tre ragioni per rimanere investiti

Rimpianto, dolore, amarezza.
Sono queste le emozioni che ci assalgono quando un crollo di mercato fa evaporare, in un attimo, i guadagni costruiti con pazienza e fatica.

Quando sopraggiunge una crisi, le stesse domande tornano puntuali a tormentarci:

Quanto tempo ci vorrà per recuperare?”;


“Possiamo scendere più in basso di così?”
;

“Non è meglio disinvestire tutto e rientrare quando la situazione sarà più chiara?”.

In questo articolo proveremo a rispondere in modo anticonvenzionale a questi quesiti ricorrenti.
Con il supporto dei dati storici, cercheremo di capire se abbia davvero senso rimanere sempre investiti

Ciò che è logico non è redditizio

Fallisce una banca, scoppia una guerra, dilaga una pandemia, l’uomo più potente del mondo inaugura una guerra commerciale: sembra perfettamente logico e saggio preservare i risparmi accumulati con il lavoro e il sacrificio dalla furia di un mercato ribassista. D
el resto perché mai dovresti rimanere investito quando appare evidente che il mercato azionario continuerà la sua inesorabile discesa verso gli inferi?

La finanza e l’economia sono scienze inesatte difficilmente interpretabili con la logica: pesare di sfuggire dal disastro nella maggioranza dei casi finisce per essere controproducente.

Ecco tre buone ragioni per rimanere investiti sempre e comunque, anche quando un calo di mercato sembra inevitabile.

Perdere i giorni migliori

Per quanto possa sembrare ragionevole, uscire dal mercato per sfuggire ai ribassi non è una strategia immune da rischi.
Visto che l’obiettivo pratico dell’investimento è “il rendimento”, disinvestire ci espone al rischio di perdita di un guadagno qualora il mercato azionario dovesse, inaspettatamente, rimbalzare.
A ben guardare non si tratta di un “rischio” così insignificante.

Questa grafica mostra l’evoluzione di un investimento azionario nel corso degli ultimi 30 anni:

Rendimenti annui S&P500 1995 – 2024 dati in dollari – Fonte: Edward Jones

Viene confrontata la strategia che prevede di rimanere sempre investiti (il cosiddetto buy and hold), rispetto a una strategia di ingresso e uscita dal mercato (cosiddetto “market timing”) non propriamente efficace.

Quello che emerge è che perdendo “soltanto” i 10 giorni migliori degli ultimi 30 anni di borsa, la performance scende dal 10,90% all’8,10%
Se, invece, i giorni persi salgono a 20 (sempre negli ultimi 30 anni) la performance scende dal 10,90% al  6,20%.
Ricordiamo che stiamo parlando di un investimento 100% azioni: il 6,20% annuo su un orizzonte di trent’anni non è poi un gran rendimento.

Resta ora da capire quanto sia elevata la probabilità di perdere quelle poche sedute borsistiche eccezionali che hanno un contributo così importante sulle performance di lungo termine.

Quando si verificano i giorni migliori

Un aspetto che spesso viene sottovalutato è che i giorni migliori accadono proprio a ridosso dei giorni peggiori.
Questa bella grafica di Charlie Bilello esprime molto bene il concetto: vengono riportati  in ordine cronologico i migliori (in verde) e i peggiori giorni (in rosso)  degli ultimi 35 anni:

Fonte: Charlie Bilello – Creative Planning

Emerge chiaramente come le migliori sedute di borsa si verifichino proprio immediatamente dopo le peggiori sedute di borsa (ricorda che in 30 anni, perdere soltanto 20 di questi giorni significa lasciare per strada il 43% delle performance).
Questa tabella conferma in modo pratico il concetto appena espresso: le giornate con performance stellari arrivano, inaspettatamente, nei periodi più bui:

Fonte: Ychart

Le performance più straordinarie dei mercati si manifestano, con sorprendente regolarità, nelle immediate vicinanze dei periodi di maggiore turbolenza: 
le venti sedute migliori (così determinanti per il rendimento finale) sono emerse dagli abissi della grande crisi finanziaria del 2008 (GFC), dal terrore della pandemia da Covid-19, dal collasso della bolla tecnologica degli anni 2000 (Dot-Com), dall’eccezionalità della crisi inflativa del 2022 e dallo stupore generale del Lunedì nero (Black Monday).

