5 LEZIONI PER LA GESTIONE DEL PORTAFOGLIO

La primavera del 2025 sarà ricordata come uno di quei periodi in cui tutto sembra improvvisamente chiaro.
Titoli allarmanti, mercati in caduta libera, cupi scenari che parevano inevitabili.
Dopo l’annuncio dei dazi nel cosiddetto “Liberation Day”, gli equilibri economici e commerciali globali costruiti negli anni della globalizzazione sembravano destinati a essere scardinati per sempre.

Eppure, come spesso accade, è proprio quando uno scenario appare più convincente che i mercati fanno ciò che riesce loro meglio: sorprenderci. Nel bene e nel male siamo istintivamente portati a trasformare ogni narrazione plausibile in certezza operativa, ma nei mercati non c’è mai nulla di certo

Si accinge a chiudersi un anno che, per molti aspetti, è stato fuori dall’ordinario.
Siamo nel periodo dei bilanci e dei buoni propositi, un buon momento per fermarsi a riflettere sugli insegnamenti che ci ha lasciato questo tumultuoso 2025.

Le lezioni che seguono non riguardano accorgimenti tecnici, ma alcuni meccanismi ricorrenti che, anno dopo anno, continuano a mettere alla prova la disciplina degli investitori.
Comprenderli meglio può aiutarci a formulare buoni propositi finanziari meno reattivi e più consapevoli.

Nulla è scontato

All’indomani dell’annuncio dei dazi i mercati sono sprofondati nel caos totale.
In pochi giorni prende corpo l’idea che gli equilibri economici e commerciali costruiti in decenni di globalizzazione siano destinati a incrinarsi in modo permanente. Analisi convincenti e titoli di prima pagina evocano la fine di quell’equilibrio, mentre l’arrivo di una recessione globale appare ormai inevitabile


In quei giorni testate giornalistiche notoriamente piuttosto sobrie come L’Economist, proponevano copertine e titoli non certo confortanti: 

  • Il giorno della rovina, 
  • l’era del caos,
  • la crisi del dollaro

Una lettura severa e coerente con i fatti del momento:

TITOLI GIORNALISTICI POST LIBERATION DAY 2025

Non si tratta soltanto di una questione di panico che spinge alla fuga.
Anche per gli investitori più esperti, l’idea di ridurre l’esposizione azionaria per rientrare successivamente a prezzi più convenienti appare una scelta di buonsenso. In fondo, se il mondo sta davvero cambiando, perché esporsi a ulteriori ribassi quando si può ricomprare a prezzi più convenienti?

Oggi sappiamo come sono andate le cose.
Come spesso accade, il mercato ha toccato il minimo proprio quando il clima emotivo era diventato più cupo.
L’8 aprile, nel pieno dello sconforto generale alimentato dalla narrativa dominante, i prezzi hanno iniziato silenziosamente a incorporare uno scenario diverso da quello che appariva più logico.

Nei mercati finanziari nulla è mai davvero scontato.

Quando uno scenario appare evidente, condiviso e ben argomentato, è probabile che sia già ampiamente riflesso nei prezzi.
E’ in questi momenti che rischiamo di confondere una buona storia con una buona decisione di investimento.

La sindrome dei massimi

Abbiamo tutti un pessimo rapporto con i massimi di mercato.
Siamo istintivamente portati a credere che, dopo un lungo rialzo, i mercati diventino più fragili, vulnerabili a correzioni improvvise.
E’ una conclusione logica ma, spesso, infondata.

Nella percezione comune, un mercato sui massimi è un mercato “pericoloso”. Un punto di arrivo a cui seguirà un calo, probabilmente pronunciato.
Da questa credenza nasce la tentazione di aspettare: una correzione, un ritracciamento o, comunque, un momento migliore per entrare o aumentare l’esposizione.
In realtà i dati raccontano una storia molto meno logica.
Le analisi storiche mostrano che un mercato sui massimi ha, in media, più probabilità di salire rispetto a un mercato che non si trova sui massimi. Non tanto perché i rischi scompaiano, ma, piuttosto, perché i mercati tendono a muoversi per trend e non per alternanza ordinata di rialzi e ribassi.

