5 limiti dei backtest

Per chi ama costruire portafogli e analizzare dati, questo è un momento straordinario:
mai come oggi abbiamo avuto una gamma di dati storici così vasta e facilmente consultabile con pochi click.
Grazie a questi dati sono proliferati gli strumenti e i siti che consentono di effettuare backtest di portafoglio per ottimizzare le strategie di investimento.

Con l’ampia disponibilità di strumenti gratuiti, semplici e pronti all’uso, aumenta , però, il rischio di trasformarsi inconsapevolmente in aspiranti Ray Dalio dei backtest.
Arriva sempre, prima o poi, il momento in cui, dobbiamo fare i conti con la realtà: un portafoglio reale che non funziona come ci saremmo aspettati (o, peggio, non funziona affatto).
Ecco perché è fondamentale ricordare che l’attività di backtesting, per quanto utile, presenta limiti che vanno compresi e rispettati.

In questo articolo esamineremo i 5 principali limiti dei backtest per imparare a farne un uso corretto e consapevole.

Quanti backtest hai fatto?

Un portafoglio nato da un backtest mostra quasi sempre un ottimo livello di efficienza.
Difficilmente il risultato di un’attività di backtesting appare mediocre: se non funziona, si rifà il test.
Ma quanti backtest sono stati eseguiti per mettere a punto quella strategia infallibile?
Quanti portafogli sono stati scartati perché non davano il risultato sperato?

Spesso si parte da una combinazione iniziale che poi, via via, viene modificata finché non produce i risultati desiderati: una strategia a prova di crisi sistemica.
Questo processo si chiama “sovradattamento” (overfitting): significa creare una strategia che funziona perfettamente sui dati passati, ma fallisce nel futuro.

L’overfitting può essere spiegato come uno studente che impara a memoria un argomento ma poi non è in grado di collegarlo con argomenti affini ed elaborare un pensiero critico: all’esame, di fornte a una domanda inattesa, si blocca.
Il rischio di un uso improprio del backtest è, appunto, quello di creare portafogli costruiti a memoria incapaci di adattarsi all’evoluzione imprevedibile degli eventi.

Investire col senno di poi

Lavorare sui dati storici offre un vantaggio ingannevole: nel passato, gli eventi rari e imprevedibili sono già noti. Un evento dannoso imponderabile diventa così, magicamente, prevedibile.
Questo ci consente di modificare la strategia per renderla “resistente” a ciò che è già accaduto.

Un’operazione apparentemente logica ma che finisce per indebolire il portafoglio:
funziona bene nei contesti straordinari, ma male in quelli normali (che, ricordiamolo, durano per la maggior parte del tempo).

Giocare a simulare l’andamento passato di un portafoglio può farci sentire intelligenti ma è come andare all’ippodromo e puntare i cavalli a corsa finita: sai già non solo i risultati della corsa, ma anche cosa è accaduto nel durante (cit.) .
Non esiste l’allocazione ottimale capace di adattarsi a qualsiasi contesto prevedibile e imprevedibile. Esistono piuttosto strategie “sufficientemente buone”, che se comprese e seguite con disciplina, possono dare risultati gratificanti nel tempo.

La vita non è un backtest

Oltre al miraggio del portafoglio perfetto con i dati del passato, c’è un’altra variabile fondamentale da tenere in considerazione: la vita non è un backtest.
Il cammino di vita di ognuno di noi è pieno di imprevisti, decisioni difficili, cambi inaspettati di programma.
Potresti trovarti a dover disinvestire totalmente o in parte il tuo portafoglio prima del tempo. Può sopraggiungere la necessità di dover comprare una casa più grande, cambiare un lavoro che inizia a starti stretto, avviare un’attività in proprio, sposarti.

Sono fasi della vita che  non sono prevedibili attraverso un simulatore ma che possono incidere sui risultati in modo determinante.
Le scelte importanti, personali e professionali, non si ottimizzano con un foglio Excel.
Per questo, ogni portafoglio deve essere inserito in una pianificazione più ampia, che tenga conto delle priorità e dei progetti reali di chi investe.

LEGGI E SCARICA L'ESTRATTO DEL MIO LIBRO

I soldi veri non sono un foglio di calcolo

L’evoluzione di un portafoglio in un grafico di un backtest è una cosa, i soldi veri guadagnati o persi sono tutt’altra.
È facile analizzare ipotesi di rendimento su dati simulati, molto meno facile immaginare l’impatto emotivo delle stesse variazioni quando si tratta dei propri risparmi .

