EVENTI POSITIVI EVENTI NEGATIVI

Ci sono così tante variabili in gioco sui mercati finanziari che diventa davvero difficile non essere confusi.
Gli investitori si trovano a dover gestire contemporaneamente una serie di shock a cui non erano abituati da tempo:
il livello di inflazione più elevato dagli anni 80, i rialzi dei tassi più aggressivi degli ultimi 20 anni, la tragedia di un conflitto e i colpi di coda della più grande pandemia globale che paralizzano l’economia cinese.
Riuscire a decifrare le conseguenze di questi eventi è praticamente impossibile.

Il disorientamento generale, oltre a creare ansia e frustrazione, porta spesso a decisioni sbagliate. 
Quindi penso possa giovare a tutti noi mettere le cose nella giusta prospettiva dando uno sguardo alle buone e alle cattive notizie che stanno scuotendo  i mercati proprio in questo momento.

Le cattive notizie

L’inflazione è elevata e i mercati sono  in netto calo

L’inflazione è un’insidia per i mercati azionari. Storicamente livelli di inflazione superiore al 3%  tendono a corrispondere a rendimenti modesti per le azioni.
Questa prima fase dell’anno ne è la prova lampante: abbiamo visto il peggior inizio degli ultimi 50 anni per lo S&P500.
L’aspetto veramente negativo è che nonostante i ribassi di inizio anno, le valutazioni azionarie non sarebbero diventate così convenienti.
Quando pensiamo alle valutazioni delle azioni dobbiamo sempre considerare la loro convenienza rispetto alle altre opzioni possibili.
Visto che l’alternativa naturale all’investimento azionario sono le obbligazioni, dovremo domandarci quanto sono attraenti le azioni rispetto ai bond. I ribassi degli indici si sono accompagnati a un rialzo dei rendimenti dei bond che sono tornati a offrire rendimenti positivi.
Dunque rispetto all’opzione obbligazionaria le azioni non sono, in realtà, molto più convenienti rispetto allo scorso anno.

Le obbligazioni sono crollate

Un altro aspetto paradossale di questo bizzarro 2022 è il fatto che l’instabilità ha colpito la parte del portafoglio che dovrebbe fornire protezione.
Le obbligazioni hanno subito il peggior ribasso dagli anni 80  provocando in molti portafogli perdite a doppia cifra.
Nell’immagine l’andamento del mercato obbligazionario nei vari anni. In nero è evidenziato il 2022.

Non c’è posto in cui rifugiarsi

Chi investe in azioni, consapevolmente sa di firmare una sorta di  contratto con il mercato azionario: “Otterrò rendimenti elevati accettando gli alti e i bassi del mercato”.
Chi investe in un portafoglio diversificato firma invece un altro contratto: “Accetto di ottenere un rendimento più basso ma quando le azioni scenderanno le obbligazioni attutiranno la caduta”.
Sembra proprio che questa clausola non sia stata rispettata: molti portafogli diversificati hanno registrato perdite addirittura più pesanti dei portafogli azionari.
Il tradizionale ruolo di diversificatore dei bond non ha funzionato affatto e la componente obbligazionaria ha, in molti casi, aggravato le perdite invece che attutirle.

La concomitanza di notizie negative

MERCATI FINANZIARI NOTIZIE NEGATIVE

Difficile ricordare così tante notizie negative che piombano simultaneamente su economia e mercati finanziari: inflazione, crisi geopolitica, tassi in rialzo, impennata delle materie prime, rallentamento economico.
Ovunque l’investitore si volti, non vede che nubi grigie.
Neppure i più ottimisti riescono a mantenere prospettive costruttive in uno scenario così avverso.