Questa bella grafica di Charlie Bilello mostra i rendimenti medi realizzati dall’S&P500 su diversi archi temporali: 1, 3 e 5 anni.
In celeste il rendimento medio in occasione di un investimento sui massimi, in blu il rendimento medio in tutte le altre circostanze.

I massimi di mercato sono fatti per essere superati e per raggiungere nuovi massimi.
La sindrome dei massimi ci fa credere di poter ponderare i rischi ma, in realtà, ci porta a sovrastimare la nostra capacità di scegliere il momento giusto.
Ci illudiamo che, con i dovuti accorgimenti, sia possibile evitare le fasi peggiori e partecipare solo a quelle migliori. Illusione che il 2025 ha puntualmente smontato.

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Aspettare i saldi non è mai una buona idea

Il 2025 dimostra, ancora una volta, che chi aspetta di entrare nel mercato azionario per sfruttare al massimo i saldi, spesso, è condannato a non comprare mai.

E’ un meccanismo meno intuitivo di quanto sembri ma che si ripete puntualmente: il mercato non inizia a recuperare quando le cose migliorano ma quando smettono di peggiorare.
I mercati, infatti, non funzionano come un negozio in liquidazione.
I prezzi non iniziano a risalire quando le notizie tornano rassicuranti ma mentre il clima emotivo resta cupo, le testate giornalistiche continuano a usare toni allarmanti e gli esperti si attendono ancora il peggio.

È proprio in questa fase che nasce la paralisi decisionale.

Una volta che il mercato rimbalza dal minimo, non c’è più una ragione logica per acquistare a un prezzo più alto ciò che, fino a pochi giorni prima, si poteva comprare a condizioni migliori. Così si aspetta una nuova correzione, convinti che il mercato tornerà a offrire un’occasione più favorevole. Peccato che quella correzione non arriverà.

Prendiamo il caso del 2025: ipotizziamo che tu, a febbraio, abbia deciso, saggiamente, di attendere una correzione prima di entrare.
A marzo l’S&P500 passa da 6.100 punti a 5.500.
Compiaciuto realizzi che i prezzi offrono ora uno sconto del 10% ma, avvedutamente, stabilisci di attendere ancora.
Il mercato crolla a 4.900 punti portando il ribasso complessivo al -20%.
La situazione sta precipitando: ormai siamo nel pieno di una guerra commerciale globale senza precedenti, la recessione è inevitabile e l’Economist parla addirittura di “era del caos”.
Un ulteriore collasso è soltanto questione di tempo: decidi di aspettare ancora.

Inaspettatamente l’S&P500 passa da 4.900 a 5.500 punti.
A questo punto ti domanderai: “Perché mai dovrei comprare oggi a 5.500 punti quello che potevo comprare ieri a 4.900. Non posso accettare un prezzo più alto del 12%! Aspetterò la prossima imminente correzione”.
Peccato che il mercato punti poi verso 5.900 e, dopo ancora, verso nuovi massimi: non c’è più alcun saldo.

IL RISCHIO DI ASPETTARE IL MOMENTO GIUSTO

Il risultato è un copione che si ripete con sorprendente regolarità:
si resta fuori mentre il mercato sale. Riparte l’eterna attesa di chi vuole sfruttare il fragile equilibrio di un mercato che, puntualmente, raggiunge nuovi massimi storici.

Quando il crollo arriva il ciclo si ripete identico a sé stesso alimentato dalle stesse paure e dalle stesse giustificazioni razionali.

La diversificazione non funziona fino a quando comincia a funzionare

Dopo anni di supremazia USA  e degli indici tradizionali a capitalizzazione, nel 2025 qualcosa è cambiato.
Non certo in modo clamoroso ma quanto basta per ricordarci una scomoda verità: la diversificazione non è affatto un pasto gratis.
Per lunghi periodi di tempo, detenere asset class azionarie diverse da quelle dominante significa rinunciare a una parte del rendimento.

Mercati azionari meno rappresentati (come Europa o Emergenti), fattori come value o small cap, aree e settori ritardatari sembrano essere soltanto una zavorra. E’ proprio in questi momenti che la tentazione di semplificare dirottando le scelte d’investimento verso ciò che sta funzionando davvero diventa più forte.

Diamo uno sguardo alle performance  azionarie degli ultimi 10 anni:

diversificazione esposizione azionaria 2015 - 2025
Fonte: Lazy Portfolio Etf – rendimenti annui in euro

Il grafico riporta i rendimenti annui di alcuni degli indici principali. In verde la performance di un portafoglio azionario equipesato sui 5 indici presi in considerazione (20% per ognuno di essi ribilanciato per bande di oscillazione del 10%).
Gli Stati Uniti hanno davvero giocato un campionato maggiore relegando gli altri mercati a competizioni rionali.

Il quadro cambia drasticamente restringendo l’orizzonte al solo 2025:

diversificazione esposizione azionaria 2025

Asset class e strategie rimaste in ombra negli anni precedenti iniziano a fornire un contributo positivo proprio mentre gli indici più rappresentativi faticano (complice anche il vento sfavorevole del dollaro che affronteremo nel punto successivo). 


Il rendimento di lungo periodo esiste solo nei backtest. Sapere raccoglierlo significa essere capaci di costruire un’esposizione azionaria capace di reggere anche quando i mercati smettono di comportarsi come ci aspettiamo.

La diversificazione non è progettata per massimizzare il rendimento quando un solo motore traina il mercato (è quello che è accaduto negli ultimi 10 anni con Stati Uniti e tecnologia). Serve, piuttosto, a ridurre la dipendenza da un’unica fonte di performance e a offrire alternative quando quel motore rallenta, anche solo temporaneamente.

Un banalissimo portafoglio equipesato si è comportato in modo decente sia nel lungo che nel breve periodo restituendo rendimenti in linea con la “media” storica del mercato azionario e minimizzando il “rimpianto” dell’investitore.
La diversificazione richiede pazienza nei periodi in cui sembra non funzionare.
Tuttavia è proprio quella pazienza che permette, nel tempo, di attraversare fasi più complesse senza dover continuamente rimettere in discussione la struttura del portafoglio (per i fedelissimi della semplificazione ricordo che adeso esistono Etf globali che seguono strategie Equal Weighted ).

Il dollaro non sempre sale

Gli indici statunitensi raggiungono nuovi massimi… ma non per tutti.
Per noi investitori europei, il 2025 è stato l’anno in cui il dollaro ha smesso di essere un prezioso alleato per diventare un insidia silenziosa.

Gran parte degli indici azionari e obbligazionari con cui costruiamo i nostri portafogli “globali” incorpora una forte scommessa valutaria: circa il 70% dell’azionario globale è denominato in dollari. Per l’obbligazionario la quota scende (si fa per dire) al 40%.
Quando il vento del cambio gira nella direzione sbagliata, la performance di breve, e talvolta di medio periodo, può rimanerne compromessa.

IL DOLLARO NON SEMPRE SALE

Nel 2025 il dollaro si è indebolito del 12% nei confronti dell’euro.
A questo punto non si tratta di prevedere cosa farà il biglietto verde. La lezione è accettare che non sempre  sale:
esporsi al dollaro senza una strategia di gestione del rischio di cambio significa rischiare di compromettere una parte rilevante delle performance.

Saper gestire correttamente il “rischio dollaro” non significa ottimizzare il rendimento, ma evitare di ritrovarsi un domani a dire: “echilavrebbemaidetto?” (cit.).
(Per un approfondimento sul ruolo del dollaro nei portafogli ti rimando all’articolo dedicato: Dollaro: è tempo di ripensare i portafogli globali?).

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La disciplina batte l’intuizione

Nel caso ci fossero ancora dubbi, il 2025 conferma un dogma della finanza personale: la disciplina batte l’intuizione e il genio.  Non certo perché ci renda immuni agli errori  ma perché riduce la probabilità di commetterli proprio nei momenti più difficili.

Tutte le lezioni che ci ha impartito l’anno che ci stiamo lasciando alle spalle hanno un tratto comune: mettono alla prova la nostra capacità di seguire un processo ripetibile nel tempo.

Seguire un processo significa isolare le scelte di investimento dal clamore mediatico delle testate giornalistiche e da tutto ciò, che sul momento, sembra la cosa più logica da fare.
E’ il modo più efficace per evitare che ogni nuovo scenario di mercato o ogni titolo sensazionalistico si trasformi nella tentazione per cambiare qualcosa nell’asset allocation.

Affinché un processo di investimento funzioni deve essere definito in via preliminare e rispettato in corso d’opera.
Più chiaro e strutturato è il processo, maggiore è la probabilità di riuscire a seguirlo anche quando diventa scomodo farlo.

Sono due gli elementi essenziali che costituiscono un processo di investimento:

  1. Le regole per la costruzione dell’asset allocation che definiscono come distribuire il capitale tra le diverse asset class in funzione degli obiettivi e del profilo di rischio;
  2. Le regole per la manutenzione dell’asset allocation, che, in pratica, consistono nell’attività di ribilanciamento

Sapere cosa fare qualsiasi cosa accada sui mercati  è l’abilità che fa la differenza nel lungo periodo.

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Conclusioni

Una volta costruito un portafoglio permanente, con il pilota automatico centrato su Etf, è possibile rispondere a molte domande sull’andamento dei mercati con la risposta più efficace che un investitore difensivo possa dare:
“non lo so e non me ne importa”.
Un portafoglio con il pilota automatico libera dalla sensazione di dover prevedere il futuro dei mercati finanziari e dall’illusione che qualcuno possa davvero farlo.

Jazon Zweig

Il 2025, in realtà, non ci insegna nulla di nuovo.
Ci ricorda, semmai, quanto siano ricorrenti alcune dinamiche: la tentazione di dare per scontati certi scenari, l’urgenza di “fare qualcosa” quando i mercati si muovono in modo brusco, la difficoltà di restare fedeli a un piano proprio quando sembra meno sensato farlo.

Farsi guidare dall’intuizione è facile e naturale, al contrario, seguire un processo definito quando le certezze vacillano è maledettamente difficile.

Nelle fasi più difficili, l’obiettivo di chi investe in modo consapevole non è evitare gli errori ma costruire un impianto di regole che li renda meno frequenti e meno dannosi.
Un asset allocation coerente, una diversificazione pensata per resistere al cambiamento, una gestione consapevole dei rischi meno evidenti e regole chiare per la manutenzione del portafoglio non eliminano l’incertezza. La rendono semplicemente più gestibile.


Questo articolo è ispirato al video 7 lessons from 2022 di Creative Planning.

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David Volpe

Consulente finanziario abilitato all'offerta fuori sede. Autore de "Il Sentiero dell'Investitore" (Hoepli). Mi occupo di pianificazione finanziaria personale, portafogli ETF e lazy portfolio per investitori privati italiani. Scopri di più →

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1 Comment

  1. …anche nei mercati, come nella vita, cerca sempre il segnale dentro te stesso, capisci chi sei e cosa vuoi, ignora il rumore che proviene dall’esterno. Un vero “bilanciere” ti permette di restare sempre razionale ed impiegare la liquidità, componente essenziale di portafoglio, in modo proficuo per restituire non rendimento, ma extra rendimento! BUON NATALE 🎄

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