Non si possono fare backtest alle emozioni.
I numeri non raccontano cosa si prova quando il portafoglio scende del 20%, o quando anni di guadagni evaporano in poche settimane.
I soldi reali danno i crampi allo stomaco e fanno tremare le gambe. E’ allora che verranno messe in dubbio tutte le tue nostre solide convinzioni. Purtroppo non si può “resettare” un portafoglio come si rifà un backtest: ogni errore si paga in tempo, rendimento o fiducia.

La tentazione di agire

Cosa accade nella nostra testa quando il portafoglio che abbiamo messo a punto produrrà delle performance inferiori alle aspettative? 
Quale sarà la nostra reazione quando il portafoglio che abbiamo accuratamente selezionato grazie a una scrupolosa attività di backtesting si comporterà in modo inaspettato?

Quando le cose non vanno nel verso giusto, resistere alla tentazione di “cambiare qualcosa” diventa irresistibile.
Ci preoccupiamo di eseguire backtest affidabili su periodi di 10, 20 o 50 anni ma poi cambiamo strategia dopo pochi mesi perché incapace di produrre, fin da subito, i frutti sperati.
Riuscire a mantenere una strategia che, nel breve termine, sembra non funzionare richiede lucidità, espereinza e disciplina. 
Meno un portafoglio funziona nel breve termine, più cresce il desiderio di modificarlo per alleviare il disagio.
Così, nel tentativo di “aggiustare”, compromettiamo l’asset allocation e i rendimenti di lungo periodo.
Ogni deviazione emotiva dal piano mina la coerenza del percorso.

Acquista il libro di David Volpe "Il sentiero dell'investitore"

L’impotanza di avere un piano a cui attenersi

In un precedente articolo avevamo visto quali sono le regole per effettuare backtest realistici.

Prima di preoccuparsi delle simulazioni, bisogna aver ben chiaro che la scelta dell’asset allocation e, quindi, del portafoglio, pur rimanendo fondamentalle, è solo il passo conclusivo di un processo molto più ampio: la pianificazione finanziaria.
Curare il portafoglio senza un piano finanziario significa agire come un medico che decide la terapia senza preoccuparsi di diagnosticare la malattia

Il primo passo per costruire un portafoglio di successo è redigere un piano finanziario che metta a fuoco progetti, esigenze e ambizioni a breve, medio e lungo termine: un fondo per gli imprevisti, l’acquisto di una casa, un’uscita anticipata dal lavoro, l’integrazione di una rendita.

Dal piano si passa al processo:

Questi sono i passaggi fondamentali per prendere decisioni consapevoli riguardo ai nostri soldi e al nostro futuro.

contatta David Volpe

Conclusioni

Nel mondo degli investimenti, la storia è un ottimo insegnante, ma un pessimo profeta.

Anonimo

Il backtest è uno strumento di studio fondamentale per la scelta, la costruzione e la manutenzione di un portafoglio di investimento. Un uso improprio dei backtest è, spesso, causa di insuccesso finanziario.

Comprendere i limiti di questo prezioso strumento può aiutarci a farne un uso responsabile: sovradattamento e  saggezza del senno di poi sono le principali cause di un utilizzo distorto dell’attività di backtesting.

Per quanto accurate possano essere accurate le simulazioni dobbiamo riconoscere che non è possibile fare backtest alle emozioni e al nostro percorso di vita: il backtest non ci dice come reagiremo davanti a una perdita inaspettata, non ci impedirà di cadere vittima dell’eccessivo attivismo ne sarà  in grado di tenere in considerazione i nostri progetti di vita.

In ogni caso portafoglio e strumenti da utilizzare sono il passaggio finale di una più ampia e articolata analisi: una corretta pianificazione finanziaria è la chiave per prendere decisioni di investimento intelligenti.

Studiare il passato serve, ma solo per prepararsi al futuro. Ed è nel futuro che si misurerà la coerenza delle nostre scelte.

Ricevi gratuitamente tutti i nuovi articoli via mail, insieme ad aggiornamenti esclusivi!

Iscriviti

* indicates required

David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

Potrebbero interessarti anche

1 Comment

  1. …nel backtest non puoi mettere due fattori: il primo umano come l’emotività, ovvero la reazione soggettiva nei momenti negativi; il secondo la possibilità di un evento, diverso dalla probabilità che possa accadere un dato ribasso di portafoglio come invece ben evincibile nella simulazione, ad esempio un avvenimento reale che cambia le regole di vita come è stato il “COVID”.
    Buona domenica grande David!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *