Alla fine, dopo il crollo post dazi di aprile che aveva portato l’S&P500 alla soglia del bear market, è arrivata la prima vera correzione dell’anno.
E con i ribassi è riemerso, più fastidioso che mai, il sospetto della formazione di una pericolosa bolla gonfiata dal tema dell’intelligenza artificiale.
In questo post proveremo a fare un passo indietro e a guardare la situazione con ordine non tanto per prevedere cosa possa accadere ma, piuttosto, per cercare di capire dove siamo oggi e se ha davvero senso intervenire sui portafogli.
Tutta colpa dell’AI…?
Nonostante le profezie di cassandre e catastrofisti, per il momento non è arrivata nessuna apocalisse finanziaria a redimere gli investitori dai peccati della speculazione (cit.).
Fino a qualche settimana fa, il mercato azionario stava proseguendo la sua inesorabile corsa al rialzo che, in realtà, non sembrava affatto un effimero fuoco di paglia alimentato solo dall’entusiasmo per l’intelligenza artificiale.
Il rally del mercato è stato effettivamente sostenuto dagli utili che, come sappiamo, rappresentano il principale motore di crescita dei mercati azionari.
Le aziende, in particolare le big tech, sono state effettivamente capaci di aumentare profitti e margini: non stiamo parlando di un castello di carta costruito dalla speculazione finanziaria.
Questo grafico mostra la crescita dei profitti aziendali:

Visto che i mercati “guardano sempre avanti”, il punto, di attenzione, semmai riguarda il futuro.
Gli hyperscaler (aziende come Amazon, Microsoft, Alphabet, Meta), stanno investendo centinaia di miliardi di dollari all’anno in data center, chip e infrastrutture legate all’AI.
Questo grafico dà un impatto visivo di quanto siano aumentati, nel tempo, gli investimenti trimestrali nel movimento AI da parte di questi colossi:
La domanda legittima che molti investitori ora iniziano a porsi è:
“Questa mole di investimenti si trasformerà davvero in crescita degli utili oppure il mercato sta correndo troppo avanti?“.
Non hanno certo aiutato le recenti dichiarazioni del direttore finanziario di OpenAI (la società che ha creato Chatgpt) riguardo alla possibilità di una forma di supporto pubblico al business della società:
se il potenziale dell’intelligenza artificiale è davvero così dirompente, che bisogno c’è di chiedere aiuto al governo USA? Poco importa che qualche giorno dopo Sam Altman (amministratore delegato di Open Ai), si sia affrettato a smentire correggendo il tiro.
Più che la narrativa generica sulla “bolla AI”, sono questi dubbi ad aver alimentato il nervosismo nelle ultime settimane.
Cosa dice Jensen Huang
Che ne pensa di tutto ciò il patron di Nvidia, società emblema di tutto il movimento AI?
Jensen Huang, CEO di Nvidia, (e, in quanto tale, non certo una voce disinteressata), in una recente e interessante intervista ha proposto la sua versione dei fatti:
l’AI è solo la punta dell’iceberg di un mondo che richiederà sempre più potenza di calcolo, a prescindere dalle mode del momento.
In altre parole, secondo Huang, non è solo una “bolla AI”: è un cambiamento strutturale nella domanda di chip e data center legata a una società in continua evoluzione.
Le (vere) cause tecniche del ribasso
Guardando oltre la narrativa sulla bolla dell’intelligenza artificiale, gli osservatori più attenti fanno notare come il ribasso delle ultime settimane trovi motivazioni soprattutto “tecniche” legate a uno dei temi più sottovalutati e, allo stesso tempo, più importante per i mercati: la liquidità.
Semplificando un po’ le cose, possiamo pensare alla liquidità come al lubrificante del grande ingranaggio che compone i mercati finanziari.
Quando c’è abbondanza di liquidità, gli ingranaggi girano in modo fluido: i flussi scorrono, i mercati assorbono le notizie e la volatilità resta contenuta. Viceversa quando la liquidità si riduce, il meccanismo si irrigidisce causando vendite forzate, aumento della volatilità e, giocoforza, ribassi diffusi sui mercati.
Nel corso degli ultimi mesi si sono sovrapposti una serie di elementi che hanno prosciugato la liquidità nel sistema:
- Il Quantitative Tightening della FED
Nel 2022 la FED ha iniziato la riduzione del proprio bilancio drenando oltre 2.000 miliardi di dollari dal sistema finanziario; - Lo shutdown più lungo della storia
La paralisi dell’attività governativa per la mancata approvazione del bilancio ha bloccato per oltre 40 giorni gran parte dei pagamenti pubblici. Si tratta di soldi che, alla fine, vengono sottratti al circuito economico creando ulteriore tensione sui mercati; - Le tensioni commerciali e i nuovi dazi
Una certa dose di responsabilità può essere attribuita anche ai dazi che, di fatto, hanno raffreddato volumi degli scambi tra paesi, transazioni internazionali e crediti commerciali che rappresentano un elemento di supporto alla liquidità nel “sistema”.
Ed è proprio questa combinazione, QT, incertezza fiscale e tensioni commerciali, ad aver reso il mercato più fragile di quanto sembri.
Basandosi su questa interpretazione, possiamo provare a vedere il bicchiere mezzo pieno:
le banche centrali sono particolarmente attente e sensibili al tema della liquidità e, quando occorre, sono tempestive nell’intervenire.
Attenzione alle bolle!
Quando si parla di bolle finanziarie, si entra sempre in un territorio scivoloso.
Individuare una bolla è, forse, possibile il problema è che c’è un elevatissimo tasso di falsi positivi.
Due cose sono davvero certe:
1) una bolla è identificabile solo ex-post
2) prima o poi una bolla scoppierà con conseguenze più o meno devastanti.
Una definizione utile, semplice e molto concreta di bolla speculativa è quella data da Rob Arnott:
“Una bolla esiste quando il prezzo delle azioni è giustificabile solo con ipotesi di crescita (degli utili) implausibili ma non impossibili. Questo processo si alimenta perché l’investitore marginale non segue più principi basati sulle valutazioni ma si affida alle narrazioni“.
Come abbiamo più volte osservato su questo blog, il vero punto di attenzione è un’altro:
il processo di formazione di una bolla può durare anni prima della sua deflagrazione mentre il mercato continua a salire.

Questo aspetto rappresenta, probabilmente, una dei rischi comportamentali più pericolosi:
I rendimenti persi nella fase di rialzo del mercato non sono recuperabili. Sono persi per sempre. Viceversa le perdite “temporanee” di un portafoglio ben diversificato sono sempre recuperabili nel tempo.
Quindi, piuttosto a pensare come evitare la bolla dovremo pensare a come contenerne gli effetti senza farsi troppo male.
Siamo in un mercato dove ci sono dei rischi che stanno montando. Bisogna trovare il modo di starci dentro. Ed è qui che entrano in gioco gli unici due strumenti potentissimi che l’investitore può controllare: asset allocation e ribilanciamento.
Che fare?
A questo punto la domanda naturale è “Occasione di acquisto o inizio di una fase di ribasso più profonda?
Il punto fermo di ogni correzione è che rappresenta un crash test della nostra reale propensione al rischio.
Un ribasso del 5% non è un presagio di apocalisse ma è spesso un segnale utile per capire se ci sentiamo davvero a nostro agio con il profilo di rischio che pensavamo di poter sopportare.
Quando intervenire
Da un punto di vista oggettivo, la risposta alla domanda “che fare?” non può essere che: nulla.
Un ribasso del 5%, o poco più, è un evento assolutamente fisiologico che non giustifica nessun tipo di ribilanciamento tattico o opportunistico. Le soglie di intervento sono ben altre (ne abbiamo parlato in questo articolo).
Ribassi di questa entità si verificano mediamente tre volte l’anno.

Utilizzo della liquidità “tattica”
Per chi ha della liquidità accantonata tatticamente in vista di una correzione, può esserci qualche margine di manovra in più. Non tanto per cogliere qualche imperdibile occasione di acquisto ma, piuttosto, perché, in mancanza di regole ben definite, quella liquidità rimarrà eternamente parcheggiata. Ci sarà sempre un valido motivo per aspettare condizioni di ingresso più convenienti poi, puntualmente, il mercato rimbalza, i prezzi diventano nuovamente troppo cari e la liquidità rimane immobile.
Abbiamo parlato delle regole per utilizzare la liquidità in questo post dedicato.
Cerca le tue fonti davvero affidabili
Un buon consiglio per tutti è quello di cercare fonti di informazioni davvero ragionevoli e attendibili.
Nelle fasi di tensione, piccola o grande che sia, cerchiamo inevitabilmente notizie e aggiornamenti per capire cosa stia accadendo.
Il problema è che, nella foga di informarci, finiamo spesso per dare più peso a chi urla più forte, non a chi è più affidabile.
Di solito, le figure che parlano in modo estremamente persuasivo, tracciando scenari apparentemente “ragionevoli” ma con toni sensazionalistici o catastrofisti, sono proprio quelle da evitare.
Instillare la paura di un grande rischio imminente è un modo efficacissimo per catturare attenzione.
Chi vende certezze profetizzando crolli spesso ha anche qualcos’altro da vendere, magari “solo” la propria popolarità.
Le fonti affidabili, invece, non offrono previsioni infallibili né verità rivelate: ragionano in termini probabilistici, contestualizzano, distinguono tra rumore e segnali.
Non servono a prevedere il futuro, ma sono preziose per interpretare correttamente il presente.
Ne abbiamo condivise alcune in questo articolo.

Conclusioni
I mercati in forte crescita (o in forte calo) di solito vanno più lontano di quanto si pensi ma non si correggono andando lateralmente.
Bob Farrell
Stiamo vivendo uno dei mercati rialzisti “secolari” più lunghi e generosi della storia.
Potrebbe durare ancora a lungo… oppure no.
Prima o poi una crisi finanziaria, un’emergenza di liquidità, un errore di policy o forse lo scoppio di una vera bolla si abbatteranno sui mercati. Questo è certo.
Ed è’ altrettanto certo che le bolle speculative si riconoscono solo col senno di poi.
Nel frattempo, mentre si discute della prossima grande “rottura”, il mercato, spesso continua a salire e chi ne resta fuori perde irrimediabilmente il rendimento che ha prodotto.
Per questo, chi investe davvero per il lungo termine, dovrebbe preoccuparsi meno della prossima bolla e molto di più di costruire un processo che permetta di cavalcare il mercato finché resta generoso e, allo stesso tempo, contenere gli effetti della prossima sciagura che renderà famoso chi, per caso, l’avrà prevista in anticipo.
Leggi anche:
Bolle finanziarie: come nascono è perché esplodono.



…pertanto vale sempre la vecchia e saggia regola:” fare il passo più corto della propria gamba” e detenere LIQUIDITÀ , continuando imperterriti a partecipare al mercato, quest’ultimo unico modo per generare valore e non prezzo! Buona domenica grande David !