BITCOIN PERCHE' E COME INVESTIRCI

Amore o odio.
Poche asset class dividono gli animi degli investitori come il Bitcoin.
Le posizioni sono sempre più polarizzate tra chi vede nella regina delle criptovalute il nuovo oro digitale e chi, al contrario, considera il Bitcoin un grande bluff ben orchestrato.

In questo articolo torneremo a parlare di questo strumento controverso per cercare di rispondere a due interrogativi essenziali:

  • Perché mai dovresti valutare di inserire Bitcoin nella tua asset allocation?
  • Qual è, eventualmente, il modo più efficace per farlo?

Lo faremo con un’analisi che, più che affidarsi a dati e backtest del passato, punta a utilizzare uno degli strumenti più preziosi (e spesso sottovalutati): il buonsenso.

Di cosa stiamo parlando

Definire tecnicamente il Bitcoin richiederebbe competenze specialistiche (che, purtroppo, non troverai in questo blog) oltre a tempo e spazio dedicato (ne abbiamo parlato in modo più approfondito in un articolo dedicato).
Qui ci limiteremo ad inquadrarlo come “asset class” soffermadoci su alcuni elementi essenziali per valutarne un eventuale inserimento in portafoglio.

Il bitcoin è una valuta digitale che non esiste, quindi, sotto forma di banconote o monete.
Le caratteristiche principali, utili per la nostra analisi, sono:

  • Indipendenza dai sistemi finanziari tradizionali:
    Il bitcoin è nato per poter essere utilizzato al di fuori del controllo di qualunque autorità centrale (banche, governi) secondo una serie di  regole immodificabili  predefinite;
  • Scarsità digitale:
    A differenza delle valute tradizionali come euro, dollaro, yen che possono essere “stampate” in quantità teoricamente infinita, l’offerta di bitcoin è limitata a 21 milioni di pezzi.
    Questa sua scarsità, unitamente all’indipendenza dai poteri politici, ha alimentato la tesi della sua funzione di bene rifugio digitale. Praticamente il bitcoin potrebbe rappresentare una potenziale difesa contro l’inflazione e la svalutazione delle valute tradizionali (cd. debasement).

Vediamo adesso come si è comportato il bitcoin rispetto ad altre asset class principali a partire dalla sua genesi risalente al gennaio del 2009:

BITCOIN RENDIMENTI ANNUI
Fonte: Lazy Portfolio Etf – Koyfin – dati in dollari al 30-06-2025

In quanto a performance non c’è decisamente storia: il Bitcoin è stato di gran lunga la migliore asset class degli ultimi 17 anni.

Questi invece sono i ribassi massimi registrati sempre nello stesso periodo:

BITCOIN MAX DRAWDOWN 2009 - 2025
Fonte: Lazy Portfolio Etf – Koyfin – dati in dollari al 30-06-2025

Non c’è storia neanche riguardo ai ribassi!
Stiamo quindi parlando di un asset class che si è dimostrata estremamente redditizia ma anche altamente instabile.

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Perché valutare l’inserimento di Bitcoin nell’asset allocation?

Warren Buffett (che diffida con convinzione dall’investire in Bitcoin) ha affermato che la ragione più stupida per comprare un’azione è perché sta salendo.
Ragionamento analogo può tranquillamente essere fatto sul Bitcoin: investirci solo perché è salito così tanto potrebbe rivelarsi una scelta tutt’altro che intelligente.

Tuttavia, potrebbe essere altrettanto miope derubricare il Bitcoin a semplice scommessa speculativa da cui stare alla larga, senza nemmeno porsi il problema se valga la pena prenderlo in considerazione.
Stiamo assistendo a un fenomeno che, ragionevolmente, non può più essere ignorato soprattutto dopo che, nel 2024,  l’autorità di vigilanza statunitense ha ufficialmente dato il via libera alla quotazioni di Etf su bitcoin.

Vale dunque la pena fare almeno una valutazione sull’opportunità di investire o meno in bitcoin (e criptovalute in generale).

L’inserimento di Bitcoin nell’asset allocation dovrebbe essere considerato per due ordini di motivi:

  1. Per non sentirsi stupidi
    Come afferma un formatore finanziario italiano, una valida ragione per investire in Bitcoin è quella di non doversi sentire stupidi nel caso in cui il bitcoin dovesse ripetere le  performance stellari del passato nel corso dei prossimi anni.
    Allocare percentuali, seppur modeste, ci risparmierebbe il rimpianto di non aver fatto oggi qualche valutazione in più;
  2. Per adattarsi a un mondo che cambia
    Spesso ci lamentiamo del fatto che i mercati e l’economia sono profondamente cambiati e le regole di diversificazione del passato oggi non funzionano più così bene.
    Se da un lato è vero che non c’è alternativa alla diversificazione, dall’altro sarebbe superficiale pensare di poter valutare oggettivamente tutti gli scenari futuri possibili e predisporre, di conseguenza, una strategia efficace.
    Non ci è dato sapere quale sarà la prossima minaccia né, tantomeno, quale sarà la combinazione di asset class più efficace per contrastarla.
    Se l’economia e i mercati sono cambiati, sono, tuttavia, aumentate anche le risorse di cui l’investitore dispone per prepararsi ad affrontare il futuro: disponiamo di un catalogo di Etf nettamente più ampio del passato, di nuove strategie, e di nuovi mezzi di informazione.
    Oggi abbiamo anche una nuova asset class, appunto il Bitcoin.
    Alcune delle più grandi preoccupazioni riguardo al futuro sono la sostenibilità del debito pubblico globale, l’inflazione, la credibilità delle banche centrali.
    Poter disporre di un asset class che sta  totalmente al di fuori della regolamentazione politica e monetaria è un aspetto da non sottovalutare
    (ne abbiamo parlato in ➡️ questo articolo).
    E’ proprio questa la ragione più forte per cui porsi il problema se investire in bitcoin o meno.

Quanto Bitcoin in portafoglio?

Ci sono ormai biblioteche di studi che dimostrano empiricamente come allocazioni marginali al bitcoin siano capaci di migliorare il profilo rischio/rendimento di un portafoglio diversificato.
Una ricerca pubblicata nel 2023,  già dettagliatamente discussa in un precedente articolo di questo blog, mostra gli effetti di allocazioni dall’1 al 5%  a criptovalute   in un portafoglio con un’esposizione  azionaria del 45% circa.
Questa tabella riassume i risultati dello studio:

Dai dati emerge che allocazioni comprese tra l’1 e il 2% riescono a migliorare il rendimento annuo (CAGR), senza peggiorare significativamente i ribassi massimi (Max Drawdown).
A giudicare solo da questo backtest, si potrebbe concludere che investire dall’1 al 2% in criptovalute comporti un beneficio quasi automatico.

Tuttavia, dobbiamo essere onesti e realisti: stiamo analizzando dati passati, basati su un asset class che ha registrato performance strabilianti. Non è sorprendente che le allocazioni con Bitcoin siano risultate più efficienti.
Probabilmente otterremmo risultati analoghi includendo una percentuale marginale di Nvidia, al secondo posto nella classifica delle migliori performance mostrata nel primo paragrafo di questo articolo.

Le domanda da porsi sono:

  • “quali sono le probabilità che nel futuro il bitcoin e le criptovalute replichino le performance del passato analizzato nel backtest?”
  •  “ci sono motivazioni strutturali sufficientemente solide da sostenere trend analoghi?”

La risposta pragmatica non può che essere: “vattelappesca”

Azioni e obbligazioni hanno alle spalle secoli di storia. Eppure ancora oggi molte dinamiche che regolano i loro andamenti e correlazioni restano incerte.
Il Bitcoin, con poco più che 15 anni di vita è appena un teenager.

Vale certamente la pena considerarne l’inserimento in portafoglio, purché si accetti chiaramente che stimarne rendimenti e volatilità futuri è praticamente impossibile.
Per questo motivo, l’approccio più ragionevole è quello di allocare in Bitcoin (e in criptovalute in generale) solo la parte del capitale sulla quale si è realisticamente disposti ad accettare una perdita totale.

Allocazioni comprese tra l’1 e il 2% permettono di sfruttare eventuali benefici, senza rischiare di compromettere il piano finanziario in uno scenario avverso.
Al contrario, esposizioni superiori al 5% rischiano di diventare vere e proprie scommesse, il cui esito può segnare la differenza tra diventare molto ricchi o andare in rovina (in questo articolo abbiamo analizzato come gestire il ribilanciamento del bitcoin in un portafoglio diversificato).

Quali benefici si potranno mai ottenere dall’1-2% di Bitcoin?

Forse non particolarmente significativi, presi singolarmente. Il punto, però, è che il Bitcoin dovrebbe essere trattato esattamente come qualsiasi altra asset class: a ogni strumento il giusto peso.

Non avrebbe senso cercare protezione dedicando alloro metà del portafoglio, né tantomeno inseguire il rendimento investendo tutto in tecnologia. Allo stesso modo, non ci si può illudere che una quota eccessiva di Bitcoin – come il 10% – possa magicamente risolvere i problemi di rendimento e diversificazione.

Tuttavia, in dosi “omeopatiche”, abbinato ad altri strumenti complementari (oro, materie prime, obbligazioni inflation-linked, REIT), il Bitcoin potrebbe ragionevolmente fornire quel piccolo, ma prezioso contributo aggiuntivo a un portafoglio ben diversificato.

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Come investire in bitcoin

Le strade percorribili per accedere al mondo delle criptovalute sono sostanzialmente due 

  1. Tramite piattaforme specializzate:
    Si tratta dei cosiddetti “exchange” ovvero società che operano come “intermediari delle criptovalute”. Gli exchange mettono a disposizione un deposito (cosiddetto “wallet”) accessibile tramite credenziali di accesso riservate. La posizione attivata presso l’exchange funziona come una sorta di conto corrente digitale: una volta che vi si è trasferito un capitale in euro tramite bonifico, si potrà procedere all’acquisto di criptovalute a proprio piacimento.
    Le piattaforme per la negoziazione di criptovalute più popolari sono: Coinbase, Kraken, Binance o anche l’italiana Young Platform che offre un’interfaccia semplice oltre a contenuti formativi utili ideali per chi si avvicina per la prima volta al mondo delle criptovalute.
  2. Tramite Etp su criptovalute:
    Si tratta di prodotti del tutto analoghi agli Etf che consentono di esporsi alle valute digitali. Gli Etp su criptovalute possono essere negoziati sui mercati regolamentati come un qualsiasi altro Etf o titolo azionario.
    Tra i maggiori emittenti di Etp su criptovalute troviamo: 21Shares, Coinshares, Wisdomtree, Vaneck, Bitwise. Una lista dei principali Etp su criptovalute è consultabile a questo link

Quale delle due opzioni preferire?

La risposta non può che essere: “dipende”

Le considerazioni da fare riguardano l’importo che si intende dedicare all’investimento complessivo, la modalità di investimento (in un’unica soluzione o tramite un piano di accumulo) ecc.

A prescindere da questi fattori ci sono  alcuni aspetti da tenere sicuramente in considerazione quando si valuta quale opzione preferire soprattutto per quanto riguarda la sicurezza e il trattamento fiscale.

Investire in criptovalute con gli exchange

Gli exchange sono un sistema pratico e semplice per accedere al mondo delle criptovalute anche per chi desidera investire piccoli importi o attivare un piano di accumulo su valute digitali. L’operatività è attiva 24 ore su 24 365 giorni all’anno.
A fronte di questi vantaggi è opportuno fare qualche considerazione aggiuntiva.

  1. Sicurezza e disponibilità:
    Per quanto le notizie di frodi, furti e attacchi suscitino sempre un gran clamore, le piattaforme dell’importanza di quelle indicate offrono  standard di sicurezza decisamente elevati. Inoltre gli exchange consentono di negoziare bitcoin 24 ore su 24, 365 giorni all’anno.
    Tuttavia la possibilità di problemi tecnici, legali o di custodia non può essere eliminata totalmente;
  2. Trattamento fiscale:
    Chi decide di investire in criptovalute tramite gli exchange, è soggetto a un duplice obbligo di natura fiscale e amministrativa.
    E’ infatti richiesta la dichiarazione del valore detenuto presso l’exchange alla data del 31 dicembre nel quadro RW della dichiarazione dei redditi, anche nel caso in cui non siano stati realizzati guadagni.
    Inoltre è necessario dichiarare (sempre nella dichiarazione dei redditi) eventuali plusvalenze realizzate nel corso dell’anno. Questo obbligo vige qualunque sia l’importo della plusvalenza: da gennaio 2025 è stata eliminata ogni soglia di esenzione.

Investire in criptovalute con gli Etp

Investire in bitcoin tramite Etp presuppone l’apertura di un rapporto di conto corrente e relativo dossier titoli presso un intermediario italiano.
Per quanto le criptovalute siano ormai un’attività di investimento “sdoganata” persino dall’autorità di vigilanza statunitense (la SEC), in Italia non tutti gli intermediari consentono di acquistare Etp su criptovalute: anche banche di primaria importanza precludono l’accesso a questi strumenti.
Rispetto alle criptovalute detenute presso gli exchange, gli Etp comportano costi di negoziazione che, per quanto vantaggiose possano essere le condizioni applicate, possono diventare gravosi soprattutto per operazioni di importo contenuto.
Inoltre anche la strategia del piano di accumulo automatico diventa difficilmente percorribile.
Tuttavia l’investimento in criptovalute tramite Etp comporta due importanti vantaggi in termini di sicurezza e trattamento fiscale.

  1. Sicurezza e disponibilità
    Tramite gli Etp i rischi relativi alla sicurezza si ridimensionano nettamente soprattutto se si parla di strumenti che non ricorrono a derivati ma  investono direttamente in criptovalute.
    Questa caratteristica è individuabile nella nomenclatura dello strumento (dove deve comparire l’attributo physical) e nella documentazione di offerta.
    I bitcoin detenuti dall’Etp sono custoditi in depositi (wallet) dedicati che prevedono sistemi di accesso nettamente più sicuri rispetto a quelli previsti per gli exchange.
    Ad esempio l’Etp di Wisdomtree su bitcoin  è costruito con un’architettura di custodia particolarmente sicura. I bitcoin sono detenuti in depositi “cold storage” cioè completamente isolati da internet e accessibili soltanto tramite autorizzazioni multiple. Praticamente è necessaria l’approvazione di più soggetti per poter movimentare i bitcoin sottostanti all’Etp.
    Questa modalità riduce drasticamente il rischio di furti digitali o di violazioni della sicurezza;
  2. Trattamento fiscale
    Gli Etp quotati sui mercati regolamentati a livello fiscale sono trattati come un qualsiasi altro strumento finanziario tradizionale: se acquistati tramite un intermediario italiano la tassazione è automatica (26% delle plusvalenze) e non è previsto nessun obbligo di compilazione in dichiarazione dei redditi.

Queste due caratteristiche, probabilmente, rendono gli Etp la soluzione migliore per utilizzare il bitcoin come una vera e propria asset class all’interno di un portafoglio diversificato.

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Conclusioni

Quando cambi il tuo modo di guardare alle cose, le cose che guardi cambiano

Wayne Dyer

Liquidare la questione Bitcoin e criptovalute come pura speculazione o moda passeggera, oggi, sarebbe un errore di superficialità.
Non stiamo certo parlando di un asset class indispensabile, tuttavia la sua affermazione, la crescente istituzionalizzazione e l’esigenza crescente di nuovi strumenti di diversificazione, richiedono che ogni investitore consapevole si ponga almeno il problema del “se” e del “quanto” esporsi al mondo delle criptovalute.

Allocazioni limitate, inserite con coerenza, potrebbero offrire benefici aggiuntivi sia in termini di gestione del rischio che di rendimento potenziale.

Da questo punto di vista  gli Etp quotati sui mercati regolamentati rappresentano, probabilmente, lo strumento ideale per la maggioranza degli investitori. Consentono, infatti, di esporsi al bitcoin e alle criptovalute seguendo standard elevati di sicurezza oltre a una gestione fiscale e amministrativa estremamente semplificata.

Nota Bene: Non ho nessun accordo di collaborazione con le società menzionate nel presente articolo.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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1 Comment

  1. Mi serve o lo voglio? Se si cerca uno stabilizzatore di portafoglio perché deficitari allora può essere inserito per diversificare il bilanciere di portafoglio, se lo voglio lo possiamo inserire come satellite. Necessario: sicuramente NO. (parere non qualificato)
    Buona domenica e grazie del Tuo qualificato contributo David!

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