Non se ne vede la fine

Difficile al momento riuscire a scorgere segnali di un possibile miglioramento.
Le trattative diplomatiche sono in stallo, l’inflazione rimane elevata, la FED ha appena iniziato a rialzare i tassi. Non c’è da illudersi: con molta probabilità l’instabilità prevarrà ancora sui mercati.

contatta David Volpe

Le buone notizie

E’ improbabile che l’inflazione resti così alta a lungo

E’ necessario prestare sempre molta attenzione nel fare previsioni sulle variabile economiche.
Prevedere l’inflazione è estremamente difficile. Tuttavia è piuttosto improbabile che rimanga elevata a lungo termine per il semplice fatto che non può rimanere su questi livelli indefinitamente prima che qualcosa “si rompa” e non la riporti verso il basso (banale esempio: a lungo andare l’inflazione erode il potere di acquisto dei consumatori facendo crollare la domanda e, con essa, l’inflazione stessa).

Le difficoltà sul lato dell’approvvigionamento che hanno determinato la fiammata del prezzo delle materie prime si risolveranno a poco a poco con il superamento dei problemi dovuti ai lockdown.
Anche la domanda repressa dalla pandemia ed esplosa con il termine delle restrizioni a poco a poco sta rallentando frenando la pressione sui prezzi.
Inoltre, il progressivo declino demografico è un trend strutturalmente deflattivo: una popolazione globale sempre più anziana tende a consumare di meno creando, ancora, minore pressione sui prezzi.
Infine il processo tecnologico e la globalizzazione (che oggi molti iniziano a mettere in discussione) rendono i processi produttivi meno costosi.

Certo è probabile che l’inflazione possa mantenersi a lungo su tassi più alti rispetto a quelli dell’ultimo decennio ma sembra improbabile che si stabilizzi sui livelli attuali.

I rendimenti obbligazionari sono finalmente positivi

Il declino del prezzo delle obbligazioni si traduce in rendimenti più elevati.

Per quanto questo possa essere doloroso nel breve termine, il crollo delle quotazioni significa rendimenti futuri più elevati per gli investitori (ne parlo in questo articolo).
Il rendimento finale di un investimento obbligazionario è in larga parte spiegato dal tasso iniziale dei bond. 
Un investimento obbligazionario di elevata qualità oggi offre un rendimento che può arrivare al 3% annuo a scadenza, dunque gli investitori obbligazionari possono finalmente trovare un rendimento positivo sugli asset “sicuri”.

E chi ha già investito in bond?
Anche se può sembrare paradossale, il rialzo dei rendimenti produce un risultato a scadenza più alto anche per gli investitori che hanno investito prima del crollo dei prezzi: fondi ed etf rinnovano sistematicamente il proprio patrimonio sostituendo le obbligazioni in scadenza con obbligazioni con rendimento più elevato.
Purché si mantenga l’orizzonte temporale corretto, il rialzo dei rendimenti ha effetto anche su chi ha già investito (ne parlo in questo post).

I portafogli torneranno a essere diversificati grazie ai bond

Il motivo per cui le obbligazioni non hanno funzionato in questa prima fase dell’anno è dovuto alle dinamiche della correzione.
Tipicamente i mercati azionari iniziano a declinare per notizie o shock che determinano un impatto negativo sulla crescita economica.
Quest’anno la correzione è invece stata innescata dall’inflazione e dalla reazione delle banche centrali.
A questo punto il rischio, ahimè concreto, è che la stretta delle banche possa portare l’economia in recessione a costo di reprimere l’inflazione.
Questo non è ovviamente positivo per la componente azionaria ma contribuisce a rendere più semplice il processo di costruzione di portafoglio: se questo scenario negativo dovesse materializzarsi, i bond offriranno un’adeguata protezione dal conseguente shock.
Quindi da questo punto in avanti la componente obbligazionaria può offrire rendimenti a scadenza positivi e anche decorrelazione.

Investire negli scenari peggiori genera i rendimenti migliori

Statisticamente l’investitore disciplinato che investe o riesce a mantenere i propri investimenti nei contesti più avversi, porta a casa rendimenti più elevati purché abbia un corretto orizzonte temporale.
La ragione è relativamente semplice: quando le cose si volgono al peggio gli investitori indisciplinati hanno venduto e sono già usciti dal mercato. Dunque il cupo scenario presagito da cui si intendeva fuggire si materializza nei prezzi prima che nella realtà. 
Rimanendo investiti e gestendo il portafoglio con una corretta attività di ribilanciamento, i prezzi bassi si trasformano in rendimenti più alti.

Nonostante un leggero miglioramento, l’umore degli investitori privati continua a rimanere decisamente depresso: oltre il 50% degli intervistati si dice pessimista sul futuro dei mercati per i prossimi 6 mesi:

Le cose miglioreranno a un certo punto

Non ci è dato sapere quando, ma le cose prima o poi miglioreranno.
Tra tutte le notizie negative, gli ultimi dati iniziano a evidenziare che l’inflazione potrebbe aver raggiunto il suo picco  ed essersi incamminata verso un rallentamento.
Proprio il rallentamento dell’inflazione sarebbe uno degli elementi più importanti per la stabilizzazione dei mercati: una minor pressione sui prezzi renderebbe più facile il cammino delle banche centrali e allontanerebbe il rischio di recessione.

Conclusioni

I medici non ti faranno stare bene, i nutrizionisti non ti faranno dimagrire, gli insegnanti non ti renderanno intelligente, i guru non ti terranno calmo, i mentori non ti renderanno ricco, le scarpe da ginnastica non ti metteranno in forma.
Alla fine devi assumerti le tue responsabilità: salvati!

@NavalismHQ

L’incertezza, il dubbio e il rimpianto sono il prezzo da pagare per ottenere rendimenti adeguati alle aspettative.
Talvolta questo prezzo può essere molto elevato non soltanto in termini di ribasso da sopportare.
Capita che sia richiesta molta pazienza prima che le cose si sistemino.

Chi crede di aver fatto già abbastanza esperienza investendo in tempo di pandemia potrebbe doversi ricredere: quando le banche centrali non sono accondiscendenti è praticamente impossibile il rapido recupero  a “V” tipico delle ultime correzioni.
La differenza evidente tra oggi e il passato sta proprio nel fatto che la FED è stata estremamente accomodante: tassi a zero e quantitative easing hanno reso  possibili rimbalzi repentini per la gioia di noi investitori.

Oggi siamo in un altro mondo: la volatilità è prepotentemente tornata sui mercati.

Questo non significa ovviamente che le azioni siano condannate al declino e che non recupereremo i massimi. Certo che lo faranno, ma non accadrà nei prossimi trenta giorni.
Il mercato degli ultimi anni non è il mercato con cui ci confronteremo in futuro.
Da qui in poi tornerà a essere difficile.

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Questo articolo è liberamente ispirato al post di Ben Carlson “Good News and Bad News about the Market”

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1 Comment

  1. …partiamo dalla conclusione: quando ogni cosa che fai è inutile allora segui il ragionamento del buon Nassim Nicholas Taleb che, forte del suo bilanciere in treasury bond USA, andava a passeggio e pensava ad altro, se ricordo bene almeno così narrava. In questo articolo hai molto ben delineato la differenza tra rumore e segnale, cosa difficile da fare per semplici risparmiatori come lo me, ma ritengo ancora una volta utile concentrarsi su altri fattori, da monitorare costantemente in parallelo, che possano permetterti soggettivamente il medesimo approccio e realizzare un ritorno reale: costi, qualità e vera diversificazione (non per nome prodotto ma per asset detenuti in esso) del portafoglio. Guardando i grafici degli indici nel lungo periodo non perdi mai, ma essi sono scevri da questi ultimi fattori, non pagano commissioni di gestione, sia dirette visibili (costi di gestione 🥶e commissioni di performance🤢) che indirette invisibili ( ad esempio HDG 😰 e contango 😱) e non falliscano a differenza dei singoli componenti, da qui l’importanza della “Tua” pregiata opera a tutela che quanto evidenziato si esprima con positività nel portafoglio creato al cliente. Buona festa della Mamma: “Il cuore di una madre è un abisso
 in fondo al quale si trova sempre un perdono.
” Honorè De Balzac

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