Tutti periodi in cui gli analisti, i titoli dei giornali e il buon senso invitavano a stare alla larga dal mercato azionario.

Insomma, riassumendo il concetto è: se vuoi il sole (cioè i rialzi) devi prenderti anche un po’ di pioggia (cioè i ribassi).

La legittima eccezione che si può opporre a questo tipo di ragionamento è che perdere i giorni migliori può rappresentare un prezzo che vale la pena pagare se serve a sfuggire ai giorni peggiori.
Poche sedute eccezionali mancate penalizzano il bilancio finale in termini di rendimento, ma è pur sempre vero che togliendo le sedute peggiori, il risultato potrebbe migliorare sensibilmente.

Il punto è che potremmo accorgerci troppo tardi di non essere poi così bravi ad anticipare crolli e rimbalzi del mercato azionario.

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Market timing: potresti non essere così bravo

E’ indubbio che uscire dal mercato azionario indovinando i massimi dà un notevole beneficio perché ci consente di evitare i ribassi per poi rientrare a prezzi più convenienti.
C’è un piccolo problema: analizzando ingressi e uscite degli investitori emerge che la nostra capacità di abbandonare il mercato in corrispondenza dei minimi (cioè nel momento peggiore) è davvero eccezionale.
Questo grafico mostra i flussi in ingresso (in blu) e quelli in uscita (in rosso) da fondi ed Etf azionari:

Le vendite si concentrano proprio in corrispondenza dei minimi (quando le azioni sarebbero da acquistare a mani basse).

E che dire, invece, degli investitori più esperti?

Questo grafico (già proposto in altri articoli), mette in relazione l’andamento dell’S&P500 (in nero), con l’esposizione azionaria dei gestori dei fondi (in celeste – il livello dell’esposizione azionaria è riportato sulla scala di destra).

Teoricamente i gestori dovrebbero scaricare l’esposizione azionaria in prossimità dei massimi di mercato (prima che questo crolli) e incrementarla in corrispondenza dei minimi (prima che le azioni risalgano). Le frecce rosse mostrano la quota azionaria nei portafogli dei gestori in occasione dei massimi, le frecce verdi in corrispondenza dei minimi:

Anche gli investitori professionali con esperienza pluriennale sul campo, lauree e dottorati di ricerca, sistemi di analisi avanzati, algoritmi e intelligenza artificiale, puntualmente sono carichi di azioni prima che il mercato crolli e scarichi prima che rimbalzi.

Ognuno di noi è liberissimo di pensare di possedere doti e intuizioni superiori alla media, tuttavia se non riescono nell’impresa i professionisti risulta difficile credere che possano avere più  successo dilettanti come noi.

Ma c’è un’altra ragione per la quale uscire dal mercato per sfuggire ai ribassi è una strategia molto rischiosa.

Chi esce dal mercato non rientra

Anche per  l’investitore ipoteticamente capace di vendere prima di un ribasso del mercato azionario, il disinvestimento tattico rimane una strategia che ha poco senso.
Il rischio più grande è quello di non riuscire a rientrare mai più.

Anche se può sembrare un paradosso, è un rischio strettamente legato ai nostri bias comportamentali.

Torniamo indietro nel tempo e immaginiamo che tu, con un tempismo perfetto, abbia deciso di disinvestire la tua quota azionaria a gennaio del  2022 quando l’S&P500 si collocava su di 4.800.
Siamo a ottobre del 2022, l’S&P500 è sprofondato a 3.500 punti  e tu, compiaciuto, realizzi di aver evitato un ribasso del 25%.

Le prospettive sono disastrose:
le megacap USA annunciano licenziamenti di massa e calo dei profitti, i bombardamenti in Ucraina si intensificano e l’Europa si accinge ad affrontare l’inverno con drastici razionamenti energetici, la recessione sembra essere imminente e la Cina pare intenzionata a invadere Taiwan.

