L’approssimarsi della fine dell’anno è, tradizionalmente, periodo di bilanci e di buoni propositi. E’ il momento ideale per valutare il proprio operato e per capire come migliorarsi.
Vale, ovviamente, anche per la finanza e per la gestione dei propri soldi.
Valutare oggettivamente i risultati ottenuti dal portafoglio che gestiamo è un’attività tutt’altro che banale sia per gli investitori più “esperti” che per chi segue i mercati solo occasionalmente.
In questo articolo troverai alcune semplici indicazioni pratiche per capire se i tuoi investimenti stanno andando davvero bene e se stai gestendo correttamente il tuo portafoglio.
Un principio semplice per valutare la propria abilità
“Investire” è il processo che seguiamo per realizzare nel miglior modo possibile i nostri obiettivi a breve, medio e lungo termine. Questo significa che una corretta valutazione implica una verifica puntuale dell’avanzamento verso il raggiungimento di questi obiettivi personali.
Chiaramente non è possibile individuare un metodo universale che permetta di realizzare questa verifica.
Il nostro scopo sarà, quinidi, quello di trovare un criterio semplice per analizzare in modo oggettivo la bontà dei risultati ottenuti e, quindi, della performance conseguita.
Dobbiamo, perciò, individuare un benchmark realistico con cui confrontare le performance che abbiamo ottenuto.
Con il termine benchmark si intende uno strumento che consente di capire se il tuo portafoglio sta funzionando come dovrebbe rispetto a una strategia “di base”.
L’obiettivo è quello di comprendere come il nostro portafoglio si sta comportando rispetto a un asset allocation di pari esposizione azionaria.
Per praticità ci limiteremo ad analizzare soltanto il rendimento ottenuto in base alla quota di azioni presente in portafoglio. Un’analisi appropriata dovrebbe, per la verità, contemplare anche altri parametri (volatilità, tempi di recupero, ribassi massimi ecc.), tuttavia l’intento di questo articolo è quello di fornire un riferimento che sia il più semplice e chiaro possibile (per un’analisi più approfondita suggerisco la lettura di questo post esterno)
Misura la tua abilità
Finanziariamente parlando, il 2024 è stato un anno straordinario. Piuttosto che limitarsi al compiacimento per il rendimento realizzato, dovremmo sforzarci di capire quanto siamo stati davvero “bravi” nella gestione dei nostri investimenti: abbiamo commesso degli errori? Ci sono margini di miglioramento?
Vediamo come capirlo.
Queste sono le performance restituite da un portafoglio (il nostro “benchmark”) composto da due soli Etf uno azionario globale (ISAC) e uno obbligazionario globale (GAGG):

Come leggere questa tabella?
Ogni istogramma riporta la performance realizzata dalle diverse combinazioni dei due ETF:
Si parte da un portafoglio 100% obbligazionario (0/100) per arrivare a un portafoglio 100% azionario (100/0).
Dovresti quindi confrontare il rendimento che hai ottenuto con quello restituito dalla combinazione corrispondente alla tua medesima esposizione azionaria.
E’ pur vero che un anno un bilancio obiettivo non può certo essere basarsi sui risultati di un solo anno.
Questa è la stessa stessa tabella sul quinquennio che va dal 2020 al 2024:

In questo caso vengono riportati i rendimenti annui realizzati dai diversi mix azioni globali / obbligazioni globali nel periodo che va dal 2020 al 2024.

Risultati del confronto: spunti di riflessione
Confrontarsi con un benchmark realistico è un passaggio fondamentale per giudicare in modo onesto il proprio operato. Un significativo scostamento dovrebbe essere uno stimolo per capire le ragioni del divario e intraprendere le possibili azioni correttive.
Non si tratta di voler necessariamente guadagnare quanto più possibile nel minor tempo possibile.
Il punto è che i mercati finanziari creano performance nel corso del tempo. Ogni punto di questa performance che non siamo riusciti a raccogliere è perduto per sempre.
Questo causerà un ritardo nel raggiungimento dei nostri obiettivi, oppure, peggio, ci precluderà la possibilità di raggiungerli.
Ecco perché è importante capire, in tempo, se e dove si sta sbagliando per correggere il tiro.
Vediamo quali sono le indicazioni che possiamo cogliere dal confronto con il benchmark realistico.
Prima di tutto: non montiamoci la testa
Durante un mercato rialzista è relativamente semplice ottenere buoni risultati: tutto ciò che compriamo continua a salire. Principi fondamentali come la gestione del rischio o la diversificazione vengono ignorati o, peggio, calpestati.
Torneremo a capirne davvero l’importanza soltanto al successivo mercato ribassista che reclamerà indietro tutti i rendimenti facili elargiti dal bull market.
Non bisogna mai confondere un mercato rialzista con le proprie capacità di investitore.
Chiaramente vale lo stesso per i mercati ribassisti: non colpevolizziamoci per aver commesso errori inesistenti. I cattivi risultati potrebbero essere conseguenza della furia del bear market e non causati da un portafoglio rotto (chiedi sempre al benchmark!).
Possibili cause di sottoperformance
Le ragioni di rendimenti inferiori a quelli del benchmark possono essere di varia natura.
Queste sono le più comuni:
- Impatto dei costi
Costi di gestione elevati sono una delle possibili ragioni di sottoperformance.
Oltre al costo rappresentato dagli oneri di gestione e negoziazione, deve essere valutato anche l’impatto degli oneri fiscali (ne abbiamo parlato in questo post); - Eccessiva movimentazione
Comportamenti scorretti e mancanza di disciplina rappresentano una delle principali cause di sottoperformance.
Modificare l’esposizione azionaria sulla base dei presunti movimenti futuri dei mercati la maggior parte delle volte significa vendere basso per ricomprare alto; - Errori nell’impostazione dell’asset allocation
L’esposizione azionaria e obbligazionaria del portafoglio possono essere composte sequendo molteplici direttive.
Si può scegliere di dare un peso maggiore a un’area geografica o a un settore specifico.
Molto spesso queste scelte si trasformano in performance inferiori a quella del benchmark.
Questo è il motivo per cui la parte azionaria e quella obbligazionaria del portafoglio dovrebbero essere costruite attenendosi quanto più possibile ai principali indici (ne abbiamo parlato in questo post e in questo post); - Sovraesposizione
Spesso, credendo di diversificare, non si fa che duplicare l’esposizione a determinate aree del mercato. Avere più strumenti che investono nello stesso mercato, settore o tema può aiutarci nel cavalcare un trend ma diventa una maledizione quando quello stesso trend perde forza (è il principio della mean reversion).
Si tratta di un problema ricorrente quando si utilizza in modo inconsapevole l’investimento settoriale che va a sovrapporsi a temi o settori già ampiamente presenti negli indici globali.

Limiti dell’analisi
Come abbiamo detto, l’obiettivo di questa indagine è quello di fornire un metodo pratico e immediato per misurare i propri risultati.
Il confronto con un benchmark di due soli Etf è, comunque, una semplificazione che presenta, giocoforza, alcuni limiti: il benchmark, per quanto realistico, è molto generico. Questo significa che non è in grado di considerare le particolarità del portafoglio con cui viene confrontato.
Ad esempio un portafoglio in cui il peso del settore tecnologico è particolarmente rilevante avrà, ovviamente, rendimenti superiori rispetto all’omologo benchmark. Questo non vuol affatto dire che sia più efficace.
Piuttosto è un portafoglio che ha reso di più perché ha esposto l’investitore a un rischio maggiore rappresentato, appunto, dal maggior peso della tecnologia.
Ecco perché un’analisi più accurata richiede di considerare, oltre al rendimento, altre variabili relative al rischio (volatilità, ribasso massimo, tempi di recupero ecc.).
C’è un altro aspetto importante a cui prestare attenzione:
i rendimenti che i portafogli benchmark hanno prodotto nel corso degli ultimi 5 anni, possono indurre a concludere che le asset allocation con bassa esposizione azionaria siano meno efficienti.
Conclusioni affrettate rischiano di essere percepite come verità che alimentano convinzioni capaci di compromettere il nostro processo decisionale: il bear market obbligazionario tuttora in corso ha, probabilmente, “alterato” i rendimenti dei portafogli bilanciati e, quindi, le nostre percezioni.
Questo sarà un argomento di un prossimo post di approfondimento.
Conclusioni
Non puoi migliorare ciò che non misuri.
Peter Drucker
Un rendimento elevato non è necessariamente indice di elevata competenza nella gestione del portafoglio. Allo stesso modo una performance insoddisfacente non significa necessariamente incapacità.
Confrontarsi con un benchmark non è soltanto un esercizio tecnico ma è un modo per capire l’efficacia delle nostre scelte e migliorarci nel tempo. Imparare come “giudicarsi” in modo obiettivo ci aiuta a sviluppare una mentalità più oggettiva e consapevole.


…ritengo molto di qualità misurare soggettivamente per asset class detenuta il ritorno avuto rispetto allo specifico benchmark . Guardare il rendimento complessivo lo ritengo fuorviante a mantenere la rotta soprattutto per quei “satelliti” ad alta volatilità. Buon Natale 🎄
Buon Natale anche a te Luca!