MERCATO ORSO 5 COSE DA SAPERE

Sui mercati tira aria di bear market: l’orso è tornato a graffiare e a fare male.
Un inizio di anno così negativo non lo si vedeva addirittura dal 1939.
L’intensità dei ribassi è determinante per classificare la gravità della situazione.
Tecnicamente si parla di “pull-back” o “correzioni” per le flessioni di minore entità.
Quando la discesa supera il 20% si entra in un vero e proprio mercato orso che potrebbe anche avvitarsi in un “mega bear market”.

In fasi come quella che stiamo vivendo andiamo costantemente alla ricerca di analogie storiche in modo da farci un’idea su come potrebbero andare le cose.
Ovviamente non esistono situazioni che si ripetono in modo esattamente identico. Tuttavia possiamo trovare alcune affinità con il passato perché i mercati, alla fine, sono espressione dei comportamenti umani che sono l’unica costante in tutti i cicli di mercato.

I bear market non sono tutti uguali: nell’articolo di oggi, con l’aiuto della statistica, andremo a conoscerli meglio. Questo ci aiuterà a capire cosa accade  mediamente ai mercati durante e dopo un bear market. Prenderemo come esempio l’indice S&P500 non solo perché è il più importante al mondo ma anche perché è quello su cui è presente la maggior parte di studi e di analisi statistiche.

Bear market: ribasso e durata medi

Mercati azionari come l’Europa, Paesi Emergenti e l’indice tecnologico Nasdaq sono, di diritto, entrati in un bear market visti i ribassi superiori al 20%.
L’indice azionario più importante al mondo, l’S&P500 è, invece, a un passo dall’orso con una correzione del 19%.

Quanto fa male mediamente un mercato orso? E quanto a lungo dobbiamo sopportare il dolore?

Il ribasso medio è del 30% circa e impiega circa un anno per toccare il fondo.
Questa tabella indica per ogni bear market, la data di inizio, la data di fine, il ribasso complessivo e i mesi impiegati per giungere ai minimi.

Non è certo confortante.
Ma proviamo ad approfondire ancora (sempre su base statistica).

I due tipi di bear market

Non tutti i bear market sono uguali.

I mercati azionari tendono a innervosirsi quando le prospettive per la crescita economica si incupiscono. Ed è proprio l’evoluzione del ciclo economico che ha implicazioni rilevanti per i mercati azionari.
In particolare i mercati ribassisti possono essere profondamente diversi: esistono bear market recessivi e bear market non recessivi.

Bear market recessivi

I più grandi crolli dei mercati sono stati causati dalle recessioni: quando l’economia cade in recessione aumenta la disoccupazione, le aziende falliscono, le persone perdono soldi e fonti di reddito e consumano meno.
Proprio per questi motivi le azioni tendono a scendere molto di più durante le recessioni:

Mediamente durante una recessione i mercati azionari scendono del 35% per un periodo di tempo che supera l’anno (15 mesi).

Bear market non recessivi

Possiamo dire che le recessioni sono sempre associate a un bear market (difficile pensare a una recessione senza ribassi dei mercati), tuttavia molti mercati ribassisti si sviluppano in assenza di recessione.
In altre parole la recessione non è necessariamente l’unico elemento che innesca un bear market.
E’ abbastanza intuitivo comprendere che i mercati ribassisti non recessivi tendono ad essere meno profondi e meno lunghi rispetto a quelli recessivi: il danno al tessuto economico è minore (non essendoci recessione), dunque l’impatto sul mercato è inferiore.

Il mercato orso non accompagnato da una recessione raggiunge un ribasso medio di circa il 24%  e dura mediamente sette mesi.
Sono addirittura frequenti i casi di ribassi al limite del bear market che si sono conclusi con un -19%

Concludendo con un’analisi ancora più estesa, dal 1928 abbiamo visto 25 bear market di cui 14 recessivi e 11 non recessivi. Le conseguenze delle due tipologie di eventi sono diverse e vengono riassunte in questo schema:

Bear market ed elezioni di metà mandato

Questo è l’anno delle elezioni di metà mandato  (midterm election) in cui la popolazione degli Stati Uniti è chiamata a rinnovare una parte del parlamento americano.
Si tratta di un passaggio particolarmente delicato perché il rinnovo potrebbe modificare la maggioranza (repubblicana o democratica) e influenzare, così, la futura attività del governo.

La storia ci  dice che il ribasso medio durante l’anno delle elezioni di mid term è del 17,1%. 
L’anno successivo l’S&P restituisce, mediamente, un rendimento del 32%.

Soprattutto per questa casistica, ricordiamoci che stiamo parlando di dati statistici che non necessariamente possono trovare completa attinenza con il contesto attuale.
Si tratta pur sempre di analisi storiche che possono fornire un’idea di ciò che potrebbe aspettarci.

L’insistenza di ribassi e di nuovi minimi

Giorno dopo giorno, lo S&P ha inanellato una lunga serie di settimane negative consecutive.
Non è necessario essere esperti per capire che non si tratta di un segnale particolarmente positivo.
Esiste una statistica anche per le settimane di ribassi consecutive.
Mediamente dopo una lunga serie di settimane in rosso con una perdita cumulata di oltre il 10%, i rendimenti successivi sono decisamente generosi: 9,9% sei mesi dopo e 29,2% l’anno successivo:

Anche in questo caso nessun dato certo per il futuro, tuttavia la storia ci dice che, con una certa frequenza, dopo ribassi persistenti i mercati rimbalzano.

Gli elementi comuni a tutti i bear market

Ho iniziato la mia attività a gennaio 2001 e sono, più o meno, al mio sesto mercato ribassista.

Ogni crollo di mercato è unico per l’angoscia e, talvolta, il dramma a cui è associato.
Ci sono, tuttavia, dei temi ricorrenti che, puntualmente, vengono riproposti nel corso di ogni bear market:

  • In ogni mercato ribassista viene proclamata la fine dell’investimento buy & hold in favore di approcci flessibili e dinamici. Nulla sarà come prima ed è necessario intervenire con una nuova e innovativa strategia;
  • La diversificazione non funziona più: le attività di investimento non si comportano come dovrebbero e viene messa in dubbio l’efficacia della diversificazione. Nel 2008, ad esempio, nessuno si sarebbe sognato di vedere il settore immobiliare crollare insieme a quello finanziario. Oggi è il turno dei bond;
  • La sovrapposizione dei grafici: in tutti i bear market ci sono analisti che trovano convincenti analogie con i crolli più sensazionali della storia. I grafici si sovrappongono, le valutazioni sono folli, e le analogie sembrano sempre più che ragionevoli;
  • La celebrità: dopo ogni mercato ribassista c’è qualcuno che diventa famoso. Si parlerà negli anni a venire del tizio che é riuscito a prevedere la crisi dell’anno x.
  • L’acronimo FOMO (Fear Of Missing Out)  lascia il posto a TGINIT (Thanks God I’m not in That);
  • Il cauto ottimismo: sui giornali e in televisione c’è sempre qualcuno che manifesta un cauto ottimismo. Difficile sbagliarsi quando si è cautamente ottimisti. Non mi pare sia di grande utilità.

Conclusioni

Cose che non sono mai accadute prima accadono sempre

Scott Sagan

L’obiettivo di questo articolo non è certo quello di raccontare bene il passato per spiegare il futuro andamento dei mercati.
Resta il fatto che la storia è l’unico elemento che possiamo osservare per avere un’idea di cosa, ragionevolmente, potrebbe riservarci il futuro nel bene e nel male.

Il concetto che vorrei trasmettere è che la statistica può essere piegata a nostro piacimento per avallare una tesi e l’idea esattamente opposta: in passato, quando le cose sono andate male, non sempre, poi, sono andate peggio. Questo ci dicono i dati. 

Francamente credo che l’approccio giusto in situazioni come quella attuale sia quello di  combinare pessimismo e ottimismo nel giusto equilibrio: essere pessimisti sul presente e ottimisti sul futuro.
Dunque non cercare la performance nel minor tempo possibile approfittando dei ribassi ma mantenere la coerenza con il proprio piano di investimento.
Il rischio concreto, altrimenti sarà quello di passare dall’ottimismo al pessimismo seguendo il pensiero comune che nella maggior parte dei casi è maledettamente sbagliato.

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi!