A questo punto le azioni rimbalzano del 14% portandosi a 4.000 punti.
Con un po’ di amarezza ti domanderai :“Perché mai dovrei comprare oggi a 4.000 punti quello che potevo acquistare ieri a 3.500?. Attenderò una correzione”

Le azioni, nonostante il quadro pessimo, salgono ancora del 5% portandosi a 4.200.
Adesso sarà ancora più difficile comprare perché lo scarto rispetto al minimo è del 20%.

Probabilmente continuerai ad attendere quella correzione che non riporterà mai le azioni su livelli sufficientemente convenienti da convincerti ad acquistare di nuovo. Andrai così ad aggiungere l’orda dei complottisti che inveiscono contro la speculazione finanziaria a vantaggio dei poteri forti.

Prima o poi i mercati trovano un minimo anticipando gli annunci e i dati economici. Il trend rialzista, come sempre è stato, ripartirà nello scetticismo generale che è, da sempre, l’ambiente ideale per la nascita del bull market.

Una volta che si è usciti dal mercato ci sarà sempre un’ottima ragione per non rienrtarci.
Questa grafica (ispirata alle ben più articolate rappresentazioni di Ritholtz Wealth Management), mostra la curiosa tendenza del mercato azionario a salire proprio quando abbondano titoli e notizie catastrofiste (il rendimento annuo dell’S&P500 nel periodo preso in esame è stato dell‘11% circa):

Cosa ne pensa Warren Buffett?

Capita spesso di far riferimento alle straordinarie abilità di Warren Buffett.
Sembra proprio che Buffett abbia un fiuto eccezionale e una sorprendente capacità di anticipare correzioni e ribassi seguendo un approccio basato sulle valutazioni azionarie.

Recentemente non si fa che decantare il suo tempismo perfetto nell’aver consolidato gran parte dei guadagni prima che il mercato azionario investisse la rotta: la sua Berkshire Hathaway ha aumentato le riserve di liquidità e dispone, ora, di oltre 300 miliardi di dollari da utilizzare per comprare azioni a saldo.

Si omette di precisare che, nonostante l’aumento delle disponibilità liquide, il suo patrimonio rimane ancora massicciamente investito in azioni: la quota azionaria continua ad essere pari al 70% circa.
Nonostante i recenti disinvestimenti, il portafoglio di Berkshire Hathaway resta ancora più aggressivo del più aggressivo degli investitori:

Fonte: Berkshire  – ChatGpt

I principali superpoteri che hanno reso Warren Buffett uno degli investitori più famosi di tutti i tempi sono:

  • Capacità allocativa: sa dove, quando e quanto investire;
  • Capacità di valutazione: è un maestro nel calcolare il valore reale di un’azienda a prescindere dal suo prezzo di mercato;
  • Orizzonte di lungo termine: investe in aziende di qualità con l’intenzione di tenerle a lungo nel tempo;
  • Temperamento impeccabile: segue un approccio disciplinato e mantiene indifferenza e controllo emotivo che gli consentono di isolarsi dalla frenesia e dal panico dei mercati.

Le prime due doti sono impossibili da replicare dai comuni mortali.

Approccio di lungo termine, disciplina e controllo delle emozioni sono abilità che, con un po’ di esercizio, possono essere alla portata di tutti.

Dunque l’obiettivo da perseguire non è quello di anticipare i mercati ma, piuttosto, trovare una strategia per stare nei mercati con un approccio disciplinato e lungimirante.

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Come imparare a stare nei mercati

Instabilità, ribassi, correzioni e bear market non sono un’anomalia dei mercati da evitare a tutti i costi ma una caratteristica da accettare.
Non c’è modo di raccogliere i rendimenti di lungo termine se non si è disposti a sopportare il fastidio arrecato dalle fasi di turbolenza.

Spesso diciamo che, nella vita, ogni cosa che valga la pena possedere, ogni esperienza che  valga la pena vivere ha un prezzo da pagare: un auto, un bel vestito, un viaggio in una destinazione ambita, sono oggetti ed esperienze che hanno un prezzo ben chiaro.
Nel mondo degli investimenti non è diverso solo che il “cartellino del prezzo” non è così ben  visibile.

Ecco perchè, per avere successo, è fondamentale:

  • Capire qual è il prezzo che si è disposti a pagare:
    Non c’è modo di avere rendimento senza rischio. La strada verso i guadagni di lungo termine passano, inevitabilmente, per i ribassi, più o meno gravi, di breve termine. Capire qual è il prezzo che si è disposti a pagare a fronte di un dato rendimento è il primo passo verso l’investimento consapevole (ne abbiamo parlato in questo post);
  • Non tentare il furto:
    Non ci verrebbe mai in mente di rubare un auto, un telefonino o una cena a un ristorante. Tuttavia siamo tentati di ottenere rendimento senza pagare il relativo prezzo in termini di rimpianto, rimorso e incertezza con goffe manovre di market timing. Una volta capito qual è il prezzo congruo, è giusto accettare di pagarlo. Se il prezzo ci sembra troppo elevato dovremmo scegliere una strategia di investimento più conservativa (e, quindi, meno costosa);
  • Il lungo termine esiste solo nei grafici finanziari:
    E’ inutile puntare a un dato rendimento di lungo termine se poi non si è in grado di mantenere il portafoglio nel breve periodo. L’obiettivo dell’investitore consapevole non è ottenere il rendimento più elevato possibile ma massimizzare le probabilità di successo. Un portafoglio ben diversificato con un’adeguata quota di asset difensivi (ultimo passaggio di un’attenta pianificazione finanziaria) rappresenta la strategia migliore per la maggior parte degli investitori.
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Conclusioni

Il modo più sicuro per cercare di ottenere ciò che si vuole è cercare di meritarlo

Charlie Munger.

Quello che sembra intuitivamente logico per preservare il patrimonio raramente si rivela redditizio per il portafoglio.

Uscire dai mercati azionari per evitare i ribassi espone a un duplice rischio:

  • Perdere il recupero successivo ai ribassi.
    La storia dei mercati ci svela un’affascinante ironia: i momenti di massimo rendimento si annidano frequentemente a ridosso degli abissi delle crisi finanziarie;
  • Rimanere per sempre fuori dal mercato.
    Una volta vendute le nostre azioni diventerà sempre più difficile premere nuovamente il tasto “compra”. Ci sarà sempre più di un valido motivo per non farlo.

 In molte aree della vita quotidiana risulta particolarmente utile riuscire a quantificare il prezzo ed essere disposti a pagarlo. Il prezzo di molte cose consiste, spesso, nel sopportare una certa quantità di seccature. Per i mercati e gli investimenti non è così diverso.

Una volta accettate le scocciature (volatilità e ribassi di mercato) si smette di cercare di evitarle e si ha una visione più chiare del funzionamento dei mercati.

Non si investe sulla base delle proprie intuizioni ma seguendo processi sistematici e ripetibili che danno la “ragionevole certezza” di successo se seguiti per i tempi corretti. 
L’obiettivo di questi processi non è quello di guadagnare il più possibile o evitare i ribassi momentanei, ma, piuttosto, rimanere in gioco il più possibile per raccogliere le performance che la crescita economica e i mercati  naturalmente offrono. 

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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5 Comments

  1. Da inesperto mi pare che le tue considerazioni siano piene di saggezza e razionalità. Alla mia età è forse più facile pensare al lungo termine in quanto non è più il mio termine ma quello dei figli e dei nipoti che mi guida nell’investimento. Io non avrò modo di sapere se fra 30/40 anni vincerà il pac su Fondo pensione o su Etf fatto per loro, ma confido che qualche spunto lo troverò anche nei tuoi ottimi articoli

    1. Grazie Ovidio! Mi auguro che i contenuti del blog possano essere per te fonte di ispirazione. Un sincero in bocca al lupo a te, ai tuoi figli e ai tuoi nipoti.

  2. Grazie David, magnifico articolo, come sempre. In questi pochi anni da investitore, anche grazie ai tuoi scritti, ho imparato che il TEMPERAMENTO è la chiave di tutto, forse anche piú della conoscenza.
    Una buona pasqua a te e alle persone a te care.

  3. Buona Pasqua David

    1. Grazie Luca! Buona Pasqua anche a te.

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