia è piena di singoli titoli che hanno restituito performance a tripla cifra. Le chiamano “10 Bagger stocks”, le azioni che hanno generato un ritorno pari o superiore al 1000% (hanno cioè, fatto aumentare il capitale di 10 volte).
L’arrivo di ogni nuovo trend “dirompente” apre opportunità apparentemente irripetibili per chi sarà capace di coglierle.
Oggi l’intelligenza artificiale rappresenta, probabilmente, una forza disruptive capace di cambiare il modo in cui concepiamo l’economia e la società.
In questo articolo parleremo di intelligenza artificiale, di trend dirompenti e dei rischi e delle opportunità di cavalcarli con l’investimento in singole azioni.
Trend dirompenti ieri e oggi
Nel corso degli anni e dei secoli, l’innovazione e il progresso tecnologico hanno rivoluzionato il mondo: la macchina a vapore, la ferrovia, l’aereo, la televisione, il telefono, internet sono soltanto alcune delle scoperte epocali che hanno cambiato per sempre le nostre vite.
Oltre alla portata che queste invenzioni hanno avuto è sorprendente osservare la nostra incapacità di comprenderne il loro effettivo potenziale quando hanno fatto la loro prima apparizione:
- Nel 1897 la città di Washington vietò l’uso delle automobili per evitare che queste spaventassero i cavalli (che, al tempo, erano il principale mezzo di locomozione);
- Nel 1946 Darryl Zanuck, produttore cinematografico del tempo, affermava che la televisione non sarebbe durata perché la gente si sarebbe presto stancata di fissare una scatola ogni sera;
- Nel 1998 il premio Nobel per l’economia Paul Krugman sosteneva che l’impatto di internet sull’economia e sulla società sarebbe stato modesto.
Oggi il tema dell’intelligenza artificiale divide l’opinione pubblica:
chi pensa ai rischi e alla necessità di regolamentazione, chi la considera una moda passeggera destinata a tramontare, chi ne intravede la sorprendente portata.
Chi ha un minimo di lungimiranza probabilmente non si domanda “se” l’intelligenza artificiale sarà capace di plasmare la società del futuro ma, piuttosto si interroga su “come” sfruttarne al meglio il potenziale.
Chi ha la capacità di “guardare lontano”, investendo in poche singole azioni di aziende legate allo sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe, forse, davvero diventare ricco.
Nessuno di noi vuol rischiare di scoprirsi il “Paul Krugman di turno” . Quindi meglio apprestarsi a salire sul treno dell’innovazione trainato dall’intelligenza artificiale prima che sia troppo tardi.
Prima di saltarci può esserci utile ripercorrere la storia in modo “non convenzionale”
Disruptive & singole azioni: rischi e opportunità
Il termine “disruptive” è diventato molto comune in finanza. Tutte le volte che si vuole descrivere la portata della spinta evolutiva di un trend (o meglio un “megatrend”) si usa l’accezione “dirompente” (appunto, disruptive).
Tecnologia, energie rinnovabili, sicurezza informatica, biotecnologia e, ovviamente, intelligenza artificiale, sono alcuni esempi di trend dirompenti.
Individuare anche una sola azienda capace di sfruttare questi trend significa aumentare le performance del portafoglio in modo esponenziale.
Ma cosa significa, davvero, in finanza “dirompente”? Quali sono rischi e opportunità di cercare le aziende “disruptive” più promettenti?
Ci sono almeno tre importanti aspetti da valutare con attenzione.
Disruptive: il tratto comune a tutti i trend dirompenti
Uno degli aspetti che, troppo spesso, sottovalutiamo riguarda la caratteristica comune a tutti i temi dal forte potere innovativo.
Questi settori sono generalmente caratterizzati da un numero di pochi grandi attori che hanno avuto la capacità di creare un prodotto di eccellenza e che si contendono l’intero mercato.
In modo del tutto inaspettato entra nel gioco una nuova società, estranea alla cerchia di quelle esistenti, che crea un prodotto ancora più rivoluzionario capace di sbaragliare la concorrenza.
Proviamo a fare qualche esempio per comprendere meglio questo fenomeno.
Tra gli anni 80’ e gli anni ‘90 l’industria della produzione di televisori attraversò un’importante evoluzione: le trasmissioni passarono dal “bianco e nero” al “colore”, vennero progressivamente ridotte le dimensioni e il design delle TV divenne più moderno e accattivante.
Al tempo le serie TV si chiamavano “telefilm” e i leader del settore erano aziende come Telefunken o Grundig che abbellivano i salotti con apparecchi come questi:

Poi sono arrivati gli “schermi piatti” e i televisori al plasma che non solo offrivano una qualità dell’immagine migliore ma erano anche più sottili e leggeri.
Infine la smart TV capace di collegarsi a internet e di accedere ai servizi di streaming come Netflix.
Telefunken e Grundig, che in molti non hanno neppure conosciuto, sono state sostituite dai nuovi marchi come LG, Sony, Xiaomi.
L’esempio dei telefoni forse è ancora più lampante:
secondo Wikipedia, Motorola è stata la prima azienda che ha permesso di effettuare una chiamata da un telefono senza fili (1973).
Negli anni ‘90, insieme a Nokia, Motorola era tra le aziende che si contendevano il mercato della telefonia mobile.
Nel 1996 lanciò un rivoluzionario telefono “a conchiglia” cioè con la parte superiore che si chiudeva su quella inferiore. Nasceva lo starTac che divenne lo status symbol degli anni ‘90:

Al tempo Apple era un’azienda che produceva computer palmari e che, tra l’altro, finanziariamente non se la passava affatto bene. Poi, nel 2007, Steve Jobs lanciò l’Iphone, tutto il resto è storia e di Motorola e Nokia non ne abbiamo più sentito parlare.
Si tratta di una dinamica molto comune nei settori con forte potenziale innovativo:
un’azienda sconosciuta o, comunque, marginale acquisisce mezzi e competenze per creare un prodotto rivoluzionario capace di surclassare la concorrenza preesistente.
Oggi vediamo i colossi tecnologici come Apple, Microsoft o la stessa Nvidia come le aziende in grado di cavalcare il cambiamento.
Può darsi che sarà così ma il passato ci insegna che molto spesso i leader di domani sono aziende oggi sconosciute o insignificanti.
Intercettare la potenza di un trend dirompente
Non è sufficiente saper percepire il potenziale di un trend. La parte più difficile sta nel capire quali saranno le aziende che riusciranno a beneficiarne in termini di crescita dei profitti.
Oggi c’è il tema dell’intelligenza artificiale che, molto probabilmente, rappresenta davvero una svolta epocale (ne abbiamo parlato in questo post).
Quali saranno le aziende capaci di sfruttarlo a proprio vantaggio? E’ più importante concentrarsi su chi rende possibile questa nuova tecnologia o su chi la saprà utilizzare per creare un nuovo modello di business?
Facciamo ancora una volta un paragone con il passato.
La fine degli anni ‘90 segna l’avvento di Internet. Cisco System, al tempo, era un’azienda che produceva apparecchi router che rendevano possibile connettersi alla rete.
Nel 1990 il Centro di Ricerca Nucleare annuncia la nascita della “rete di connessione globale”, il World Wide Web (www).
All’ora l’attenzione degli investitori si concentrò sulle aziende che rendevano possibile utilizzare quensta nuova sensazionale tecnologia: Cisco System.
Nel giro di due anni il titolo che nessuno conosceva mise a segno una performance a 3 cifre: oltre il 1000%.
Dopo un periodo di euforia durato, a dir la verità, fino al 2000 e performance stellari, il titolo cisco arrivò a perdere oltre l’80%. Solo oggi l’azione ha recuperato i livelli del 2000:

n realtà le aziende capaci di sfruttare internet per sviluppare un modello di business vincente furono ben altre: Apple, Amazon, e altre società estranee alla produzione di router.
Questo è il grafico della performance di Nvidia che, dopo il lancio di Chat GPT è diventata l’azienda che meglio incarna il tema dell’intelligenza artificiale:

Oggi, quando pensiamo alle “aziende più promettenti”, ci soffermiamo su Nvidia come facevamo con Cisco o siamo davvero capaci di individuare le aziende vincenti del futuro?
Questo grafico confronta le parabola di Cisco negli anni ‘90 con quella attuale di Nvidia:

Questo ovviamente non vuol dire che Nvidia debba seguire la stessa traiettoria ma si tratta, comunque, di storie di aziende che dovrebbero farci riflettere sulla nostra scarsa capacità di prevedere il futuro.
Quanto è difficile selezionare singoli titoli
Warren Buffett ha dichiarato di aver posseduto tra i 400 e i 500 titoli nella sua vita e di aver guadagnato gran parte del suo patrimonio con 10 di essi. E, attenzione, stiamo parlando di Warren Buffett.
Individuare le società più promettenti è davvero difficile. Molto più difficile di quanto ci si possa immaginare.
Hendrik Bessembinder è titolare della cattedra di economia all’università dell’Arizona ed è specializzato nel funzionamento e nella regolamentazione dei mercati finanziari.
Il professor Bessembinder ha pubblicato svariati studi sui mercati azionari e sulla capacità delle azioni di generare performance nel tempo.
Un suo interessantissimo studio del 2020 (Long-Term Shareholder Returns: Evidence from 64,000 Global Stocks) prende in esame il mercato azionario globale nel periodo che va dal 1990 al 2020. 30 anni di dati, di performance e di capitalizzazione composta setacciati minuziosamente.
Il responso è stato che il 57,4% (più della metà!) delle azioni globali restituisce rendimenti inferiori a quelli dei titoli di stato a breve termine.
Solo il 2,4% delle azioni è responsabile dell’intera ricchezza creata dal mercato azionario globale. Questo, praticamente, significa che quando ci sforziamo di trovare la prossima Amazon, Apple, Microsoft e via dicendo abbiamo una probabilità del 97,6% di sbagliare e di fare peggio del mercato nel suo complesso. La maggior parte delle azioni produce performance pessime che vengono compensate da pochi grandi vincitori.
Secondo lo studio del professor Bessembider la concentrazione della creazione di ricchezza in un numero così limitato di azioni è attribuibile a diversi fattori. Tra cui la variazione delle dimensioni dell’impresa (piccole aziende che da insignificanti diventano grandi società internazionali), default, fattori tecnici e, attenzione, motivazioni puramente casuali.


Il vantaggio dell’investimento in singole azioni
Spesso facciamo riferimento al fatto che la disciplina e l’attitudine a non cadere vittima delle proprie emozioni nelle fasi difficili siano doti fondamentali per raggiungere il successo negli investimenti.
Per gli investitori “consapevoli” ed “esperti” poter affermare di non provare emozioni nei confronti del proprio “portafoglio” è addirittura motivo di vanto.
Per gli investitori “meno esperti” e “meno consapevoli” vale forse la pena considerare una questione molto meno razionale ed accademica.
Non provare emozioni rispetto al proprio portafoglio può voler dire aumentare la probabilità di sbarazzarsene quando quello stesso portafoglio sarà difficoltà. E’ in questo caso che la razionalità e il metodo possono diventare un ostacolo.
I mercati azionari crescono nel lungo termine ma, sappiamo, che nel breve e nel medio termine possono crollare e possono rimanere depressi molto a lungo. Più riusciamo a mantenere la rotta e a rimanere investiti, più aumentano le probabilità di beneficiare della crescita di lungo termine.
Tutto ciò che ci mantiene in gioco per il lungo termine ha un vantaggio enorme.
Se investire in singoli titoli diventa il sistema per aiutarci a trovare la pazienza necessaria affinché il miracolo della capitalizzazione composta dei mercati si realizzi, allora questa strategia acquisisce un senso diverso.
Quando un’azienda ci appassiona, apprezziamo il suo business e le persone che la compongono, usiamo i suoi prodotti, gli inevitabili momenti difficili in cui il valore dei nostri investimenti scenderà ci sentiremo comunque confidenti nella capacità di quella stessa azienda di riprendersi e di andare avanti.
Abbinare a un portafoglio diversificato l’investimento in singole aziende che conosciamo e apprezziamo può aiutarci anche a comprendere meglio le dinamiche che muovono i mercati ed acquisire consapevolezza: se scende il prezzo di quella società in cui abbiamo fiducia allora forse saremo più portati ad accettare e a comprendere perché scende il valore di quel portafoglio noioso in fondi diversificati e anonimi di cui non conosciamo nello specifico le storie.
Dunque investire una parte marginale dei propri soldi in singole azioni può diventare una strategia per aumentare disciplina, pazienza e, quindi, probabilità di successo.
Conclusioni
Tutto ciò di cui hai bisogno per una vita di investimenti di successo sono alcuni grandi vincitori, e i vantaggi di questi supereranno gli svantaggi delle azioni che non funzioneranno
Peter Lynch
“I vantaggi di pochi titoli supereranno gli svantaggi di tanti che non funzioneranno”. Il problema sta tutto qui. I titoli responsabili della straordinaria crescita dei mercati azionari sono davvero pochi. Le azioni dalle performance fallimentari sono, invece, tantissime. Trovare quei pochi titoli investendo in singole azioni è un impresa molto ardua.
Per rendere l’investimento un gioco in cui si vince sempre diventa quindi necessario seguire una strategia che dia la matematica certezza di detenere quei pochi vincitori, così difficili da individuare, capaci di creare ricchezza nel tempo: investire nell’intero mercato azionario attraverso Etf e fondi diversifcati.
Investire in aziende di cui capiamo il business e in cui vediamo potenzialità di crescita quasi certe può sembrare ragionevole ma, in realtà, non lo è affatto: non sappiamo come il progresso modificherà il campo in cui giocano queste società né sappiamo quali saranno gli attori davvero capaci di sfruttare a proprio vantaggio le nuove tendenze.
Non c’è niente di male ad appassionarsi alle singole storie di business e a investire in singole azione purché venga destinata a questa strategia una porzione marginale del proprio patrimonio per investire la parte più consistente in un portafoglio solido ben diversificato.


Ribadisco che per me leggere i tuoi articoli è sempre motivo di riflessione. Trasudano di buon senso supportato da dati che ne confermano l’oggettività.
Nuovamente i miei complimenti David
Ti ringrazio Stefano!
“ Solo il 2,4% delle azioni è responsabile dell’intera ricchezza creata dal mercato azionario globale. ” …se detieni un indice hai la certezza di partecipare anche parzialmente al loro successo e non diventare mai povero! Si, chi investe non deve diventare ricco, ma può diventare povero se acquista singoli titoli, sia azionari che obbligazionari che falliscono! Buona domenica grande David
Detenere “l’intero mercato” e quindi un indice, è la strategia che dà la certezza di detenere quel 2,4% di azioni indispensabili per la crescita di lungo termine.
Poi si possono affiancare all’indice “strategie di ricerca più affinate” (come l’investimento fattoriale) per migliorare la diversificazione.
Come giustamente osservi, la prima scelta deve essere comunque l’intero mercato.
Grazie a te Luca per il tuo puntuale contributo.
E’ chiaro che si deve investire nell’intero mercato, ma se investo l’1-2% del portafoglio in azioni singole non divento povero, ma posso diventare ricco o comunque guadagnare bene anche nel breve- medio termine se intercetto il momentum della singola azione (o non esisterebbe l’etf momentum ).
È un po’ la raccomandazione finale dell’articolo: non c’è nulla di male a dedicare una porzione “marginale” del proprio portafoglio all’investimento in singoli titoli azionari. Purché questa porzione rimanga davvero marginale e purché si sia ben consapevoli di quanto sia difficile individuare i vincitori di domani: la gestione attiva (che vanta capacità, esperienza e mezzi inarrivabili per il singolo) non riesce nell’impresa. Davvero possiamo riuscirci noi “piccoli” investitori? Forse talvolta ma le probabilità sono nettamente in. Nostro sfavore.
Una buona regola è definire preliminarmente la percentuale massima da dedicare allo stock picking per evitare, poi, di farsi prendere la mano.
Condivido pienamente le tue considerazioni David. Grazie