8 LEZIONI CHE HO IMPARATO DALLA PRATICA DI CONSULENTE FINANZIARIO

Il 2001 segna l’inizio del mio percorso nel mondo della finanza. Da allora ho avuto la possibilità e la fortuna di entrare in contatto con persone di ogni estrazione sociale, età e professione. Ho assistito investitori di ogni tipo: medici, imprenditori, pensionati, giovani professionisti, adulti padri e madri di famiglia.

Ciascuno di loro si è avvicinato agli investimenti con convinzioni, aspettative e ambizioni uniche, profondamente diverse. E’ interessante notare come, tuttavia, ci siano tratti comuni e reazioni ricorrenti davanti alle opportunità e alle sfide a cui, puntualmente, ci sottopongono i mercati finanziari.

Sono convinto che reazioni e atteggiamenti ricorrenti da parte di persone così diverse siano una preziosissima fonte di insegnamento per ognuno di noi.

Ecco alcune delle lezioni più importanti per chi intende intraprendere un cammino di investimento consapevole.

L’esperienza modella le nostre percezioni

Persone di generazioni diverse, che hanno avuto un’educazione diversa, in parti del mondo diverse, con gradi di fortuna e sfortuna diversi, svilupperanno un modo di pensare profondamente diverso.
Ognuno di noi ha maturato le proprie convinzioni su come funziona il mondo sulla base delle proprie esperienze e ciò che assimiliamo per esperienza personale lascia più il segno rispetto a quanto impariamo dagli altri o dai libri.
Si tratta di una verità ancora più assoluta quando si tratta di investire i propri soldi:
chi ha vissuto il dramma del bear market degli anni 2000 (azioni -47%) e la sciagura della grande crisi finanziaria del 2008 (azioni – 56%) avrà un’idea del rischio e del mercato azionario profondamente diversa rispetto a chi ha iniziato a investire dopo il 2009.
Chi ha messo a punto il suo primo portafoglio a partire dal 2020 difficilmente comprenderà l’utilità strategica delle obbligazioni.

Al di là delle verità accademiche, il pericolo o l’opportunità che vediamo dietro alle azioni e la funzione o l’inutilità che attribuiamo alle obbligazioni sono strettamente condizionate dall’esperienza che abbiamo vissuto.

La tua capacità e necessità di assumerti dei rischi investendo in azioni dovrebbero basarsi sui tuoi obiettivi e sulla fase della vita che stai attraversando ma, molto spesso, ciò che hai vissuto in prima persona sovrasta tutte le regole teoriche di pianificazione.
E’ importante prenderne atto per evitare che convinzioni errate o alterate compromettano il raggiungimento dei tuoi veri obiettivi di vita.

“Disciplinato” è meglio che “intelligente”

Ho scoperto che molte persone istruite e brillanti riescono ad essere pessimi investitori.

L’eccesso di consapevolezza e di confidenza nella capacità di comprensione e di interpretazione dei mercati è una delle più frequenti cause di scelte di investimento fallimentari.

Nei mercati finanziari e nell’economia non esistono regole universali o segnali univoci percepibili soltanto da menti sopraffine. L’intuizione brillante spesso si rileva una pessima scelta di investimento.

La vera dote capace di fare la differenza è la disciplina nell’individuare e nel sapersi attenere a uno schema di regole semplici per approcciarsi con successo ai mercati finanziari.

Il pretesto del lungo termine

I rendimenti di lungo termine sono l’unica cosa davvero importante per chi investe nei mercati finanziari. Il vero problema è che per poter ambire alle magnifiche performance di lungo periodo è necessario mettersi prima nella condizione di superare una lunga serie di brevi periodi avversi.

Molte persone si autoproclamano “investitori di lungo termine” convinti che questo prestigioso titolo le metterà in condizione di ignorare tutte le sciagure del breve termine.
Una strategia relativamente comoda (e, quindi, meno profittevole) che puoi seguire nel breve termine è decisamente preferibile a una strategia ottimale, più redditizia ma che non sarai in grado di mantenere (ne abbiamo parlato nell’articolo: guida  non convenzionale alla pratica del lungo termine).

Rischi, cigni neri ed eventi di coda

Il mondo, l’economia, i mercati finanziari cambiano e, di conseguenza, cambiano anche le insidie lungo il percorso da investitore. Il prossimo “grande rischio” sarà diverso dal precedente perché sarà diverso l’ambiente di mercato in cui si manifesterà.

Pensiamo di essere preparati a tutto fino a quando non saremo chiamati a confrontarci con il prossimo cigno nero, evento di coda o rischio imponderabile.

A ben guardare è sempre stato così: cosa hanno in comune l’attentato alle torri gemelle del 2001, la grande crisi finanziaria del 2008 e la pandemia del 2020? Si tratta di eventi mai accaduti prima, veri e autentici cigni neri. Oggi sappiamo che sono state ottime opportunità di investimento ma chi le ha vissute in prima persona sa quanto possa essere sconvolgente lo shock da cigno nero.
Investire consapevolmente significa prepararsi ad affrontare una serie di scenari più o meno avversi tra cui ci sarà, appunto, anche l’evento imponderabile che, puntualmente, suscita l’esclamazione “Ecchilavrebbemaidetto” (cit.).
Essere investitori di successo significa accettare che, prima o poi, accadrà qualcosa al di fuori della nostra capacità di comprensione e di immaginazione che metterà a dura prova la nostra fiducia nell’economia e nei mercati.

La vita cambia

Un portafoglio efficace è fondamentale tuttavia senza una corretta pianificazione finanziaria preliminare  difficilmente sarà di una qualche utilità.

Così come un medico non può prescrivere un farmaco prima di aver formulato una diagnosi, non si può pensare di costruire un portafoglio prima di aver analizzato accuratamente la fase di vita, gli obiettivi a medio e lungo termine, aver messo in conto gli imprevisti che possono intervenire lungo il tragitto.

Una delle poche certezze che abbiamo è che la nostra vita cambierà o, meglio, evolverà, probabilmente in modo inaspettato.
Un giorno potresti renderti conto che il lavoro che hai inizia a starti stretto, o potresti venir folgorato da un incontro inatteso che rivoluzionerà il tuo modo di pensare alla famiglia e ai figli. O, ancora, la persona con cui pensavi di condividere la tua vita potrebbe decidere che non fai più al caso suo.

Un ottimo portafoglio di lungo termine non ti metterà in condizione di affrontare con l’adeguata serenità finanziaria “eventi di vita” di queste proporzioni.
Ecco perché è fondamentale strutturare le proprie finanze in modo che il patrimonio finanziario possa metterci in condizione di gestire al meglio le belle e le brutte sorprese che la vita ci riserverà (ad esempio impostando una parte del portafoglio in modo che, periodicamente, ti metta in condizione di poter disporre di un’adeguata somma di denaro per far fronte a necessità improvvise).

Le nostre priorità cambiano velocemente

E’ facile guardare il grafico del mercato azionario che cresce e dire: “ecco, vedi, se in questa fase avessi tenuto duro e i nervi ben saldi, poi le cose si sarebbero sistemate e avresti fatto un sacco di soldi”.
Il fatto è che le nostre emozioni e le nostre percezioni possono cambiare velocemente quando ci troviamo a vivere sulla nostra pelle e con i nostri soldi l’andamento bizzarro di quel bel grafico.

Warren Buffett dice che uno dei segreti per investire con successo è avere paura quando gli altri sono avidi ed essere avidi quando gli altri hanno paura. Il problema è che lui è Warren Buffet e noi comuni mortali.
Quando i mercati vacillano e crollano, il prezzo delle azioni non è l’unica variabile che cambia. Quando il mercato sprofonda  spesso è a causa di una recessione, di una crisi finanziaria o forse di una guerra.
Le crisi accadono perché i governi, i manager delle grandi società, i banchieri centrali hanno preso decisioni sbagliate che mettono in dubbio la nostra fiducia sulla capacità dell’economia di riprendersi. In queste situazioni le nostre priorità cambiano velocemente dalla “crescita del nostro portafoglio” alla “conservazione di quello che è rimasto”. Questo è il motivo che spinge le persone a vendere sui minimi di mercato per poi comprare sui massimi quando l’economia prospera.

Tutti sappiamo che dovremo comprare quando i prezzi sono bassi e vendere quando sono alti.
Il punto è che sapere cosa dobbiamo fare non ci dice niente su cosa succede nella nostra testa quando cerchiamo di farlo. (cit.)
Prima prendiamo atto di questo nostro importante limite, prima eviteremo di commettere errori grossolani.

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Esperienza, competenza, e umiltà

Esercitare una professione da molto tempo non significa, automaticamente, essere esperti e competenti.
Molti investitori di lunga data si ostinano a combattere la loro guerra personale contro la follia dei mercati e delle valutazioni.
Quanti grandi esperti sono riusciti a prevedere un crollo di mercato ma poi hanno fallito nell’intercettare il seguente recupero rimanendo completamente fuori dal generoso mercato rialzista? Quanti investitori leggendari sono, con il tempo, diventati ribassisti convinti perché non sono riusciti ad accettare l’idea che i mercati sono cambiati nel tempo? 

Molti professionisti e investitori navigati si trovano nella stessa condizione. Sono magari riusciti ad evitare un ribasso profondo e sono rimasti imprigionati fuori dai mercati perdendo il successivo bull market secolare.
Una delle doti più sottovalutate negli investitori e nei professionisti è l’umiltà. Essere umili significa anche avere il buon senso di ammettere che una tragedia scampata, una singola scelta vincente, una miracolosa manovra di market timing è frutto del caso più che delle proprie capacità.

L’erba del vicino e sempre più verde

Qualunque sia la nostra condizione sociale, la nostra professione, la nostra capacità di relazionarci con le persone, abbiamo tutti un’innata tendenza a confrontarci con gli altri.

Questo vale, ovviamente, anche per le performance del nostro portafoglio. Più o meno consapevolmente ci domandiamo se siamo stati più o meno bravi del nostro amico, parente o conoscente che sta investendo esattamente come stiamo investendo noi.
Quando le persone pensano di star guadagnando meno degli altri diventano capaci di commettere gli errori più insulsi. Chi apprende di avere performance inferiori al collega di lavoro, all’amico o al cugino di turno cade vittima della frustrazione e finisce per movimentare il portafoglio nella vana speranza di aggiustare qualcosa che non funziona. Quando si tratta di gestire un portafoglio, ostinarsi a risolvere un problema che non esiste significa crearsi un problema e, quindi, peggiorare le performance.

E’ una sindrome che colpisce la grande maggioranza degli investitori indipendentemente dal loro grado di prudenza o di dinamismo. La cura più efficace è la prevenzione ossia costruire un portafoglio capace di non sottoperformare il mercato di riferimento.

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Conclusioni

Bisogna imparare dagli errori altrui. Non si hanno abbastanza soldi per farli tutti da soli.

Fragmentarius

Investire consapevolmente non è solo una questione di tecnica e di strategia ma significa anche capire quali sono i limiti che le nostre esperienze personali hanno posto al nostro modo di guardare le cose.
Ogni esperienza, ogni errore ogni successo aggiunge un pezzo importante al nostro sistema di comprensione dei mercati e di noi stessi: è fondamentale riuscire a mantenere una visione lucida e un approccio disciplinato limitando l’impatto delle convinzioni sulle nostre decisioni di investimento.

Lucidità significa anche accettare l’idea che ci attende l’inaspettato: prima o poi un evento mai accaduto metterà in discussione le nostre convinzioni e la nostra fiducia sulla crescita di lungo termine. 

Il lungo termine è il percorso che dobbiamo percorrere per raggiungere obiettivi ambiziosi ma non deve diventare un banale pretesto per trascurare imprevisti, avversità, sorprese che si avvicendano nel breve termine e nella vita di tutti i giorni.

Oltre che un’attenta gestione del rischio finanziario, un processo di pianificazione efficace deve tenere in considerazione le evoluzioni e i cambiamenti che intervengono inevitabilmente nella vita di ognuno di noi.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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1 Comment

  1. La regola base per avere “disciplina” è non ancorarsi ai massimi, ma guardare hai minimi passati, ma non del mercato, ma del proprio portafoglio in modo da vedere la luce della crescita anche se momentaneamente regredita, ma non annullata; osservando altresì che il mercato, come ribadito nell’articolo, dopo una caduta ha sempre fatto un nuovo massimo. Come rendere ciò reale? Semplice, di base abbiamo due opzioni:
    – chi ha già un capitale mobiliare con il fatidico “bilanciere” corroborato parallelamente da un soggettivo portafoglio assicurativo efficiente;
    – chi non ha già un patrimonio con la forza intrinseca del proprio capitale umano, con il quale deve creare quello finanziario approfittando di ogni “cigno nero”, forte della esuberanza della giovane età che spesso sposa tale situazione;
    Sempre un passo avanti i tuoi articoli David. Bravo!

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