Iscriviti

* indicates required

Questo post è ispirato ai seguenti articoli:

The two types of bear markets di Ben Carlson
Six Things to know about bear markets di LPL Financial

Potrebbero interessarti anche

5 Comments

  1. Il mercato orso attuale come ben illustrato nell’articolo attuale è un normale ciclo di mercato, se il risparmiatore lo si è ben orientato a concentrarsi sui valori detenuti nel proprio portafoglio, correttamente diversificato, adesso ignora i prezzi forte della propria immancabile liquidità detenuta. Eventuali ribilanciamenti tra asset si possono correttamente valutare di attuare in due forme: tra gli strumenti già detenuti se i costi di transazione e fiscali sono sostenibili, oppure con aperture o implementazioni di piani di accumulo (PAC), attingendo per questi ultimi ove possibile da nuovi capitali correnti (esempio risparmio sul reddito o flussi di cassa da immobili a reddito) o tatticamente e temporaneamente dalla liquidità sopra menzionata. “Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso.” (Lev Tolstoi) Buona domenica finalmente dalla “terra” Toscana David!

  2. Il mercato orso attuale come ben illustrato nell’articolo è un normale ciclo di mercato, se il risparmiatore lo si è ben orientato a concentrarsi sui valori detenuti nel proprio portafoglio, correttamente diversificato, adesso ignora i prezzi forte della propria immancabile liquidità detenuta. Eventuali ribilanciamenti tra asset si possono correttamente valutare di attuare in due forme: tra gli strumenti già detenuti se i costi di transazione e fiscali sono sostenibili, oppure con aperture o implementazioni di piani di accumulo (PAC), attingendo per questi ultimi ove possibile da nuovi capitali correnti (esempio risparmio sul reddito o flussi di cassa da immobili a reddito) o tatticamente e temporaneamente dalla liquidità sopra menzionata. “Tutti pensano a cambiare il mondo, ma nessuno pensa a cambiar se stesso.” (Lev Tolstoi) Buona domenica finalmente dalla “terra” Toscana David!

    1. “L’investitore con un portafoglio di titoli validi dovrebbe aspettarsi una fluttuazione dei loro prezzi e non dovrebbe preoccuparsi dei cali consistenti…”. Come hai giustamente osservato, l’investitore dovrebbe utilizzare l’attuale contesto per ribilanciare il portafoglio mantenendo sempre coerenza con l’asset allocation individuata senza, ovviamente, cadere vittima dell’iperattivismo. Un caro saluto Luca e goditi il tuo soggiorno in Toscana.

  3. Nel momento presente, sembrerebbe di trovarci in presenza di un bear market non recessivo. Mi sembra che non si parli di recessione almeno fino alla fine del 2023/ metà del 2024. E’ Corretto? Grazie per i Suoi contributi e per il Suo tempo.

    1. “La maggior parte delle previsioni sul futuro dell’economia e dei mercati non si avverano, ma fare previsioni è ragionevole: è difficile svegliarsi al mattino e ammettere a noi stessi che non sappiamo cosa ci riservi il futuro, anche se è proprio così”. M. Housel

      Gestori e analisti finanziari hanno mostrato scarsa capacità nel prevedere le recessioni passate e i bear market conseguenti.
      Difficile credere che questa volta sia diverso.
      Noto che molti degli analisti che si dichiaravano positivi sino a qualche mese fa hanno drasticamente cambiato la propria view in senso marcatamente pessimistico.
      Nessuno sa cosa accadrà.
      Ecco perché dovremo evitare di prendere decisioni di investimento basate sulle previsioni e preferire un’asset allocation ben diversificata (azioni, obbligazioni e beni reali) che consenta di limitare i danni durante i bear market recessivi e non.

      Può darsi che l’inflazione rallenti naturalmente mano a mano che si risolvono i problemi legati alle catene di fornitura globali e che le banche centrali riescano a gestire la situazione senza spingere l’economia globale in recessione. E’ altrettanto possibile che accada il contrario e che una recessione o, peggio, un periodo di stagflazione sia imminente.
      Certo è che il l’umore degli investitori privati e istituzionali ha toccato livelli di pessimismo che non si vedevano dai primi anni 2000: sarebbe una delle rare volte in cui un tracollo troverebbe gli operatori già preparati.
      La considerazione di buon senso che posso fare è che oggi alcuni degli asset che proteggono da recessione e stagflazione (bond governativi e bond indicizzati all’inflazione) presentano valutazioni stranamente a buon mercato. In altre parole coprirsi dagli scenari peggiori non costa poi così caro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *